Lucy – Recensione

La metamorfosi di Scarlett Johansson, da damigella in pericolo a eroina con poteri sovrumani

Regia: Luc Besson – Cast: Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Amr Waked, Min-sik Choi, Pilou Asbæk – Genere: Azione, colore, 90 minuti – Produzione: USA, Francia, 2014 – Data di uscita: 25 settembre 2014.

LucyLucy è una studentessa americana che vive a Taipei e frequenta persone poco raccomandabili. Quando il ragazzo, che conosce da una settimana, la costringe con la forza a consegnare una misteriosa valigetta all’altrettanto misterioso Mr. Jang, Lucy tutto si aspetta tranne che diventare un corriere della droga. Una volta sequestrata dagli scagnozzi di Mr. Jang, a Lucy viene impiantata chirurgicamente nel ventre una sacca contenente una droga sintetica destinata al mercato europeo e americano.

La situazione precipita quando questa sacca si rompe e il suo contenuto chimico e altamente pericoloso viene assorbito dall’organismo di Lucy, che da ragazza ingenua e un po’ sprovveduta si trasforma nella detentrice unica del sapere. Questa droga sintetica ha infatti il potere di ampliare la mente umana fino al massimo delle sue capacità, ma questo potere ha l’effetto collaterale di privare col tempo la protagonista della sua umanità. Sapendo di avere ancora poche ore da vivere, Lucy cerca l’aiuto del professor Norman (Morgan Freeman), che da anni studia il cervello umano ed è l’unico in grado di aiutarla.

Alla base del film c’è la teoria, mai provata scientificamente, secondo la quale gli esseri umani utilizzano soltanto una piccola percentuale della propria capacità cerebrale. La domanda che ne scaturisce è: cosa succederebbe se avessimo accesso al 100% delle capacità nostro cervello? L’unica persona in grado di rispondere è Lucy, che scopre suo malgrado gli effetti sovrumani di questa nuova droga. Niente di nuovo, una cosa simile è successa a Bradley Cooper in “Limitless”, ma le somiglianze tra le due pellicole finiscono qui.

Quello che all’inizio sembrava un adrenalinico action movie, con la protagonista trasformata da damigella in pericolo a supereroina con un cervello fuori dalla norma, si trasforma verso la fine in un guazzabuglio di pseudoscienza e filosofia che fallisce nel dare un senso alle potenti immagini evocative disseminate qua e là. Non mancano i riferimenti ai cavalli di battaglia di Besson (“Nikita” e “Léon”), c’è persino l’immancabile corsa in automobile per il centro di Parigi, contromano e durante l’ora di punta, come in “Taxxi”. Bisogna però dare credito al regista e sceneggiatore di aver confezionato una pellicola visivamente potente, nonostante il budget.

Nulla da dire su Scarlett Johansson, forse l’unica vera attrattiva di questo film, che riesce a passare dalle emozioni più profonde a espressioni di glaciale indifferenza con un solo movimento della testa, a sottolineare gli effetti spaventosi della droga che la sta piano piano trasformando in un cyborg. Sprecato è invece l’immenso talento di Morgan Freeman, relegato quasi a voce fuori campo.

Un film in cui non manca la parte d’intrattenimento ma che non sviluppa in modo soddisfacente la sua parte meditativa. Insomma, nonostante abbia a disposizione tutta la potenza del proprio cervello, “Lucy” potrebbe fare di meglio, è brava ma non si applica.

Silvia Mincio

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