Eco Del Cinema

I migliori film del 2017

E’ arrivata la fine dell’anno e possiamo finalmente riflettere a mente lucida sui 12 mesi appena trascorsi. Noi di Ecodelcinema abbiamo deciso di approfittare di questa occasione per condividere con voi la nostra esperienza cinematografica accumulata durante l’anno. Per questo, dopo la lista delle migliori interpretazioni femminili, quella delle migliori interpretazioni maschili, e l’elenco dei peggiori film dell’anno, è giunta finalmente l’ora di svelarvi quali secondo noi sono stati i migliori film usciti al cinema nel corso di questo 2017.

I migliori film dell’anno

la la land

Vi elencheremo qui quelli che secondo noi sono stati i migliori film usciti al cinema nel corso del 2017, e nel farlo abbiamo deciso di prendere in considerazione dieci pellicole che rappresentino il meglio dell’offerta cinematografica di quest’anno, elencandole senza seguire alcun ordine di importanza ma semplicemente rispettando l’ordine di uscita in sala delle suddette pellicole. Quindi, se siete pronti, allacciate le cinture. Si parte!

La La Land” di Damien Chazelle

Damien Chazelle, giovane regista che nel 2014 aveva stupito la critica con “Whiplash“, quest’anno ha letteralmente sbalordito gli spettatori di tutto il mondo con “La La Land”, il musical più acclamato degli ultimi 10 anni. Candidato a ben 14 Oscar (un record, condiviso solo con “Titanic” e “Eva contro Eva“) e vincitore di 6, “La La Land” è una splendida storia d’amore e allo stesso tempo un’elogio all’arte, alla musica, ai sognatori, e al cinema stesso, una pellicola che ha la potenza dei grandi musical del passato e allo stesso tempo il respiro e la freschezza del migliore cinema moderno. Una vera e propria esperienza cinematografica, ma a ritmo di musica.

Manchester By the Sea” di Kenneth Lonergan

Anche in questo caso si parla di una delle pellicole più acclamate dell’anno. Di base, “Manchester By The Sea” è un film piccolo, con una storia semplice, anche già vista: il ritorno nei luoghi d’infanzia, il recupero dei rapporti familiari, l’elaborazione del lutto. Eppure il modo in cui il regista Kenneth Lonergan disegna questi personaggi, il modo in cui li fa interagire e li fa parlare rivela una profondità e un’umanità rara: a partire dal protagonista, (interpretato da un grandioso Casey Affleck) un uomo distrutto e allo stesso tempo autodistruttivo, un adorabile perdente costretto dal fato a disseppellire i segreti del suo passato.

Una regia solida e imperturbabile e un’ ingegnosa costruzione narrativa a flashback, che fa scoprire a piccoli passi tutti i segreti che avvolgono i personaggi, concludono il quadro di un film potente ma doloroso sulla speranza e sul rimpianto, sull’inadeguatezza che si può provare nella vita e sulla determinazione che bisogna trovare per superare le prove che ci mette di fronte, mostrando il tutto con uno sguardo secco che raramente insegue il lirismo fine a se stesso e cerca di restituire quella verità e quella semplice dignità che pervade la vita di ognuno, riuscendoci quasi sempre.

Smetto Quando Voglio – Masterclass” di Sydney Sibilia

Secondo capitolo della trilogia iniziata nel 2014 da “Smetto quando voglio” e terminata quest’anno dall’accoppiata costituita da questo film e il successivo “Smetto quando voglio – Ad Honorem“, questo “Masterclass” rappresenta quanto più di cinematograficamente coraggioso abbiamo creato in Italia quest’anno.

Seguendo la scia di altri film italiani che negli ultimi anni hanno iniziato a osare, narrativamente e registicamente (si pensi a “Lo chiamavano Jeeg Robot“, “Veloce come il vento“, “Il ragazzo invisibile“), “Smetto quando voglio – Masterclass” riprende la formula comica del suo predecessore e ne trasporta le ambizioni e le atmosfere su tutto un altro livello: ed ecco quindi che abbiamo un film d’azione-avventura che ammicca in più di un’occasione a costosi prodotti d’oltreoceano come “Indiana Jones” e la saga di “Ocean’s 11” senza mai risultare ridicolo, ma anzi portando alle stelle il livello di coinvolgimento e di adrenalina. Il piatto che ha cucinato Sibilia è uscito così bene che non è riuscito a replicarlo nemmeno con il successivo “Ad Honorem”: ma tanto ci basta per essere soddisfatti.

Logan

Logan” di James Mangold

James Mangold non è uno sprovveduto e aveva già dimostrato di saper trattare egregiamente il personaggio di Wolverine in “Wolverine – L’immortale” del 2013. Con questo “Logan” tuttavia si è superato, e ci ha regalato il cinecomic più bello dell’anno. Hugh Jackman interpreta per l’ultima volta (dopo 17 anni di onorata carriera) il mutante con gli artigli, e la sua interpretazione sofferta si conforma perfettamente all’ambientazione crepuscolare del film. La pellicola è sempre piena di azione, combattimenti e sangue, ma ciò di cui si parla veramente è disillusione, responsabilità, della fine di un epoca e dell’inizio di una nuova era. Un po’ come sarà per il personaggio di Wolverine, che presto verrà affidato a un altro attore. Un blockbuster con un anima, e uno dei più maturi film del filone supereroistico.

