Gloria alla nuova carne: la visione del corpo nell’opera di David Cronenberg

Gloria alla nuova carne: la visione del corpo nell’opera di David Cronenberg

Il corpo è sempre stato l’oggetto concettuale e visivo attorno al quale ha ruotato quasi tutta la produzione cinematografica del regista canadese David Cronenberg.

Tutta la poetica di Cronenberg parte dalla constatazione che noi non conosciamo il corpo in cui viviamo.

Cronenberg - Leone d'OroÈ chiaro che l’horror non è la finalità ultima a cui Cronenberg aspira, ma è semplicemente uno degli effetti risultanti dalla visione del corpo che il regista vuole rappresentare. È una ricerca che non si discosta poi molto da quella operata da molti body artist precedenti e contemporanei a lui.

Il cosiddetto body horror, di cui Cronenberg è considerato il padre
fondatore, non è altro che la sensazione di disgusto e paura di fronte
alla visione del corpo nei suoi aspetti più estremi, nella rappresentazione delle mutazioni a cui può essere sottoposto, nella visione dei suoi luoghi più ‘interni’.  Vero che il regista ricerca un ‘effetto disturbante’ ma con l’unico scopo di rimuovere dallo spettatore alcuni limiti dell’inconscio che impediscono di vedere il corpo come realmente è, nella sua carne, nei suoi organi, nei suoi limiti, nella sua meccanica. È altresì vero che Cronenberg considera la mente come parte integrante del corpo mostrandoci le relazioni del fisico con l’inconscio, con gli istinti primari e con la sessualità.

Il rapporto tra corpo e sessualità caratterizza gran parte delle opere del regista

Tramite la sessualità (vista come l’impulso primario che regola l’agire del corpo) il regista arriva a descrivere l’idea che ha della fisicità umana e del suo rapporto con le nuove tecnologie e la modernità. Il suo primo lungometraggio distribuito a livello internazionale, “Il demone sotto la pelle” (1975), è una sorta di ‘manifesto della liberazione sessuale’ e una forte critica verso il perbenismo borghese.

Cronenberg - Il demone sotto la pelle

Nel film un parassita trasforma le vittime in zombie che basano la loro esistenza non sulla ricerca di vittime da divorare ma sul soddisfacimento di un irrefrenabile desiderio sessuale.

Lo stesso concetto di soddisfacimento puramente fisico è alla base del
film “Rabid” (1977) dove anche qui i corpi sono trasformati in organismi infetti. In questi primi due film è evidente la forte connotazione politica e ideologica legata alle istanze di contestazione sociale. La ‘sete sessuale’ dei corpi infetti in “Shivers” e “Rabid” denuncia i danni prodotti da un certo tipo di controllo sociale e dalla repressione di istinti che sono naturali nell’uomo. La trasformazione dei corpi nei due lungometraggi è la testimonianza dei danni che questi divieti possono creare e la via scelta da Cronenberg – così come quella scelta da molti body artist che volevano denunciare la stessa repressione – è quella di turbare lo spettatore.

L’accusa contro i media e la tecnologia moderna

Cronenberg - Videodrome

“Videodrome” (1981) è un film di passaggio che contiene molti elementi
della prima fase ‘politica’ soprattutto nell’atto di accusa contro i nuovi
media e l’utilizzo della televisione come strumento di condizionamento.
Ma è anche il manifesto della ‘nuova carne’, di quella visione cronenberghiana di mutazione del corpo ma anche della fusione tra
corpo umano e nuove tecnologie che caratterizzerà la successiva
produzione del regista. In “Videodrome” il protagonista, interpretato da
James Woods, scopre l’esistenza di un canale clandestino che trasmette solo scene di torture e mutilazioni (il Videodrome del titolo). Ma “Videodrome” controlla anche le menti, se ne impossessa per arrivare ad ottenere il totale controllo della psiche di chi lo guarda e, quindi, anche del corpo. In una delle scene più emblematiche della pellicola il protagonista arriva ad avere un rapporto sessuale con l’apparecchio televisivo. Alla fine rimane talmente ossessionato da Videodrome che finisce per ‘fondere’ letteralmente il suo corpo con l’apparecchio televisivo.

