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Recensione “The Good Mothers”: la storia delle donne che si sono ribellate all’ndrangheta

Dopo aver conquistato il premio come miglior serie tv al festival di Berlino, the Good Mothers è approdata su Disney+ il 5 Aprile 2023. Un prodotto totalmente Made in Italy che decide, con coraggio, di narrare l’ndrangheta in un modo nuovo: attraverso lo sguardo delle donne.

Ispirata ad una storia vera, la serie ha come protagoniste quattro donne interpretate da un cast impeccabile formato da Micaela RamazzottiValentina BellèBarbara Chicciarelli e Gaia Girace. Attraverso la narrazione entrerete nel pieno della vita delle protagoniste, conoscendo una realtà che non era mai stata mostrata – in questo modo – sullo schermo.

Recensione “The Good Mothers”: la storia delle donne che si sono ribellate all’ndrangheta

Indice

The Good Mothers – tutte le informazioni

The good mothers

Trama

La storia racconta la storia di tre donne che decidono di diventare testimoni contro l’ndrangheta, stanche di vivere controllate ed oppresse dai loro mariti e padri. Iniziano così a collaborare con Anna Colace, un magistrato che combatte i clan mafiosi e che, appena arrivata in Calabria, decide di attuare una nuova strategia. Il suo obbiettivo è quello di arrivare ai capi attraverso le donne. Quest’ultime, tutte molto diverse tra loro, hanno un unico obbiettivo: essere libere.

Crediti

  • Uscita: 5 Aprile
  • Produzione: House Productions,  Juliette Howell e Tessa Ross
  • Sceneggiatura: Stephen Butchard
  • Stagioni: 1
  • Episodi: 6
  • Durata: 50 minuti
  • Genere: drammatico, poliziesco

Recensione

I primi due episodi fungono da introduzione ai diversi personaggi e ai rispettivi archi narrativi. Già a partire dal terzo episodio iniziamo una discesa, sempre più profonda, nella vita e nelle sofferenza che queste tre donne sono costrette a vivere ogni giorno, connettendoci sempre più a loro e andando a sviscerare i meccanismi sotterranei dell’organizzazione criminale. Quella dell’ndrangheta è una cultura patriarcale e oppressiva, non solo nei confronti delle donne ma anche degli uomini, educati a una cultura fortemente maschilista e violenta fin dall’infanzia.

La prima che conosciamo è Denise, un’adolescente di 17 anni che vive con sua madre Lea, testimone di giustizia in fuga da suo marito, capo dell’ndrangheta. Per anni lei e sua madre si sono nascoste, vivendo una vita di paura e rinunce, ma rimanendo felici nella loro quotidianità. Tutto crolla però quando sua madre scompare dopo una cena con il padre e Denise si ritrova bloccata sotto il controllo di quest’ultimo. Proprio come un’enorme distesa di sabbie mobili, l’ndrangheta si dimostra un’organizzazione dalla quale è difficilissimo – ma non impossibile – uscire. Un fardello portato da queste donne fin dall’inizio che torna a ripresentarsi ad ogni minima debolezza. Ma Denise, interpretata benissimo da Gaia Girace, è una ragazza forte e porta avanti quel che sua mamma ha fatto prima di lei: l’obbiettivo di essere libera.

The good mothers

Al tema della liberà si aggiunge quello della famiglia e della violenza domestica con l’incontro delle altre due protagoniste: Giuseppina e Concetta. La prima, dopo essere stata costretta a sposarsi e a fare dei figli, ha deciso di adattarsi e prendere parte all’organizzazione. La seconda, Concetta, è costantemente vittima di violenze da parte di sua madre, suo padre e suo fratello. Due donne molto differenti tra loro ma che, nella sofferenza, si fanno forza a vicenda. Così, dopo Giuseppina, anche Maria Concetta riuscirà a trovare la forza di andarsene e fare da testimone.

Ma quelle di The Good Mothers non sono affatto supereroine. Sono delle donne comuni che hanno i loro lati oscuri e commettono i loro errori, ma la loro grande forza sta nel riuscire a scardinare dei meccanismi a cui sono state abituate fin da piccole, ribellandosi alle loro stesse famiglie.

La violenza, come abbiamo precedentemente detto, è un tema fondamentale nella serie. Non si parla solo di violenza domestica ma anche di violenza mentale. Noterete come, negli ultimi episodi, le famiglie inizino a mettere in atto delle fortissime pressioni mentali sulle loro figlie per convincerle a tornare a casa. Ed è proprio qui che si scatena tutta la forza di volontà di queste splendide donne, che lottano, non senza qualche tentennamento, per la loro libertà.

Una figura sicuramente degno di nota è, infine, quello del magistrato Anna Colace. Grazie alla splendida interpretazione di Barbara Chichiarelli, il personaggio è uno dei pilastri fondamentali della serie. Con le sue sfumature, il magistrato è il motore sotterraneo dei meccanismi che si innescano nel corso di tutta la narrazione. Siamo ben lontani dal classico personaggio ideale che appartiene alla giustizia e salva tutti. Le sceneggiatrici hanno reso Anna per quel che è: un’umana, con i suoi alti e bassi. Anche lei, infatti, dovrà sporcarsi un po’ la coscienza andando a mettere sotto pressione Giuseppina, allo scopo di salvarla.

The good mothers

Giudizio e Conclusioni

Dopo aver visto tutti gli episodi, possiamo sicuramente affermare che il premio ottenuto a Berlino sia stato meritato. Un prodotto che tratta di temi già visti prima ma affrontandoli con una prospettiva inedita e sorprendente. Nessuno, prima d’ora, aveva mai dato spazio a quella che è la figura, e il ruolo, della donna nell’ambiente oscuro e patriarcale dell’ndrangheta. Con il suo ritmo lento, ma interessante, la storia vi porterà a stretto contatto con le sue protagoniste, facendovi riflettere e tenendovi sulle spine fino all’ultimo episodio.

Trailer

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