1994: corsi e ricorsi dagli anni Novanta a oggi

Siamo giunti all’anno della restaurazione, all’attesa stagione finale di una trilogia iniziata con “1992”, la ricostruzione fedele ed immaginaria di una vera rivoluzione nei giochi di potere, con profondi cambiamenti nell’assetto socio-politico.

La ribalta di un’epoca

1994 Serie tv

“1994” può considerarsi un vero capolavoro dal punto di vista narrativo, visivo e di contenuti, in particolar modo nella quinta puntata, un tuffo dal sapore vintage , amplificato dalle musiche, dalle luci calde dai toni retrò e da un’ambientazione sapientemente fedele al momento storico.

Questa serie mostra la spirale di cinismo nata tra le ombre delle architetture milanesi, che in questa stagione viene portata, tra le altre, alla luce del sole della Costa Smeralda, in Sardegna.

Tre sono i protagonisti, Leonardo Notte, Veronica Castello e Pietro Bosco, che dal trampolino ora hanno deciso di tuffarsi in acqua, trovandola però a tratti torbida e gelida e a tratti scintillante e adulatoria, come il mondo che li circonda e le loro vulnerabilità al cospetto di esso.

Questa serie ha unificato e fuso fino al punto di confonderle, realtà e finzione, fianco a fianco nello stesso territorio, sovrapposte e speculari, in un mondo dove “niente come la morte ristabilisce l’ordine delle cose, dando ad ognuno la giusta importanza”.

1994: la fiera delle vanità e le sue illusioni

1994 recensione

Il circo della politica viene descritto in ogni sua sfumatura, alla luce di uno spietato cinismo, nell’anno del matrimonio di comodo tra Forza Italia e la Lega, dell’avviso di garanzia consegnato al vertice ONU di Napoli e dell’addio alla magistratura dell’icona di Mani Pulite, Antonio di Pietro.

Raffigurati in un’immagine quasi grottesca di questo palcoscenico politico, vediamo aggirarsi cortigiani adoranti e saltimbanchi, soubrette ed arrivisti senza scrupoli.

Al di sopra di tutti viene collocata la figura del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, circense, istrionico, un venditore di sogni, che incanta e canta “Malinconia” insieme a Umberto Bossi nella sua lotta per restare al vertice, in un gioco che ricorda una frase di Andreotti “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.

Ma tutto d’un tratto, quando irrompe la notizia dell’avviso di garanzia, il personaggio di Berlusconi muta registro ed emerge così quella struggente malinconia e quella solitudine dolorosa di chi sta per cadere o è già caduto, solo con se stesso.
“1994” ritrae la sottile linea di confine tra consapevolezza e persecuzione ed analizza e smaschera il carrozzone dello Stato italiano, con la venuta di “uomini nuovi” non appartenenti alla politica, ponendo lo sguardo in maniera particolare sulle contaminazioni con i mass media e sul tessuto umano delle retrovie, perchè come diceva Bukowski ” La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”.

Chiaretta Migliani Cavina

25/09/2019

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