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Quello che so di lei

Recensione

Quello che so di lei – Recensione: un film dolcemente vero

Quello che so di lei abbraccio

Catherine Deneuve e Catherine Frot in una tenera scena di “Quello che so di lei”, film di Martin Provost

Il regista Martin Provost con “Quello che so di lei” è riuscito a realizzare un film decisamente unico nel suo genere. Ciò che colpisce è il modo delicato ma profondamente vero con cui ha deciso di raccontare la storia di Béatrice, una donna di una certa età malata di cancro che, dopo anni di assenza, decide di ricontattare Claire, la figlia del suo unico amore che aveva abbandonato un po’ per egoismo un po’ per paura della felicità. Quella che poteva presentarsi come la classica pellicola incentrata  su due personaggi che, ritrovandosi dopo un lungo periodo, decidono di  recuperare il tempo perduto, in realtà si sviluppa in un modo del tutto inaspettato.

Accanto al dolore, al rancore e alle difficoltà Provost aggiunge un tocco di leggerezza, né superficiale né frivola, che rende il tutto più vicino alla vita comune, distaccandosi sapientemente dai grandi drammi troppo spesso esaltati sul grande schermo. Il director francese ci permette di entrare in punta di piedi nella vita delle due protagoniste e riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore che non può fare a meno di sorridere per le pungenti battute dell’eccentrica Béatrice o per la bontà e la tenerezza di Claire.

In “Quello che so di lei”, inoltre, ci viene mostrato un volto di Parigi che non corrisponde allo scenario da cartolina che spesso si vuole dare della città: Provost ha scelto di usare scenari semplici come la campagna, le rive della Senna, luoghi nascosti, periferici, a volte degradati che servono a mostrare il lato più comune della capitale francese. Le ambientazioni sono semplici perché unicamente funzionali alla narrazione e molto spesso ricorrono gli stessi luoghi per rappresentare il cambiamento interiore dei personaggi che, tornando lì, cambiano il loro punto di vista e agiscono in maniera diversa.

La storia di un intimo legame fra due donne

Quello che so di lei Catherine Deneuve e Catherine FrotIl punto di forza del film, però, è senza dubbio rappresentato dal legame che si viene a creare fra Béatrice e Claire. Il loro rapporto inizialmente è difficile perché incontra l’ostilità e la diffidenza dell’ostetrica che si sente tradita e ferita da quella che per un po’ è stata la fidanzata di suo padre Antoine. Con la sua simpatia e la sua esuberanza, Béatrice riesce con il tempo a conquistare l’affetto e la fiducia di Claire, dando vita a un’amicizia che si tramuterà quasi in un complicità fra madre e figlia, rappresentata in scene dalla grande forza comunicativa.

Catherine Deneuve e Catherine Frot sono sono riuscite a interpretare magistralmente due donne completamente diverse, dando ancora una volta prova del loro indiscusso talento. “Quello che so di lei” mette in luce l’intimità che si viene a creare fra le protagoniste che, nonostante il loro essere diametralmente opposte, riescono a completarsi e a darsi forza a vicenda. Claire è una quarantanovenne che ha dedicato la sua vita al servizio degli altri e al suo lavoro: schiacciata dai suoi doveri, pacata, responsabile, astemia, non si dedica mai un momento per se stessa se non coltivare il suo amato orto. Béatrice è, invece, un vulcano pieno di energia e ha sempre condotto una vita all’insegna dei piaceri e dell’indipendenza: ama il vino, il cibo spazzatura, le sigarette e non si sente minimamente a disagio in una bisca clandestina frequentata da soli uomini.

Contro ogni aspettativa, il loro incontro si rivela la cosa migliore che potesse capitare a entrambe. Claire riesce finalmente a divertirsi, a sciogliersi, a bere un bicchierino di vino: accanto all’amica si sente più viva che mai e diventa consapevole dei suoi punti di forza e della sua femminilità. La folle Béatrice, una bambina bisognosa di tenerezza e protezione, trova finalmente una persona che sceglie di prendersi cura di lei: abituata a costruire una maschera di ironia per nascondere rimpianti e paure, riesce a mostrare le sue fragilità proprio a Claire. Le due donne non si sentono più sole, si trovano e si capiscono come se non si fossero mai lasciate.

Quello che so di lei: una critica al sistema medico moderno

Il regista di “Quello che so di lei”, oltre a celebrare la difficile e sottovalutata professione dell’ostetrica (in francese “sage femme”), vuole velatamente denunciare la condizione del sistema ospedaliero moderno. Claire rifiuta l’offerta di lavoro in un tecnologico ospedale che vuole diventare una sorta di fabbrica di bambini: preferisce mettere al servizio delle donne la sua esperienza e la sua dolcezza, trattando il momento della nascita come un atto d’amore, raccontato da Provost con estrema poeticità.

Il film è sicuramente ben riuscito, frizzante e profondo al tempo stesso, mette a nudo l’anima di due donne non più giovanissime che affrontano due tappe opposte della loro vita: Claire, ritrovando se stessa e l’amore, viene nuovamente alla luce, mentre Béatrice si trova a fare i conti con la morte e con le sue debolezze. Provost ha dato prova di grande sensibilità ed è riuscito a trasportare sullo schermo, con estrema cura, una storia che esprime il punto di vista di due anime femminili, intente ad affrontare una sorta di fase di passaggio ma, soprattutto, a fare i conti con se stesse e la propria interiorità.

