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L’amico siriano: in anteprima ieri al Farnese di Roma

É stato presentato ieri, martedì 8 giugno, presso il cinema Farnese di Roma il docufilm “L’amico Siriano”, firmato da due giovani registi: Federico de Sivo e Federico Annibale, una storia di amicizia e solidarietà che viene dalla vita vera di uno dei due autori.

L’amico siriano: un documentario nato quasi per caso poco prima della pandemia

L'amico siriamo

L’amico siriano: in anteprima ieri al Farnese di Roma

Annibale conosce Mohammed nel 2015 in qualità di attivista politico e giornalista free lance, appena arrivato in Grecia. I due rimangono in contatto anche quando lui resta bloccato lì per più di cinque anni. A febbraio 2020, poco prima della pandemia di Covid va a trovarlo ad Atene con il suo amico e socio Federico De Sivo. Hanno con loro una telecamera, quasi per caso. Trovano un uomo provato che vive tra mille difficoltà nella capitale greca, in mezzo alla strada per diversi mesi e che minaccia il suicidio.

La visita di Annibale è una luce nel tunnel per Mohammed che ospita i due italiani nel suo minuscolo appartamento per pochi giorni. In un così breve lasso di tempo, la vita sembra riprendere per lui, nella speranza di poter arrivare in Italia in un qualche modo.

Uno dei due registi, De Sivo, riprende in tempo reale l’incontro tra i vecchi amici in un’altalena di emozioni. C’è gioia e allegria, ma anche tristezza e paura per il futuro per un uomo che ha perso tutto in patria. Mohammed prima della guerra aveva un ristorante e una bella famiglia in Siria, e ricorda spesso con amarezza questo ai due ragazzi che ospita. Tra mille sigarette e tazze di caffè si entra nella vita quotidiana di uno dei tanti migranti approdati nell’inferno di Lesbo e bloccati in un paese che non li vuole. Il governo greco li ha abbandonati e non fornisce loro alcuna assistenza superato il primo anno di accoglienza come rifugiati.

Si parte dalla storia di un uomo, che diventa il simbolo di molti altri nelle stesse condizioni. Sono persone in fuga dai loro paesi, dove non possono tornare e restano bloccati nei paesi dove approdano dopo un lungo viaggio.

La storia di una grande amicizia che arriva al cuore

Ci sono due piani di lettura in questo docufilm, il dramma individuale e quello collettivo di gente che per l’Europa è solo un numero nella statistica. Girato tutto o quasi con camera a mano, “L’amico siriano” è un racconto a caldo di una grande amicizia e carico di solidarietà. I due protagonisti sono Federico Annibale e Mohammed nella loro pura essenza scevra da ogni finzione.

Il risultato è un prodotto che arriva al cuore dello spettatore e riesce a raccontare il dramma dei migranti e dei cosiddetti “dubliners” ovvero i richiedenti asilo che vengono rimandati nel primo Paesi in cui sono stati accolti. Non c’è un happy end in questa storia. Il rifugiato che sogna di arrivare in Italia dai suoi amici, resta bloccato dalla pandemia e Federico Annibale cerca inutilmente da Roma di aiutare l’amico sempre più a pezzi. Il film si chiude con un sms disperato di Mohammed, che saluta con un “Habibi” chi ha cercato di aiutarlo. Infatti, il documentario è girato nella seconda parte in Italia nei giorni del lockdown e vede in scena solo i due in lunghe video conversazioni via telefono.

Un film con una forte valenza politica girato a caldo da due giovani cineasti

Il messaggio che passa e molto forte è quello che non basta l’aiuto individuale di pochi generosi per i rifugiati bloccati nei vari paesi, ma serve l’intervento della grande Europa, che li ha dimenticati.

Dopo la proiezione i due autori hanno incontrato il pubblico in sala. Federico Annibale protagonista del film e co-autore ha parlato di Mohammed come non solo di un amico ma anche come metafora delle almeno 60.000 persone che vivono il disagio di una vita senza diritti di cittadinanza. I siriani, nati in Palestina come lui, sono infatti apolidi e non posseggono il passaporto siriano e non possono tornare in patria.

Su questo tema è intervenuta Marina de Stradis dell’Associazione “A Buon Diritto”, nel film presente solo in voce in lunghe conversazioni con Annibale. Lei ha dichiarato che lavorare con le associazioni umanitarie che si occupano dei corridoi umanitarie è l’unico modo per poter aiutare queste persone nel concreto.

Federico De Sivo, co-regista, ha raccontato al pubblico presente che il film è stato girato nella parte greca in soli tre giorni e in presa diretta andando completamente a braccio, senza alcuna sceneggiatura. Alla domanda sul destino attuale di Mohammed, Annibale ha risposto di non avere al momento sue notizie precise. Tutti i suoi tentativi di metterlo in contatto con associazioni sul territorio non sono andate a buon fine. Del resto, lui scompare molto spesso, anche perché si vende il telefono per poter mangiare e pagarsi una casa, spesso senza neanche il gas per cucinare.

La sua vita è una continua altalena tra mille difficoltà. Ha concluso ricordando come “L’amico Siriano” non sia su un film su un problema di un singolo individuo, bensì sul tema politico che riguarda la fortezza Europa.

Firmato da Federico De Sivo e Federico Annibale, già autori di altri mediometraggi e documentari, “L’amico Siriano” è stato prodotto da Michelangelo Film di Massimo Spano e Kokè Lab. Il film è in programmazione il 9 giugno alle ore 17.30 al Cinema Farnese. Saranno presenti gli autori a disposizione degli spettatori per un dibattito subito dopo la proiezione. Per prenotazioni chiamare il cinema Farnese (066864395) oppure direttamente andare sul il sito web del cinema.

Ivana Faranda

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