Chernobyl: l’evento televisivo dell’anno?

“Chernobyl”, serie tv targata HBO, diretta da Johan Renck sta andando in onda su Sky Atlantic dal 10 giugno, colpendo duro allo stomaco dello spettatore.

Chernobyl, una tragedia da raccontare

Chernobyl serie tv

Si sa tutto, o quasi, dei drammatici fatti avvenuti il 26 aprile del 1986. Alle ore 1.23 di notte, all’interno del quarto blocco della centrale nucleare, sita in Ucraina, ci furono due esplosioni causate da un test sull’alimentazione elettrice dell’impianto. Il livello di potenza del reattore aumentò probabilmente per un errore umano provocando la distruzione della sala del reattore. Furono chiamati a domare l’incendio i vigili del fuoco, che morirono tra atroci sofferenze. Il governo sovietico non allertò subito la popolazione della zona, provocando una tragedia di dimensioni epocali, il disastro nucleare più importante della storia.

“Chernobyl” una fiction quasi documentaristica per la precisione delle ricostruzioni degli eventi e dei personaggi


La serie inizia dalla fine della drammatica vicenda, con il suicidio di Valéry Legasov, primo vice direttore dell’Istituto Kurchatov per l’energia atomica, mandato dal Cremlino sul luogo dell’incidente insieme a Boris Schherbina, capo della Commissione governativa su Chernobyl. Lo scienziato raccontò la verità registrando la sua testimonianza prima di uccidersi.

Pubblico e privato s’incrociano nelle prime puntate della serie, girata con incredibile maestria, denunciando il clima di omertà del governo sull’incidente. Il personaggio chiave è proprio Valéry Legasov interpretato da un eccellente Jared Harris, l’unico insieme alla scienziata Ulana Khomyuk (Emily Watson), consapevole delle conseguenze letali sulla popolazione, causate dal mancato allarme immediato del governo. La donna in realtà non è mai esistita, al contrario degli altri personaggi citati fin qui; eppure, la sua presenza nella narrazione ha una notevole potenza. Nel terzo episodio vediamo al centro della storia la fine drammatica del povero Vasily, vigile del fuoco accorso sull’incidente, e dei suoi colleghi, le cui bare vengono coperte da una enorme colata di cemento, segnale inequivocabile della tragedia che si sta per compiere nei decenni a seguire, sino ai nostri giorni.

Chernobyl: un prodotto di gran classe con qualche problema sulla chiave ideologica

E’ sicuramente apprezzabile la scelta di Sky di mandare in onda una serie così ben fatta e con i personaggi dei veri fatti accaduti. Si tratta di una storia corale, in cui spiccano per il loro eroismo il gran numero di “liquidatori”, chiamati a domare l’incendio e a ridurre nei limiti del possibile i danni dell’incidente causato dal già noto malfunzionamento dell’impianto mai corretto.

Forse l’unica pecca che si può trovare in “Chernobyl” è la visione quasi caricaturale degli apparati capitanati dal Presidente Mikhail Gorbaciov, evidentemente funzionale alla produzione targata Usa. E’ vero che al centro della narrazione c’è una grande attenzione ai profili psicologici dei vari personaggi, ma quello che non può non saltare all’occhio è come gli sceneggiatori abbiano messo in evidenza lo scarso impegno che ci fu per le terribili conseguenze sulla popolazione numerosa che viveva nella zona, compresa la cittadina satellite di Prypjat, abitata per lo più da famiglie di dipendenti dell’impianto nucleare. La zona di evacuazione rientrò entro soli 30 km intorno all’impianto e non come avrebbe voluto lo scienziato Valèry Legasov entro i 2600 km quadrati. Tutti questi dettagli mettono evidentemente in cattiva luce la GRANDE MADRE RUSSIA di Vladimir Putin.

Lorenzo Buellis

26/06/2019

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