Dunkirk” di Christopher Nolan

Christopher Nolan è uno dei cineasti più acclamati, dotati e ambiziosi del cinema moderno, che è riuscito sempre a giostrarsi tra il grande blockbuster e le pellicole più personali. E se “Interstellar” con la sua magniloquenza visiva e narrativa aveva affascinato il pubblico, ma da un lato aveva spinto alcuni a tacciarlo di presunzione, il regista britannico stavolta affronta una storia molto più terrena e molto più vicina alla sua cultura: il racconto dell’evacuazione di Dunkerque, episodio della Seconda Guerra Mondiale molto caro agli inglesi.

Christopher Nolan in questo war movie adotta un piglio asciutto e realistico e, pur nella ricchezza di mezzi che mette in gioco, racconta una semplice storia di eroi quotidiani e di soldati impauriti, cercando da un lato di mostrare l’orrore e la perversa grandezza della guerra, da un lato la piccolezza dell’uomo, che, nonostante sia in balia di eventi cosi catastrofici, riesce a fare la differenza. Una storia corale sul momento che ha cambiato la Storia del Regno Unito.

Baby Driver” di Edgar Wright

Il regista della celebrata “trilogia del cornetto”, l’inglese Edgar Wright, approda nel cinema americano con la commedia d’azione più bella degli ultimi anni. Popolato da personaggi assurdi e memorabili, scritto con semplicità e allo stesso tempo con rigore, girato con una freschezza a un’ abilità rara, perennemente in bilico tra la risata più trascinante e il momento più toccante,  e con una perfetta commistione di immagini e musica, “Baby Driver” è un film travolgente, frizzante, divertente e a tratti commovente, come solo il grande cinema sa essere.

Blade Runner 2049” di Denis Villeneuve

Sequel del grande capolavoro di fantascienza di Ridley Scott di 35 anni fa, “Blade Runner 2049” riesce a raccogliere sapientemente l’eredità del predecessore riprendendone gli elementi migliori e riuscendo a discostarsene quando serve. Laddove il film di Scott aveva la sua grandezza nella costruzione di un mondo e in un’ atmosfera futuribile unica nel suo genere, e in una regia sempre scattante, vibrante, calda e avvolgente anche nei momenti più quieti, Denis Villeneuve, cineasta talentuoso e in continua ascesa, al suo posto mette in scena un film rigoroso, metodico, che sa quando prendere il suo tempo per costruire la storia e quando invece esplodere nel pathos e nell’azione.

Intrigante nella storia e fedele al predecessore nelle atmosfere, “Blade Runner 2049”, nonostante i più di 30 anni di distanza dal primo film, dimostra che la lezione di cinema che diede Ridley Scott nel 1982 non è mai stata dimenticata, e anzi è pronta ad essere arricchita.

detroit

“Detroit” di Katrhyn Bigelow

Detroit“, l’ultimo film di Katrhyn Bigelow, è il chiaro esempio di come cinema politico e cinema d’azione possano creare felicemente un connubio senza che un elemento riesca mai a prendere il sopravvento sull’altro. La regista più muscolare del cinema americano nel mettere in scena la storia delle rivolte a sfondo razziale che scoppiarono a Detroit nel 1967 non perde mai di vista il movente politico e le motivazioni ideologiche che portarono alle violenze di quei giorni, e, da grande regista qual’è, invece di raccontarcelo con le parole, ce lo racconta con le immagini. Ecco quindi che la parte centrale del film, un tesissimo e angosciante confronto tra legge e cittadini all’interno di un motel, nel prendere allo stomaco lo spettatore, non smette mai di raccontarci, sotto le righe, quali siano state le ragioni di tali barbarie. Un film che disturba, raccontando purtroppo fatti realmente accaduti.

It” di Andrès Muschietti

Se c’è un pregio che contraddistingue “It”, il film horror più atteso e più visto di quest’anno, è indubbiamente uno: è un film che fa paura. Bill Skarsgard nella parte del malvagio clown Pennywise è terribilmente inquietante e le scene di tensione si susseguono nel corso della pellicola senza mai lasciare tregua.

Ma oltre a questi meriti più ovvi, il film di Muschietti funziona davvero perchè, (oltre ad avere degli ottimi effetti speciali, efficacissimi, anche per via del grande budget impiegato per il film) grazie a una costruzione molto accurata dei personaggi, riesce a creare un’atmosfera di angoscia e di inquietudine che fa immedesimare di prepotenza lo spettatore nel mondo di questi bambini impauriti, alle prese con qualcosa di terribilmente più forte di loro: per questo si riesce a entrare nel meccanismo della perversa mitologia che Stephen King aveva costruito nel romanzo, e diventiamo anche noi membri del “Club dei Perdenti”.

Due sotto il burqa” di Sou Abadi

“Due sotto il burqa”, primo film di fiction per la documentarista Sou Abadi, è una commedia francese sull’Islam e sull’identità religiosa, una pellicola attuale nei temi ma classica nella sua struttura. Seguendo la migliore tradizione del teatro antico, o della commedia brillante americana, la pellicola affronta il tema della religione e del fondamentalismo in modo sempre adeguato, mai eccessivo, trasmettendolo attraverso dialoghi brillanti e intelligenti che rendono il film scattante e ritmato, oltre che ottimamente recitato. Una commedia agrodolce che nasconde sotto la sua simpatia una grande profondità di temi, e che non potrà far altro che conquistare lo spettatore.

 

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Nicolò Piccioni

 

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