Hammamet: Craxi e Garibaldi… qualcosa non torna

Hammamet” di Gianni Amelio sugli ultimi mesi di vita di Bettino Craxi non è un film bello, ma nemmeno brutto. È uno di quei film che non aggiungono e non sottraggono nulla al patrimonio culturale del cinema italiano.

Hammamet: cornuti e craxiati?

Hammamet

Gianni Amelio e Pierfrancesco Favino sul set

Una buona sceneggiatura sorregge il tessuto narrativo di “Hammamet” che, effettivamente, si dipana senza intoppi, mentre risultano approssimative le caratterizzazioni dei personaggi che ruotano intorno alla figura centrale del politico, e davvero discutibili sono le scelte di alcuni espedienti narrativi. In questo grigio “mediume” spiccano l’interpretazione di Pierfrancesco Favino e il lavoro degli addetti al trucco: si fa molta fatica solo a cercare di intravedere l’attore romano sotto la credibilissima maschera di Craxi.

La pellicola, in ogni caso, non poteva non finire nel tritacarne politico soprattutto perché il 19 gennaio 2020 si ricordavano i vent’anni della morte dell’ex leader dell’allora Partito Socialista Italiano. Alle ore 20.10 del 19 gennaio, l’inviato del Tg5 si è rivolto a Riccardo Nencini, giunto ad Hammamet per la commemorazione insieme ad altre delegazioni di vari partiti. Domanda: “La percezione di Bettino Craxi sta cambiando?” Risposta: “Sì, sta cambiando. Sta cambiando più tra la gente d’Italia che ai vertici dei partiti di sinistra, purtroppo”. Forse l’affermazione andava conclusa con un “per fortuna”, ma siamo al Tg5: non si può chiedere più di questo.

Atteniamoci, quindi, alla risposta dell’attuale presidente del consiglio nazionale del Partito Socialista, nonché viceministro delle infrastrutture e trasporti dei governi Renzi e Gentiloni (Renzi bis ma senza Renzi) e senatore della repubblica di “Italia Viva” (Toh!). Insomma, secondo Nencini, fra la gente, Craxi è in una fase di riabilitazione mentre i partiti di sinistra (quindi il suo non lo è?) faticano ad accettare questo cambiamento d’opinione.

Gianni Amelio da che parte sta?

Con “la gente di Nencini” o con i fantomatici vertici della sinistra italiana? A una prima lettura sembrerebbe che abbia scelto una terza via: “Hammamet” tende all’onirico ma non troppo, vira sull’intimismo ma fino a un certo punto. Sicuramente non affronta in alcun modo il “cursus disonorum” che portò Craxi alla latitanza.

D’altronde il regista ha affermato che intenzionalmente non ha voluto prendere alcuna posizione ma raccontare “la lunga agonia di un uomo politico che va verso la morte”.

Però alcune cose non tornano

1) Fu latitanza, non esilio.

Eppure “Hammamet” tende a far pensare il contrario. Se ne accorge anche una testata notoriamente sovversiva come Famiglia Cristiana nell’articolo dal titolo “Craxi ad Hammamet non era in esilio come Garibaldi a Caprera, era latitante”.

2) Garibaldi.

Potrebbe sembrare una critica esagerata rimarcare l’improprio accostamento Garibaldi-Craxi ma, a quanto pare, nella narrazione riabilitativa del personaggio politico, è un parallelo utilizzato senza alcun timore reverenziale. I maggiori quotidiani, come La Stampa e La Repubblica, riportando le parole di Stefania Craxi, hanno titolato “siamo in mille come con Garibaldi”.

Pur ambientandolo esattamente nei luoghi in cui Craxi passò i suoi ultimi giorni, Amelio decontestualizza storicamente il film e, sia il nome Bettino sia il cognome Craxi, non vengono mai proferiti. Chi gli si rivolge lo chiama “presidente”, mentre i comprimari e i familiari hanno nomi di fantasia. Per un caso, forse non troppo fortuito, viene scelto “Anita” per la figlia Stefania, il personaggio più caratterizzato dopo lo stesso Craxi.

Sorgono poi una paio di domanda maligne: sarebbero stati mille se non ci fosse stato il film a fungere da megafono per la commemorazione? E sono stati davvero mille? Se si sdogana il paragone Garibaldi-Craxi a qualcuno potrebbe esser venuto in mente di forzare i numeri, e cento potrebbe esser diventato mille, tanto per dar man forte all’improvvido parallelo.

3) Finanziamento illecito.

Hammamet copertina

“Craxi è stato condannato con sentenza passata in giudicato a: 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo ENI-SAI il 12 novembre 1996; 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le tangenti della Metropolitana Milanese il 20 aprile 1999”. (Wikipedia)

Visto che si possono fare voli pindarici ed esagerati accostamenti, non sembrerebbe illecito chiedersi: chi ha finanziato “Hammamet”? Il produttore risulta essere tal Agostino Saccà.

E cosa fa un produttore cinematografico? “Il produttore cinematografico è quella figura, nel mondo della cinematografia, che si assume l’onere del costo di produzione dei film cercando i finanziamenti. Egli sceglie il regista e alcune volte anche il cast degli attori protagonisti, occupandosi poi di cercare un distributore che provveda a far arrivare il film nelle sale”. (Wikipedia)

Chi è Agostino Saccà? “La prima cosa che si nota appena entrati in casa di Agostino Saccà, 66 anni, ex megadirigente Rai, è la foto di Berlusconi piazzata di fronte all’ingresso. La dedica: “Ad Agostino, il più bravo di tutti”. È una frase che in quattro ore di conversazione Saccà cita più volte, insieme alle cifre dei conti Rai: “Vede? Erano ottimi durante la mia gestione. E pessimi, subito prima e subito dopo”. (da un’intervista del settimanale Sette del 2010 – Vittorio Zincone)

Nel 2002 “Saccà, insieme al nuovo direttore di Rai1, Fabrizio Del Noce, ha chiuso la trasmissione “Il Fatto” di Enzo Biagi, circostanza che ha suscitato polemiche anche in relazione al cosiddetto editto bulgaro e alla chiusura del programma di Michele Santoro.

Nel dicembre del 2007 è stato divulgato l’audio di un’intercettazione telefonica tra lui e Silvio Berlusconi, allora capo dell’opposizione, che ha provocato reazioni di scandalo nei media. L’intercettazione proveniva da un’inchiesta della procura di Napoli che vedeva Berlusconi indagato per corruzione. Nella telefonata si ascolta Saccà esprimere una posizione di appassionato appoggio politico a Berlusconi e criticare il comportamento degli alleati.” (Wikipedia)

Peter Gomez durante la trasmissione su La7 “La confessione” (2018), chiese a Giancarlo Magalli cosa pensò sentendo l’intercettazione. “Ho provato rabbia e indignazione anche perché con Saccà ho avuto anche qualche scontro personale e quindi scoprire che questo che con me faceva tanto il proboviro, in realtà poi stava a mezzo servizio con il capo della concorrenza, non mi ha fatto piacere devo dire”.

Il legame fra Berlusconi e Craxi è noto, per chi volesse approfondire segnaliamo questo articolo: Silvio e Bettino, i lupi della Milano da bere.

Tra le cose che non tornano in “Hammamet”, e soprattutto in quelle che non tornano nella storia del nostro Paese, ci si potrebbe perdere come in un labirinto senza mai trovare l’uscita. Forse un piccolo spiraglio di luce filtra dalle poche righe del tweet del giornalista Gianni Barbaceto che proprio il 19 gennaio 2020 scriveva:

Riccardo Muzi

23/01/2020

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