Frankenweenie: quando Tim Burton venne licenziato dalla Disney

Frankenweenie: quando Tim Burton venne licenziato dalla Disney

Oggi il nome di Tim Burton è uno dei più conosciuti e acclamati del mondo cinematografico, ma non è sempre stato così: c’è stato un momento, nel 1984, in cui il giovane aspirante regista venne licenziato dalla Disney per la realizzazione di un cortometraggio dal titolo “Frankenweenie”, ispirato alla storia di Frankenstein.

Frankenweenie: il lato oscuro della Disney

Frankenweenie 1

Gli anni ’80 sono stati il periodo transitorio della Disney tra film d’animazione come “Robin Hood”, “Gli Aristogatti”, “La spada nella roccia” e quelli che sono considerati i grandi classici ‘moderni’, come “La sirenetta”, “Pocahontas” e “Il gobbo di Notre Dame”. C’è una bella differenza di stile di disegno tra gli uni e gli altri e in questo periodo di passaggio la Disney, mentre cercava di capire in quale direzione muoversi, decise di offrire un apprendistato ad un giovane animatore pieno di idee ed entusiasmo: Tim Burton.

Burton stava ancora cercando la sua strada, ma aveva scoperto un amore per l’animazione che lo portò ad abbandonare gli studi universitari per lavorare con la Disney, sogno ultimo di qualunque animatore. Lavorò come animatore, storyboard artist e concept artist per i film “Red e Toby” (1981), “Taron e la pentola magica” (1985) e “Tron” (1982), ma le sue idee artistiche non vennero prese molto in considerazione.
Nel frattempo Burton si dedicò alla realizzazione del suo primo cortometraggio animato, “Vincent” (1982): sei minuti in bianco e nero in stop-motion che raccontano in prima persona la storia di un giovane ragazzo che sogna di diventare come il suo eroe, Vincent Price. Il corto venne proiettato in alcuni cinema e suscitò un discreto interesse, che spinse il futuro regista a proseguire su questa linea artistica.

Nel 1984 uscì dunque “Frankenweenie”, la storia di un ragazzino appassionato di scienze che cerca di riportare alla vita il suo amato cane, ucciso da una macchina, sullo stile di “Frankenstein” di Mary Shelley. Anche questo corto era in bianco e nero e in stop motion ma, a differenza del primo, gli fu assegnato un rating PG (visione per i bambini consigliata con la presenza di un adulto) che fece infuriare la Disney. Vista l’immagine dell’azienda, i produttori non potevano permettersi di mostrare un cortometraggio non completamente adatto ai bambini.

In un’intervista fatta molti anni dopo, Burton ha affermato: “Al tempo sono rimasto scioccato dalla cosa, perché non riuscivo a capire cosa ci fosse nel corto che meritasse un PG rating: non c’erano parolacce e quella piccolissima parte di violenza presente era completamente fuori dallo schermo. Quindi chiesi alla Disney: come posso modificarlo per renderlo G rating (visione adatta ai bambini)? e loro mi risposero: ‘Non c’è niente che tu possa fare, è colpa dello stile e del tono del corto’. Credo che la cosa che li disturbò fosse il fatto che era in bianco e nero. Continuo a pensare tutt’ora che non ci sia nulla di sbagliato in quel cortometraggio”.

A seguito di questa storia, la Disney licenziò Tim Burton in tronco, affermando che stava sprecando le risorse della casa produttrice per realizzare prodotti troppo spaventosi e dark per essere rivolti ai bambini; nonostante questa sia la versione di dominio pubblico, alcune voci discordanti affermano che fu lui stesso a scegliere di andarsene.
Fortunatamente per Tim Burton, una volta uscito dalla Disney la sua carriera di regista decollò grazie a degli amici acquisiti lavorando nel campo.

Frankenweenie: la rivincita di Tim Burton

Dopo essere diventato uno dei registi più conosciuti e apprezzati del panorama cinematografico, Burton decise di riprendere in mano la sua vecchia creazione e trasformarla in un lungometraggio. Con sua grande sorpresa e soddisfazione, ad offrirsi di produrre il nuovo film fu proprio la Disney!

A quanto pare il suo indiscusso successo, successivo all’abbandono della Disney, aveva fatto ricredere i produttori sulle sue potenzialità e alla prima occasione di tornare in buoni rapporti con l’ormai celebre regista si erano affrettati a cogliere la palla al balzo.
Quando c’è la possibilità di guadagnare, evidentemente, qualsiasi dubbio morale viene facilmente dimenticato!

Valeria Brunori

12/07/2016

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