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Hollywood: vaccinazioni COVID-19 obbligatorie per i lavoratori?

Ad oggi sono disponibili tre diversi tipi di vaccino per il COVID-19, somministrati a milioni di persone. L’industria cinematografica di Hollywood, fin dall’inizio della pandemia, ha chiuso i set e ha realizzato un piano d’azione definito “The Safe Way Forward“, stilato dalla maggior parte delle gilde del settore e presentato a giugno. Nei momenti in cui era possibile di nuovo girare film, tra le indicazioni ai lavoratori figurava l’uso diligente di dispositivi di protezione individuale, test e tamponi per individuare eventuali positivi e applicare rigorose quarantene. “The Safe Way Forward” non ha tuttavia affrontato come si sarebbero comportate le società di produzione con la comparsa dei vaccini.

La nuova sfida di Hollywood: vaccino obbligatorio per lavorare?

Hollywood COVID

Hollywood: vaccinazioni COVID-19 obbligatorie per i lavoratori?

Secondo un approfondimento dell’Hollywood Reporter ad aprile dovrà essere rinnovato l’accordo tra datori di lavoro e sindacati e sicuramente tra le sfida da affrontare ci sarà anche quella relativa al protocollo di vaccinazione.

In parole spicciole: per poter lavorare nella grande macchina dello spettacolo, alla fine, i vaccini diventeranno obbligatori? Verranno presi in considerazione, così come sta accadendo nello stato di Israele, i programmi di “passaporto vaccinale”, grazie ai quali poter attestare su carta la prova della vaccinazione COVID-19 per poter lavorare in un ufficio o sul set di un film?

Oltre al problema degli addetti ai lavori si pone anche quello relativo agli spazi riservati all’Arte: in che modo i cinema, i luoghi dedicati ai concerti dal vivo, i set di produzione e i parchi a tema si comporteranno a tal proposito? É giusto imporre un TSO ai cittadini che per motivi religiosi o per qualsiasi altra convinzione decide di non accettare la vaccinazione? Questi sono solo i punti di partenza per la prossima fase attraverso la quale si cercherà di ristabilire la normalità a Hollywood.

La posizione di Netflix e degli Studios

Netflix

Alla domanda se Netflix imporrà i vaccini sui suoi set, il co-CEO Ted Sarandos ha affermato in parole spicciole che l’azienda non prenderà una posizione sull’obbligatorietà ma è certa che le persone abbiano voglia di tornare alla vita normale. Ci si limiterà a osservare se la vaccinazione avrà successo.

In questo momento, il fatto che circa il 10% della popolazione degli Stati Uniti abbia ricevuto un vaccino COVID-19 non ha avuto un impatto particolare sull’attività di realizzazione di film e programmi TV. Ciò è in gran parte dovuto al fatto che, a differenza del mondo della scuola o dell’industria della ristorazione, i lavoratori dell’intrattenimento non hanno ricevuto un accesso prioritario ai vaccini.

Gli unici che hanno avuto accesso ai vaccini ne hanno potuto usufruire per la loro fascia di età o per condizioni di salute preesistenti. Una cosa sembra abbastanza certa: non ci sono segni di sforzo da parte degli Studios per richiedere un accesso speciale ai vaccini.

Come accade nella vita quotidiana di noi italiani, quando una persona viene vaccinata non cambia granchè. I vaccinati che prendono parte a una produzione, non ricevono alcun trattamento speciale sul set. “Solo perché sei stato vaccinato non significa che puoi saltare i protocolli”, dice un capo del dipartimento COVID-19. Tali individui devono ancora risultare negativi prima di venire sul set, indossare una maschera e distanziarsi socialmente come avrebbero fatto prima.

Detto questo, l’idea dei “passaporti vaccinali” ha iniziato a generare chiacchiere tra gli addetti ai lavori, anche se i dettagli di un tale sistema devono ancora essere elaborati. Ad esempio, se un individuo ha avuto il COVID-19 e potrebbe avere gli anticorpi ma non ha fatto nessun vaccino sarà idoneo per un “passaporto”? E come ci si comporterà con chi non ha intenzione di farlo?

L’OSHA (agenzia del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti che ha l’obiettivo di garantire la sicurezza sul lavoro) non ha emesso alcuna guida specifica per quanto riguarda i vaccini COVID-19. Alcuni avvocati sono abbastanza convinti che il dipartimento del lavoro del presidente Joe Biden possa prevedere l’obbligatorietà.

“Non abbiamo mai visto una pandemia prima d’ora, ma nessuna azienda in questo momento richiede un vaccino antinfluenzale o un vaccino per la polmonite o la prova di qualsiasi tipo di vaccino per lavorare nelle produzioni”, afferma Ivy Kagan Bierman di Loeb & Loeb, aggiungendo che è una situazione difficile per corporazioni e sindacati. “A breve termine, data la scarsità di vaccini e un certo grado di esitazione nei confronti dei vaccini nella popolazione, un programma volontario può avere molto senso pratico”, aggiunge Houman Ehsan, partner di O’Melveny & Myers.

Anche se non ci sarà un obbligo, la vaccinazione sarà sicuramente fortemente incoraggiata dagli Studios e chiaramente ci potrebbero essere vantaggi per coloro che, ad esempio, hanno un codice QR sul proprio cellulare che attesti l’avvenuta inoculazione. Su un set, potrebbe avvenire che la prova della vaccinazione finirà per evitare i test e le mascherine. “Mi sembra che i passaporti COVID diventeranno parte della nostra vita quotidiana a un certo punto”, afferma Tricia Legittino, co-presidente dei gruppi di contenzioso e lavoro di Frankfurt Kurnit. “Se vuoi salire su un aereo, probabilmente dovrai averne uno. Se vuoi vedere un film, probabilmente dovrai averne uno”.

Verso la discriminazione sanitaria?

Qualsiasi paese adotti un sistema di passaporti vaccinali dovrà fare i conti con l’Americans With Disabilities Act, che proibisce la discriminazione sulla base di una disabilità.

L’EEOC, agenzia federale istituita tramite il Civil Rights Act del 1964 per amministrare e far rispettare le leggi sui diritti civili contro la discriminazione sul posto di lavoro, ha stabilito linee guida su come i datori di lavoro devono comportarsi nei confronti di chi non si vaccina per motivi religiosi o di disabilità. In entrambe le situazioni, il datore di lavoro deve dimostrare che un lavoratore non vaccinato costituisce una minaccia diretta per la salute o la sicurezza sul lavoro. Dopodichè dovrà invitare il dipendente al lavoro a distanza, e potrà spingersi fino al licenziamento.

In questo scenario bisogna anche tener presente che un accordo non avverrà fino a quando i vaccini non saranno disponibili su vasta scala. Un altro interrogativo che ci si pone è quello relativo a chi dovrà sostenere il costo della vaccinazione, come le cartelle cliniche saranno mantenute private, e come prendere in considerazione le esenzioni mediche e religiose.

Analizzando la situazione attuale, diversi addetti ai lavori hanno notato l’efficacia dei protocolli attuali e segnalato bassi tassi di trasmissione.

Stafano Mazzola

11/03/2021

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