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The Crown: Recensione delle prime tre stagioni

The Crown: l’evoluzione di una regina e di una donna

The Crown Elisabetta

“The Crown”, serie originale Netflix, racconta le vicende della famiglia reale inglese, a partire dal matrimonio tra Elisabetta e Filippo, seguito pochi anni dopo dall’ascesa al potere di una giovane donna che, a causa della prematura morte del padre, diventerà regina a soli venticinque anni.

The Crown: Recensione delle prime tre stagioni

Istruita nell’ineluttabilità della tradizione monarchica, in Elisabetta (perfettamente interpretata da Claire Foy) c’è poco conflitto. Un’imperturbabile accettazione del suo destino che, nonostante il peso delle pressioni, non le fa mai mettere mai in dubbio chi deve essere. La sua immagine coincide con la corona e incarna un’istituzione considerata divina, quasi fosse lei stessa una dea.

Le poche perplessità sono subito messe a tacere dall’assoluta devozione ai suoi doveri. Freddezza e compostezza sono insiti in lei, il suo carattere tende ad adattarsi all’ambiente circostante, ed è proprio questo forse a renderla una buona regina.

Insieme al grande potere che le viene concesso, tante sono le regole a cui deve sottostare, come una prigione dorata fatta di privilegi e ricchezza che lega non soltanto la regina ma anche le persone a lei vicine. Tutti coloro che la circondano devono accontentarsi di vivere di luce riflessa.

Elisabetta divisa tra il ruolo di regina e quello di sorella

Margaret

Le prime due stagioni coprono i primi dieci anni di regno. Un periodo in cui Elisabetta passa dall’essere una giovane donna insicura, che al proprio matrimonio non riesce a sostenere nemmeno lo sguardo del marito, a essere chiamata prima del previsto al compito per il quale è stata preparata per quasi tutta la vita, dopo l’abdicazione dello zio.

Inizialmente si sente inadeguata, ma è comunque determinata a compiere il suo dovere e adattarsi alla nuova vita, non lasciandosi intimorire da nessuno. La prima stagione di “The Crown” è dedicata al suo insediamento come regina e al processo di adattamento, spesso in bilico tra doveri e famiglia, che la porterà a trasformarsi in Elisabetta II.

Molto interessante è il rapporto in continua competizione con la sorella Margaret, una donna dal carattere esuberante, costretta però a rimanere un’eterna seconda. Interpretata da Vanessa Kirby, il suo è sicuramente uno dei personaggi più affascinanti, preso dal desiderio di dimostrare che in realtà è lei la migliore, perché è diversa, moderna e ha una forte personalità.

In un dialogo con la sorella vengono ricordate le parole che diceva il padre: “Elisabetta è il mio orgoglio, ma Margaret è la mia gioia”, e lei ci tiene a rimarcare quel ma per evidenziare una certa preferenza, la sua piccola rivincita per essere nata seconda.

Seconda stagione: la crisi del matrimonio con Filippo

The Crown Filippo

La seconda stagione di “The Crown” invece si concentra più sul rapporto con il marito, che si era subito mostrato insofferente nei confronti del suo ruolo subordinato. E nonostante alle nozze abbia chiesto alla moglie di dichiarargli oltre che amore e fedeltà anche ubbidienza, si rende ben presto conto che quello che ottiene è il frutto di una benevola concessione. Abituati a dormire in letti separati uno di fronte all’altra, Filippo ed Elisabetta sono sempre più distanti, ma destinati a rimanere comunque insieme.

In una realtà in cui tutto è sacro, frutto del volere di Dio e in quanto tale indissolubile, anche i legami diventano catene. Alla fine della stagione, che chiude un primo ciclo, entrambi però sembrano prendere consapevolezza, o rassegnazione, del loro ruolo, e i vecchi voti di ubbidienza fatti durante le promesse nuziali sono ormai parte di ingenuità del passato. Così dopo essersi inginocchio, è lui a rinnovare i sentimenti d’amore che prova per Elisabetta.

L’immagine che emerge della monarchia è quella di una realtà fatta di privilegi anacronistici e doveri. Tutto per salvaguardare un’istituzione che con tutti i suoi protocolli sembra lontana dal mondo contemporaneo. I reali rappresentano una favola da offrire ai sudditi come fossero bambini da far sognare. L’occhio della telecamera, infatti, indugia spesso sul momento in cui si vestono con l’ausilio della servitù, come bambole da agghindare o attori, per dar vita a una vera e propria messa in scena.

A volte però questa favola può trasformarsi in un incubo per i suoi protagonisti. Alcuni lottano per dare una certa immagine finendo per ingannare persino sé stessi. Come nel caso della sorella Margaret, che vittima della sua testarda vanità finisce per imprigionarsi da sola nel matrimonio, credendo che soltanto in questo modo le verrà riconosciuta la dignità di donna adulta.

Altro momento che ritorna costantemente è quello delle foto, singole o di gruppo, che sottolineano una vita sotto la costante luce dei riflettori. La serie sottolinea la pressione dei media e i lampi accecanti delle macchine fotografiche dei giornalisti che cercano di insinuarsi nelle vite reali. Ma l’immagine dei reali non deve mostrare chi sono davvero, ciò che conta è veicolare il ruolo e i valori che rappresentano.

Il peso della corona preme già sul futuro re nella terza stagione di “The Crown”

The Crown Principe Carlo

Non a caso le prime due stagioni e l’ultima si chiudono con il momento dello scatto di una foto ufficiale. Mentre la terza stagione di “The Crown” si apre con la nuova regina interpretata da Olivia Colman che osserva la nuova immagine del suo profilo scelta per essere applicata sui francobolli, sancendo in questo modo anche il passaggio di testimone tra il vecchio cast e il nuovo.

Resta costante però il ritorno della parola “dovere”. La debolezza non è ammessa, soprattutto nel futuro sovrano Carlo, a cui alla fine della seconda stagione è dedicato un episodio che crea un parallelismo tra la sua adolescenza e quella del padre Filippo. Un rapporto difficile caratterizzato da due personalità opposte, timida e sensibile una e irruente invece l’altra.

Carlo, interpretato da Josh O’ Connor, ritorna ormai adulto a metà della terza stagione, in una puntata che sottolinea ulteriormente il suo carattere introverso, diverso rispetto al resto della famiglia e un po’ eccentrico. Schiacciato dal peso dei doveri che spesso non gli permettono di fare ciò che veramente vuole, il futuro re è un uomo con la testa incassata tra le spalle e uno sguardo che sembra in cerca di approvazione. L’identità di Carlo è strettamente legata all’eredità reale, un destino che però si compirà solamente con la morte della madre. La sua vita è quasi una lunga attesa, e ciò crea un rapporto difficile anche con Elisabetta.

“The Crown” predilige un racconto di tipo verticale, le puntate sono spesso autoconclusive, dedicate a momenti particolari della storia britannica. Ne può derivare una qualità disomogenea, con alcuni episodi che spiccano nella loro bellezza, e altri che invece risultano più fiacchi nel ritmo e nel racconto. La cura tecnica è sempre alta, ma non sempre i fatti narrati risultano coinvolgenti.

La serie mostra quello che c’è dietro alle belle foto, ma un filtro resta sempre, mantenendo comunque una certa distanza e non svelando del tutto il “sogno”. Certi personaggi restano enigmatici, ambigui, difficili da capire fino in fondo, e le inquadrature li mostrano quasi risucchiati dagli ambienti circostanti, sottolineando come siano piccoli rispetto a tutto il resto.

Maria Concetta Fontana

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