Ludovica Attenni

Trama

  • Titolo originale: Sage Femme
  • Regia: Martin Provost
  • Cast: Catherine Deneuve, Catherine Frot, Olivier Gourmet, Quentin Dolmaire, Mylène Demongeot, Pauline Etienne, Marie Gili-Pierre, Audrey Dana
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 117 minuti
  • Produzione: Francia, 2017
  • Distribuzione: Bim Distribuzione
  • Data di uscita: 1 Giugno 2017

Quello che so di lei poster“Quello che so di lei” racconta la storia di un’ostetrica, Claire, che nella sua carriera ha sempre avuto un talento naturale nel far venire al mondo i bambini. La donna ama molto il suo lavoro ma i suoi modi premurosi e teneri di procedere si scontrano con i metodi degli ospedali moderni, che mirano solo all’efficienza. Claire è in un momento difficile della sua vita: è costretta a dover abbandonare il suo lavoro a causa dell’imminente chiusura del reparto di maternità e a rimettere in discussione le sue capacità di medico.

Tutto cambia quando riceve una telefonata tanto strana quanto inaspettata: a chiamarla è Béatrice, la stravagante ed esuberante ex moglie del defunto padre, la donna per cui l’uomo aveva abbandonato la sua famiglia, compresa Claire. Béatrice, dopo essere sparita per ben 30 anni, vuole rivederla perché ha delle importanti notizie da rivelarle: è malata e vuole raccontarle degli antichi segreti. L’ostetrica decide di accettare l’incontro e si trova, così, a dover fare i conti con il proprio passato, con una persona che l’ha fatta soffrire.

Claire e Bèatrice, due poli opposti, riusciranno a recuperare gli anni perduti, a raccontarsi e ad accettarsi l’un l’altra, instaurando un’amicizia e una sintonia contro ogni aspettativa.

Quello che so di lei: una tenera dedica ad una levatrice

“Quello che so di lei” non è semplicemente un film ma è un delicato omaggio da parte di Martin Provost alla donna che gli ha salvato la vita. Il regista ha dichiarato che nelle prime ore della sua vita si trovava in una situazione critica: una levatrice, Yvonne André, gli ha donato il suo sangue per permettergli di sopravvivere e , inoltre, è andata personalmente all’anagrafe per registrare la sua nascita. Se quella notte non ci fosse stata questa premurosa e dolce donna il neonato sarebbe morto. Provost è rimasto profondamente colpito dalla storia che gli ha raccontato la madre due anni fa e ha voluto esprimere la sua gratitudine per questa ostetrica ideando un film che omaggiasse tutte quelle donne che, con amore e umiltà, lavorano nell’ombra e si dedicano agli altri senza chiedere nulla in cambio.

Il regista, però, non ha voluto creare un film autobiografico che parlasse della sua personale esperienza: partendo dal suo vissuto è riuscito ad inventare e a raccontare la storia di Claire, una donna che si trova in un momento cruciale della sua vita e che è in contatto con la realtà del suo tempo. Infatti ciò che emerge in “Quello che so di lei” è anche un’attenta osservazione del contesto sociale: il nostro sistema attuale tende all’omologazione e vuole rendere qualsiasi cosa impersonale, anche il momento della propria nascita. Provost vuole ricordarci che ciò che è importante sono le relazioni e i rapporti che costruiamo con gli altri: questo ci rende unici, ci rende ciò che siamo e per questo focalizza la sua attenzione sull’amicizia fra le due protagoniste del film.

Quello che so di lei: amiche opposte ma complementari

Quello che so di lei sorriso

Catherine Deneuve e Catherine Frot in una tenera scena del film

Le due donne sono estremamente diverse fra loro. Béatrice (Catherine Frot) è frivola, vitale ma la malattia cambia il suo modo di pensare e di comportarsi: tende sempre a fuggire, a ricercare la sua libertà e indipendenza ma in realtà quello di cui ha bisogno è qualcuno che le rimanga vicino e che si prenda cura di lei. Claire (Catherine Deneuve), invece, si è sempre occupata degli altri ma soprattutto delle creature più vulnerabili, i bambini appena venuti alla luce. In “Quello che so di lei” Claire dovrà occuparsi anche di Béatrice, una donna che sta per morire, indifesa e prigioniera di una mente un po’ infantile: insieme, svelandosi a vicenda, riescono a riempire il grande vuoto presente nei loro cuori.

Claire in Béatrice ritrova una madre e Béatrice riscopre la figlia che non ha mai avuto. Entrambe ricordano l’uomo che, a proprio modo, hanno amato: un padre scomparso prematuramente per una e il vero amore per l’altra. L’unico modo che le amiche hanno per poter andare avanti è quello di lasciare andare il proprio passato e guardare al futuro: per Claire è ora di iniziare un nuovo capitolo della sua vita mentre per Béatrice è importante lasciare un bel ricordo di sé prima di lasciare questo mondo. Ad arricchire ancora di più la loro esperienza sono presenti il figlio, ormai grande, di Claire, interpretato da Quentin Dolmaire e Paul (Olivier Gourmet), un autista di tir che riuscirà a portare un po’ di felicità nell’esistenza di Claire.

Trailer

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