Cronenberg e la fusione dei corpi con la tecnologia

Ma ancora più sconvolgente è l’ibridazione uomo/macchina nel film
“Crash” (1996). Nel film Cronenberg esamina le mutazioni psicofisiche indotte nel corpo umano da un sempre più stretto rapporto con la tecnologia. I corpi nei loro atti sessuali non godono, sono testimoni di una civiltà che non riesce più a trovare nella natura alcuna sorta di appagamento. Sono corpi/macchina costretti a trovare nell’artificio o in un ‘oggetto’ (nelle protesi o nelle auto) l’unica possibilità per raggiungere il godimento. Sono corpi vuoti che ritrovano stimoli solo attraverso incidenti automobilistici, tra le lamiere contorte, prima che dal corpo del partner. Nella pellicola l’automobile, una delle estensioni del corpo, diviene uno strumento erotico, un’appendice tecnica delle terminazioni nervose. Crash è la storia del corpo e del suo innamoramento per le proprie estensioni metalliche, una sorta di ‘macchinazione’ del desiderio.

Altri corpi fusi con la tecnologia sono quelli nella pellicola “eXistenZ” (1999). eXistenZ è un gioco di realtà virtuale a cui si gioca con un gamepad inserito nella spina dorsale attraverso un cordone ombelicale collegato a una bioporta inserita nel corpo del giocatore.

Se in Videodrome l’apparecchio televisivo (quindi la tecnologia) controllava la mente e quindi il corpo di chi lo guardava, in eXistenZ si arriva al livello successivo: le macchine si fondono direttamente con il corpo umano per poter funzionare. Quindi la dipendenza corpo/macchina trova in eXistenZ il suo totale completamento. In questi tre pellicole è ben visibile il fatto che non possa esistere più una sessualità naturale; il corpo non trova più soddisfazione nella realtà ‘normale’ o nella fusione con un altro corpo. Ormai, il suo pieno appagamento avviene solamente mediato dagli strumenti tecnologici.

Cronenberg esplora anche la fusione del corpo umano con quello animale

Una storia di mutazione è descritta anche nella pellicola “La Mosca”
(1986). Ma qui, a differenza di “Crash” o “Videodrome”, il corpo è un ibrido umano/animale (anche se frutto della tecnologia). Il protagonista Seth Brundle è uno scienziato che durante un esperimento con una macchina per il teletrasporto vede i suoi geni fondersi con quelli di una mosca.

La fusione non avviene solamente a un livello fisico ma si può vedere come, via via che il suo corpo muta mostruosamente, anche la sua psiche cambia. La ‘nuova carne’ teorizzata da Cronenberg è qui portata alle estreme conseguenze in una visione ancor più malata e morbosa rispetto a tutti
gli altri suoi lavori. Il protagonista arriva a diventare un essere deforme
ma, ancor più grave del mutamento fisico, è sicuramente il cambiamento mentale che porterà Seth alla follia.

Tutte le opere di Cronenberg vanno quindi guardate e interpretate attraverso molteplici livelli di significato che vanno al di là delle scene disturbanti

Il regista riversa sullo schermo ciò che alcuni body artist  fecero nella realtà dei loro corpi. Tutti  capiscono che la tecnologia e le macchine sono apparati con cui i nostri corpi devono ormai fare i conti. Cronenberg, anzi, definisce già lo stesso corpo umano come una macchina: “Quando costruiamo delle macchine è come se fosse la nostra versione del corpo umano. Nel senso che il corpo umano è una macchina. È quello che William Burrough ha chiamato ‘la macchina morbida’. È interessante perché quando apri una macchina vedi la mente dell’uomo che l’ha progettata”. La visione cronenberghiana del ruolo del progresso tecnologico sul corpo e sulla
mente dell’uomo è fortemente nichilista. È un processo inevitabile ma,
come traspare dalle sue pellicole, portatore della distruzione del corpo
e dell’intero ‘essere’ dell’uomo.

Marco Gobbetto

05/02/2021

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