Knight of Cups

Knight of Cups - Recensione: le piroette tecniche e verbali di un esistenzialismo approssimativo

Knight of cups

Figure eteree volteggiano sgraziatamente, raccontando di un vago disagio esistenziale, di un’umanità inespressa, di un uomo che non riesce a trarre godimento dalla promiscua materialità della vita borghese e si trascina, ceppi immaginari ai piedi, alla ricerca dell’innominabile sotteso all’esistenza.

Ancora una volta Malick ci propina fiumi di verbosità filosofeggiante a ridosso di un impressionismo visivo dall’impatto forte ma sfuggente, frammentato mediante un montaggio tecnicamente formidabile e al tempo stesso respingente, rapidissimo, teso allo smarrimento dell’immagine in un vorticoso roteare a tratti ipnotico, a tratti soporifero.

Attorno all’uomo in crisi, lascivo e apatico (Christian Bale), in "Knight of Cups" si affastellano figure, paesaggi e situazioni come ramificazioni esterne di un sé diviso, tormentato per ragioni imponderabili da un’insoddisfazione cronica, quella che accomuna l’umana specie sotto l’assillo dell’altrove che fugge.

Ma il protagonista, qui, non si erge a figura emblematica; il percorso che compie è tutto esteriorizzato nelle donne che di volta in volta lo segnano nel profondo, ciascuna dotata di una propria lucida vitalità contro la quale, fatalmente, si infrange il desiderio di assoluto dell’uomo, una volta assorbita l’ondata d’urto dell’attrazione erotica e intellettuale.

Knight of Cups: l’eleganza formale, il vuoto insostanziale

A segnare la vicenda psichica c’è anche la componente familistica, legata alla perdita del fratello e all’allontanamento del padre, nella cui figura si proiettano non specificati sensi di colpa e il rifiuto viscerale del radicamento all’interno di un ordine sociale costituito; rifiuto che peraltro lo accomuna allo stesso fratello, che però oppone agli sfoghi erotici e al rimuginare pensoso del protagonista un’aggressività fisica più disinibita e difficilmente inquadrabile.

La vacuità dell’insieme non trova giustificazione lirica né profondità rappresentativa, risultando invece in larga parte grossolana e gratuita: le immagini, graziose e sfuggenti, si legano in una concatenazione visiva che sembra preoccuparsi solo di farsi bella davanti allo specchio di una retorica mistica abusata. Un tormento interiore che si pone come tale per il solo fatto di essere continuamente pronunciato nei dialoghi fuori campo e negli oziosi soliloqui.

Un guscio vuoto: una sequenza di esercizi di stile valida sotto il profilo tecnico, fotografico, attoriale, ma priva di una consequenzialità discorsiva, priva di sostanza.

Marco Donati

Knight of cups“Knight of Cups” segue i drammi interiori di Rick, uno sceneggiatore errante di Los Angeles, alla ricerca dell’amore e di se stesso.

Nonostante si muove nel sfarzoso mondo dello spettacolo, l'uomo è profondamente disilluso nei confronti della vita. Per rompere l'incantesimo della sua disillusione, inizierà una serie di avventure con sei donne seducenti: Della la ribelle; la sua ex moglie dottoressa; Helen la modella; una donna a cui aveva fatto male in passato, Elizabeth; Karen la spogliarellista vivace e spensierata; e l'innocente Isabel, che lo aiuterà a trovare un modo per andare avanti.

Rick si muove stordito in uno strano e travolgente paesaggio ipnotico, ma riusciranno la bellezza, l'umanità e i ritmi della vita intorno a lui a svegliarlo da questo torpore?

Il cast di "Knight of Cups" comprende attori del calibro di Christian Bale, Cate Blanchett e Natalie Portman.

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