Nuovo Dpcm del 3 novembre: il cinema verso il baratro

Nuovo Dpcm del 3 novembre: il cinema verso il baratro

Se il precedente imponeva la chiusura delle sale cinematografiche fino al 24 novembre, nonostante ci sia stato un solo caso di contagio segnalato dalle Aziende sanitarie territoriali, il nuovo Dpcm del 3 novembre prolunga tale ingiusta limitazione fino al 3 dicembre. In questo modo si decreta il prossimo funerale del Cinema e con esso di tutta l’arte e la cultura.

Cinema chiusi, arte tutta in pericolo: quanto durerà?

Dpcm del 3 novembre cinema

Drappi viola sui teatri e i cinema fino al prossimo 3 dicembre a causa delle nuove restrizioni del Dpcm del 3 novembre, firmato ieri dal presidente del Consiglio Conte. Ma quanti provvedimenti sarà in grado di sopportare l’industria cinematografica e l’economia tutta, prima di crollare insieme ad altre forme di cultura come il teatro e la danza?

Queste le dichiarazioni dell’ANEC:

“Con sorpresa e stupore si apprende la pubblicazione a firma del Ministro Franceschini di un nuovo decreto deroghe che permette ai produttori di approdare direttamente sulle piattaforme con i film finanziati con soldi pubblici senza dover passare dalla sala cinematografica. Il nuovo provvedimento, che segue l’analogo emanato in primavera per agevolare le produzioni nazionali, consente ai film già pronti di mantenere i contributi previsti dalla Legge Cinema andando direttamente in piattaforma.”

Non può essere una soluzione portare sulle piattaforme i prodotti già pronti, perchè questa politica non farebbe altro che compromettere un reparto già in gravi condizioni. L’Anec ha inoltre affermato che, se i cinema dovessero riaprire, a dicembre non ci sarebbero prodotti pronti considerando il dirottamento sulle OTT (acronimo di Over-The-Top, imprese che forniscono, attraverso la rete Internet, servizi, contenuti – soprattutto video – e applicazioni).

“Abbiamo già chiesto chiarimenti al Mibact in merito perché se da una parte prendiamo atto delle misure che vengono prese a sostegno dell’esercizio, dall’altro deve essere evidente a tutti come questo decreto affossi il comparto. Chiediamo misure immediate che definiscano un ristoro vero e temporalmente più lungo in considerazione di come questa scelta metta a rischio il mercato in sala nel medio periodo e nelle settimane delle festività, tradizionalmente di picco del consumo in sala. La sopravvivenza del settore e la salvaguardia delle sale non può più essere affidata a regole mutevoli e interventi economici non sufficienti al drammatico momento che il paese attraversa”.

Una chiusura ingiustificata

Dpcm del 3 novembre
“La rosa purpurea del Cairo” e la magia della sala

Ancora una volta non si riesce a comprendere la scelta del governo con il Dpcm del 3 novembre che prolunga la chiusura dei luoghi di cultura e intrattenimento, dal momento che questa non è supportata da evidenze statistiche, basti pensare che da quando le sale sono riaperte a giugno non si è mai verificato un cluster, come evidenziato in precedenza dal presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema.

La sicurezza di questi luoghi è stata precedentemente accertata dall’Associazione generale italiana dello spettacolo che ha monitorato 347.262 spettatori di lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze ad evento, dal 15 giugno, giorno di riapertura dopo il lockdown, al 3 ottobre, registrando un solo caso di contagio segnalato dalle Aziende sanitarie territoriali.

I cinema e i teatri sono dunque luoghi sicuri della socialità, non solo perchè le sale hanno un’ampiezza che garantisce il distanziamento, ma anche perchè, pur essendo in uno spazio di condivisione, quello che è il momento di fruizione dello spettacolo è individuale e non necessita di scambi verbali.

Lorini si era dichiarato già in precedenza “amareggiato”, proprio per l’inutilità di tutte quelle costose accortezza richieste per la riapertura che avevano mostrato la resilienza del settore e che, aggiungiamo noi, a nulla sono valse.

Nel decreto di ieri sul fronte del trasporto pubblico si parla di una capienza massima del 50% su tutti i mezzi. Possiamo davvero pensare che il virus circoli meno in questi spazi o dal parrucchiere e l’estetista, piuttosto che in una sala cinematografica, in un teatro o in una scuola di danza? Qual è la coerenza e la motivazione di tali decisioni?

Un vuoto sociale

Dpcm del 3 novembre
Città vuote in “Vanilla Sky” di Cameron Crowe come nel presente

Tutti d’accordo gli operatori dello spettacolo nell’affermare che cinema e teatri non dovevano chiudere. Far calare il sipario sull’intrattenimento cinematografico e teatrale avrà come risultato una crisi molto profonda non solo da un punto di vista economico, ma anche umano, sociale e psicologico.

Come affermato in precedenza da Andrée Ruth Shammah, regista e direttrice del teatro di Milano Franco Parenti, tra le prime firmatarie di una lettera/appello dal titolo “Vissi d’arte”, indirizzata giorni fa al presidente Conte e al ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini:

“Anche se il governo coprirà le perdite delle strutture, i soldi non c’entrano.  C’entra il nostro rapporto con il pubblico, farlo sentire felice di condividere un momento collettivo e sicuro. Certo, è importante il riconoscimento economico, ma il riconoscimento della nostra funzione sociale lo è molto di più”.

Tra i vari punti della missiva spicca infatti l’ultimo di sei:

“Chi opera nel settore della cultura è consapevole dell’importanza che essa ricopre soprattutto in momenti difficili come quello che ci troviamo ad affrontare. Sarebbe un grave danno per i cittadini privarli della possibilità di sognare e di farsi trasportare lontano oltre i confini della propria quotidianità”.

Pillola rossa o pillola azzurra?

Sappiamo bene cosa implichi l’interrogativo che viene posto a Neo di “Matrix” degli allora fratelli Wachowski. L’arte è fondamentale per risvegliare le coscienze e la consapevolezza e di essa non dobbiamo fare a meno, nemmeno in una situazione emergenziale come quella che stiamo vivendo, perchè abbiamo dimostrato che questo settore lavora nel rispetto delle disposizioni sanitarie e non è luogo di veicolo, ma solo di riflessione o svago.

Il cinema, il teatro e le altre forme artistiche liberano la mente e ci offrono la possibilità di sognare, ma allo stesso modo risvegliano le coscienze, ci danno l’opportunità di aprirci a diverse letture della realtà, squarciano il velo di Maya tanto discusso da Schopenhauer, ci invitano ad uscire da quella caverna platonica che lascia intravedere solo ombre. Allora per il prossimo futuro e per sempre “pillola rossa o pillola azzurra?”.

Laura Calvo

04/11/2020

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