Lucia Bosé è morta: addio all’eccentrica Diva

Lucia Bosé ci ha lasciato oggi all’età di 89 anni. Attrice e Diva, madre di Miguel, era ricoverata a Madrid per una polmonite aggravata dopo aver contratto il Coronavirus.

Addio a Lucia Bosé, la Diva dai capelli azzurri

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È il figlio che, tristemente, annuncia sui social la notizia, postando la foto
di una Lucia felice e sorridente, tutta sui toni del blu, colore che lei stessa ha tanto amato, e accompagnandola con queste poche ma forti parole: è già nel migliore dei posti.

“Oggi sono arrivata a 88 anni e sono una donne felice e serena” dichiara la Bosè, alla Festa del Cinema di Roma, dove si racconta al pubblico in occasione della presentazione del libro “Lucia Bosè, Una biografia” (edizioni Sabinae) di Roberto Liberatore.

Lucia Bosé, l’animale cinematografico

Dopo diversi anni di lavoro nella pasticceria Galli di Milano, città in cui è nata nel 1931, Lucia Borloni, in arte Lucia Bosé, partecipò nel 1947 a fianco di altre future attrici come Gianna Maria Canale e Gina Lollobrigida, alla seconda edizione del concorso di bellezza Miss Italia a Stresa, aggiudicandosene la vittoria a soli 16 anni.

Da qui, le si aprirono le porte del cinema: scoperta da Luchino Visconti (autore della famosa frase Tu diventerai un animale cinematografico!), Lucia Bosé, viso delicato e fisico da maggiorata, debuttò sul grande schermo nel film di Giuseppe De Santis “Non c’è pace tra gli ulivi” e prese parte alle prime pellicole che segnarono l’affermazione del Neorealismo Italiano.

Quello stesso anno, infatti, ha recitato come Paola Molon nel film “Cronaca di un amore” di Michelangelo Antonioni, regista che nel 1953 le chiese di interpretare Clara Manni ne “La signora senza camelie”.
La Bosé era ambita da tutti: dopo le riprese di “Muerte de un ciclista” di Juan Antonio Bardem, è protagonista de “Le ragazze di Piazza di Spagna” di Luciano Emmer e a fianco di Carla Del Poggio in “Roma ore 11” di Giuseppe De Santis. Nel 1955 appare anche nel film “Gli Sbandati” di Francesco Maselli e nel 1956 interpreta la protagonista femminile in “Cela s’appelle l’aurore” di Luis Buñuel.

Lucia Bosé, una donna anticonformista

Sono questi gli anni in cui l’attrice lascia l’Italia per raggiungere la Spagna con il set de “Gli egoisti” di Juan Antonio Bardem: le notti a Madrid premettono a Lucia Bosé di conoscere Luis Dominguin, torero di cui
si innamora follemente e che che sposa felicemente appena sei mesi dopo, prima a Las Vegas negli Stati Uniti e successivamente in una piccola chiesa spagnola. Ma dopo pochissimo tempo, il matrimonio inizia a dare segni di cedimento, e arrivano i primi tradimenti del marito.

L’attrice chiede la separazione, creando scandalo negli anni ’60 spagnoli, ma è soprattutto per i suoi figli Miguel, Paola e Lucia, che si ributta a capofitto nel mondo cinematografico che lei stessa aveva deciso di lasciare per amore.

Così, nel 1960, Lucia Bosé torna al cinema, recitando in un ruolo non accreditato in “Le testament d’Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi!” di Jean Cocteau; successivamente di nuovo in Italia: nel 1969 recita nel “Satyricon” di Federico Fellini e in “Sotto il segno dello Scorpione” dei fratelli Taviani. Ha continuato ad essere attiva in moltissimi film italiani e spagnoli, di grande e piccolo budget; nel 1987 è la volta di “Cronaca di una morte annunciata” di Francesco Rosi, nel 1989 “Il bambino della luna” di Agustí Villaronga, “Harem suaré” di Ferzan Özpetek nel 1999 e “I viceré” di Roberto Faenza nel 2007.

L’ultima intervista all’attrice risale al 2019, nel programma ‘Domenica in’ condotto da Mara Venier: “Al lavoro ho dato il 50% della vita, – racconta – non è mai stato la mia vita, e anche adesso, che ho 88 anni, non mollo mai, non ho rimpianti e mi godo anche la solitudine, che adoro”.

23/03/2019

Barbara Sebastiani

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