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I 5 migliori registi coreani che un cinefilo dovrebbe conoscere

Il cinema coreano è stato, a partire dagli anni duemila è diventato uno dei più floridi del panorama mondiale, probabilmente il maggiore riferimento per il cinema orientale, sia sul piano festivaliero che su quello dei blockbuster e dei thriller adrenalinici.

Ma quali sono i migliori registi coreani che hanno maggiormente influenzato il corso cinematografico del proprio paese e del cinema recente? Scopriamo quei nomi che ogni vero appassionato di cinema dovrebbe assolutamente conoscere e approfondire almeno un po’ della loro filmografia.

Kim Ki-duk

Esteta dell’incomunicabilità, controverso cantore del legame tra i sessi, Kim è divenuto nel giro di circa vent’anni di carriera uno dei più rappresentativi, forse il più rappresentativo regista del cinema coreano, di sempre.

Fin dagli anni ’90 inizia a fare il suo cinema, ma è con titoli d’inizio secolo che inizia a lasciare il segno in giro per il mondo. Da “L’isola” (2000), passando per quello che è forse il suo titolo più rappresentativo nel mondo “Ferro 3 – la casa vuota” (2004).

Tra i titoli più consigliati della sua controversa e sofisticata filmografia si segnalano indubbiamente anche il dramma più “spirituale” del 2003, “Primavera, estate, autunno, inverno… E ancora primavera”, o il più disturbante “Moebius” del 2013 e “Pietà” del 2012.

Bong Joon-ho

Autore salito alla ribalta internazionale nel 2019 con il trionfo agli Oscar con il suo “Parasite“, acre commedia nera sui rapporti di classe e sulle “involuzioni” di un nucleo famigliare in un contesto austero, ha in realtà lasciato zampate interessanti – anche nel cinema internazionale – fin dai film precedenti.

Il suo “Snowpiercer” (2013) è già un ottimo esempio thriller fantascientifico di quel che ha regalato con budget occidentali. Ancor prima si segnala con il validissimo “The Host”, monster movie coreano e con il suo apice, probabilmente, “Memories of murder” del 2003, un algido thriller di investigazione ambientato nelle campagne coreane degli anni ’80.

Park Chan-wook

Se c’è un regista (assieme a Kim ki-duk) che ha rilanciato in occidente la visibilità del cinema coreano è sicuramente Park Chan wook con il suo “Old boy” nel 2003.

Un’opera che ha sancito definitivamente un nuovo modus operandi per raccontare la vendetta e per delineare i confini tra bene e male in un prodotto di tale filone.

Oltre a questo epocale titolo, il nostro si segnala indubbiamente per altri validi titoli, come “Mr vendetta” e “Lady vendetta”, che non a caso compongono la “trilogia della vendetta”, ma anche per l’elegante e raffinato thriller psicologico “The Handmaiden” del 2016 e per il conturbante thriller girato in occidente “Stoker”, nel 2013.

Kim Jee-woon

Autore eclettico e di grande stile e dinamismo, questo è uno dei nomi più saporiti per i cinefili e un po’ meno noto al grande pubblico (almeno in Italia).

Kim Jee won ha spaziato con ottimi risultati dal western, col buffo e gustoso “Il buono, il matto, il cattivo”, passando dal noir particolarmente cupo e violento col bellissimo “I saw the devil”, fino all’horror psicologico con l’intrigante “Two sisters” (accolto con discreta curiosità anche in Italia), dirigendo anche un action comedy dal respiro western in America, con la star Schwarzenegger, con il film “The last stand – l’ultima sfida“.

Im Kwon-taek

Tra i maestri del cinema classico coreano c’è indubbiamente il misconosciuto in Italia, Im Kwon Taek.

Indubbiamente tra i migliori registi coreani, anche se molto del suo cinema ancora resta precluso dalle nostre parti, ma si possono segnalare almeno alcuni titoli, come “Ebbro di donne e di pittura” e “Al di la del tempo”, come piccole perle arrivate – in sordina – anche nel nostro paese.

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David M. Scortese

David M. Scortese

Appassionato di cinema fin dall'adolescenza, studia recitazione teatrale e cinematografica, è attivo in teatro e in opere audiovisive, cortometraggi e prodotti per il web.

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