T2 Trainspotting

T2: Trainspotting – Recensione: un sequel che si guarda allo specchio

T2 Trainspotting recensione

Vent’anni dopo, ma non c’entra nulla Alexandre Dumas con i suoi moschettieri: venti anni (più o meno) sono passati da quell’iniezione di adrenalina che fu “Trainspotting” nella storia recente del cinema britannico, e gli stessi venti anni sono trascorsi nell’universo parallelo di Mark Renton e dei suoi vecchi amici di droga e follie assortite. Un lasso di tempo utile per riflettere e costruire sulle fondamenta degli errori passati, oppure (così è, se vi pare) per ricominciare il gioco da capo, con i rispettivi ruoli, però, leggermente mutati.
È ancora Irvine Welsh a fornire la materia prima, con il sequel letterario “Porno” – anche se lo scrittore scozzese parte da uno scarto temporale di nove anni, qui rielaborato come una sorta di omaggio ‘storicizzato’, autoreferenziale.
Quanto al cambiamento nel titolo, con la scelta del codice alfanumerico invece del richiamo al romanzo di riferimento, viene un po’ da chiedersi in quale misura l’aspetto commerciale, di mera vendibilità, abbia influito: polemica oziosa e certamente sterile, che però si intona in modo un po’ inquietante con lo svolgimento effettivo della narrazione, che per larghi tratti dà l’impressione di un banale scimmiottamento dell’illustre predecessore, con pochi lampi di stile e tanti, troppi richiami – visivi e narrativi – smarriti in un circolo vizioso di musica percussiva (parecchi i pezzi ripresi dalla soundtrack originale) e montaggio frenetico, aggressivo, come un velo teso a coprire una lacuna strutturale che dura quasi metà film, con l’effetto (anche parzialmente riuscito) di distrarre, guadagnare tempo e compiacersi quel tanto di un perfezionamento tecnico/estetico fine a se stesso, e soprattutto evirato della caratteristica sovversiva e viscerale che connotava il primo, vero “Trainspotting” (in riferimento esclusivo alla versione cinematografica, il modello letterario di Welsh è un discorso a parte).

T2 Trainspotting: la riproposizione annacquata di una formula vincente (vent’anni fa)

Passando ai fatti, la vicenda è un sequel puro e cancella subito l’intervallo di tempo trascorso, riallacciandosi con il doppio nodo al finale del film precedente: Mark Renton, che se ne era andato con gran parte dei soldi di una partita di droga piazzata a Londra (il colpo della vita sottratto slealmente ai compagni di malefatta), torna a casa dopo una fallimentare esperienza di vita ‘normale’.
Sick Boy, ancora cocainomane, prova a sfondare gettandosi nel mercato dei ricatti a sfondo pornografico, mentre Spud continua a strafarsi di eroina e a vivere in un mondo dai riflessi rallentati. Il ritorno di Mark genera immediatamente conflitti, poi il recupero della vecchia amicizia in nome di nuovi progetti moralmente eccepibili per fare soldi, e un incrocio sentimentale dai tratti piuttosto originali; ma la situazione esplode con l’evasione dello psicopatico Francis ‘Franco’ Begbie dal carcere, affamato di vendetta violenta dal momento stesso in cui viene a sapere del rientro di Mark.
Gli attori, tutti rigorosamente gli stessi di vent’anni fa, sono bravi a immergersi da capo, con naturalezza, nei rispettivi personaggi, abbinando una dose forte di caricatura alle poche sfaccettature caratteriali. Ma l’effetto nostalgia è costante e invasivo lungo tutto l’arco di “T2: Trainspotting”, declinato poi spesso e volentieri in auto-citazioni esplicite e flash allusivi, con tanto di deriva moralistica, fortunatamente contenuta entro limiti accettabili (fa eccezione – in senso positivo - Sick Boy, sempre tutto d’un pezzo nella propria vitalistica negatività).
Il film prende parzialmente quota nella seconda parte, quando smette di girare a vuoto attorno a se stesso e comincia a sviluppare una nuova narrazione, una specie di thriller con risvolti tragicomici.

In definitiva, però, il sequel si limita a orbitare pigramente attorno al modello base, come riproposizione di una formula originariamente vincente proprio in virtù di un approccio estetico audace e sperimentale, ma, purtroppo per Boyle, non più funzionale: non in questi termini, quantomeno.

Marco Donati

  • Regia: Danny Boyle
  • Cast: Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner, Robert Carlyle, Simon Weir, Karl Argue, Paul Ellard, Kelly MacDonald, Shirley Henderson, Steven Robertson, Anjela Nedyalkova, Irvine Welsh
  • Genere: Drammatico, Colore
  • Produzione: Gran Bretagna, 2017
  • Distribuzione: Warner Bros Italia
  • Data di uscita: 23 Febbraio 2017

T2 Trainspotting locandina"T2 Trainspotting" riprende la storia dei quattro personaggi vent'anni dopo il primo "Trainspotting".

Sempre in continua corsa per cercare di dare un senso a una vita di noia che porta ai margini della società, fra crimine e droga, sempre alla ricerca di superare qualsiasi limite.

"T2: Trainspotting" è ispirato al romanzo "Porno" di Irvine Welsh. Tra l'altro, il titolo iniziale della pellicola sarebbe dovuto essere proprio "Porno", ma successivamente il regista ha cambiato idea.

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