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SKAM Italia – Recensione della quarta stagione


Sia su TimVision che su Netflix è da poco disponibile la quarta, e forse ultima, stagione di “SKAM Italia”, remake di una web serie norvegese di grande successo.

SKAM Italia – La stagione di Sana

SKAM

SKAM Italia – Recensione della quarta stagione

Per chi non conoscesse “SKAM”, si tratta di un teen drama che racconta le vicende quotidiane di un gruppo di amici e che a ogni stagione approfondisce la storia di uno dei personaggi principali.

Dopo Eva, Martina ed Eleonora, è arrivato il momento di Sana, ragazza musulmana di seconda generazione. Nelle stagioni precedenti il suo personaggio si contraddistingue per un modo di fare schietto e senza peli sulla lingua, che a volte la fa sembrare un po’ dura, ma sempre pronta anche ad aiutare le amiche.

“SKAM 4” va oltre questa scorza, svelando un lato del carattere di Sana più nascosto e fragile. La giovane infatti si trova divisa tra due realtà, quella della fede religiosa a cui è molto legata, e quella delle amiche di scuola, alle prese con una serie di esperienze da cui lei invece è esclusa, da una semplice sbronza ai primi rapporti con i ragazzi. Da questo punto di vista, rappresenta una scelta coraggiosa quella di rendere la religione non un semplice accessorio, ma una parte importante della vita del personaggio. Sono presenti infatti vari momenti di preghiera, scene intime raccontate con delicatezza che permettono di far conoscere a un pubblico di spettatori molto giovani usi o tradizioni che spesso vengono visti con sospetto e un certo pregiudizio.

Una giovane in equilibrio tra due realtà

SKAM quarta stagione

In queste dieci puntate Sana è alle prese con la prima cotta, gli ultimi mesi di liceo e il tanto atteso viaggio della maturità. Una serie di imprevisti ed equivoci però la destabilizzeranno, facendola allontanare dal gruppo di amiche che era riuscita a crearsi, dopo che durante i primi anni di liceo aveva dovuto scontrarsi con episodi di bullismo a causa della sua fede. Adesso ritorna la paura di non essere capita, di essere considerata una ragazza sottomessa perché porta il velo o spinta dalla famiglia a fare determinate scelte.

A questo proposito è molto intensa la scena in cui Sana decide finalmente di confessare il suo stato d’animo tormentato, la sofferenza per non essere considerata abbastanza musulmana da una parte della comunità e poco moderna da alcuni compagni di scuola. Questo dover affrontare giudizi di natura opposta da parte delle persone che la circondano, la porta a reagire in maniera scontrosa.

Le differenze che inevitabilmente separano genitori e figli, si amplificano quando a dividerli non è soltanto l’età ma anche il posto in cui si è cresciuti o stili di vita differenti, una situazione in cui i ragazzi di seconda generazione cercano di trovare un equilibrio. Anche se non mancano alcune contraddizioni.

“SKAM” fa un buon lavoro, ma forse si sarebbe potuto osare ancora di più perché lo sguardo a volte risulta un po’ limitato. La storia infatti si concentra sui rapporti tra Sana, le compagne di scuola e Malik, il ragazzo di cui si innamora, ma c’è poco confronto con altre ragazze musulmane, che magari vivono la fede in maniera diversa e avrebbero potuto offrire ulteriori spunti di riflessione, a cui si accenna soltanto. A tal proposito la serie si è avvalsa della consulenza della scrittrice e consigliera comunale Sumaya Abdel Qader, che ha permesso a Beatrice Bruschi, l’attrice che interpreta Sana, di conoscere più da vicino la realtà che ha avuto l’importante compito di rappresentare. E il risultato è molto convincente.

SKAM – Un racconto sincero sull’adolescenza

SKAM 4 Sana

Nei momenti di difficoltà in cui la protagonista si sente persa e non capita da nessuno, uno degli amici che le sta più vicino è Martino, che durante la seconda stagione aveva affrontato il coming out. Una situazione che lo avvicina a Sana sia per le incomprensioni e le domande a volte inopportune a cui inevitabilmente si va incontro, sia per alcuni episodi di discriminazione.

In effetti le stagioni che vedono protagonisti Sana e Martino sono le più belle, perché affrontano temi importanti con grande naturalezza, senza scivolare nella fastidiosa retorica che caratterizza alcuni prodotti adolescenziali. Ed è proprio questo il segreto di SKAM, il modo in cui parla dei giovani e dei loro problemi quotidiani, utilizzando il loro stesso linguaggio, la presenza costante dei messaggi su whatsapp, dei social e della musica, evitando lo sguardo paternalistico degli adulti. Delle amicizie vengono raccontate la complicità, la scoperta insieme delle prime volte e l’aiuto incondizionato nei momenti difficili, ma anche gli attimi di cattiveria o invidia che seguono i litigi, quando un legame che sembrava indissolubile lascia il posto all’incomprensione.

In tutte le stagione di SKAM la storia d’amore è centrale, ma si tratta soprattutto di uno strumento per scavare nell’anima dei giovani protagonisti durante il periodo complicato della crescita. L’ultima puntata infatti è dedicata a tirare le fila delle storyline di tutti i personaggi, anche quelli secondari, fino al fatidico giorno della maturità e al viaggio estivo, che li vede forse per l’ultima volta tutti insieme, prima di separarsi e prendere strade diverse verso la vita adulta.

Maria Concetta Fontana

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