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Ogni tuo respiro

Recensione

Ogni tuo respiro – Recensione: una storia d’amore, una battaglia per il miglioramento della qualità di vita dei disabili, fatti reali, raccontati con uno stile “troppo” impeccabile

Ogni tuo respiro still

È sicuramente una storia d’amore quella tra Robin Cavendish e Diana Blacker, personaggi di “Ogni tuo respiro”. I due si conoscono nella campagna inglese durante una partita di cricket nel 1957 e si innamorano quasi immediatamente. Il loro amore è forse il principale protagonista di questo film incredibilmente stiloso, ispirato dalla vera storia dei genitori di Jonathan Cavendish, il produttore della pellicola.

Robin e Diana si sposano dopo brevissimo tempo e si trasferiscono in Kenya dove Robin lavora alla ricerca di nuove e originali produzioni di tè da proporre al mercato inglese. In questa incredibilmente romantica cornice Diana rimane incinta, il loro amore è al culmine quando Robin contrae la poliomielite le cui sequele si manifesteranno presto come una paralisi totale del corpo. Si renderà presto conto di essere condannato per il resto della vita ad essere collegato ad un respiratore artificiale e ad avere una motilità residua che consta soltanto in una discreta mimica facciale e un modestissimo movimento laterale del capo.

Da questo momento della storia si attiva l’incredibile determinazione di Diana. Presentata all’inizio del film quasi come una viziata e capricciosa ragazza borghese, dimostra col suo amore e la voglia di cambiare le cose di essere il motore trainante della vita della coppia per il resto della loro vita. Trasferisce il marito dal Kenya all’Inghilterra e successivamente riesce a compiere una sequela di battaglie per riportare il marito in casa e reintegrarlo in una vita normale, circondato da amici. Riesce inoltre a farlo vivere col figlio che cresce, a farlo viaggiare per piacere ed anche per portare nel mondo ed in congressi medici il loro esempio di integrazione del disabile in un contesto qualitativo di vita.

Ogni tuo respiro: un debutto esteticamente ‘troppo’ perfetto per Andy Serkis

Andy Serkis, al suo debutto come regista, dimostra che chi ha lavorato molto nel cinema, impara a fare il cinema. Attore, doppiatore e prestatore di quelle movenze sulle quali poi, con l’ausilio della computer grafica, è stata data vita a personaggi come Gollum de “Il Signore degli anelli”, sembra aver assorbito tutte le arti per confezionare un prodotto forse troppo perfettamente confezionato.

Gli attori, Andrew Garfield nel ruolo di Peter, e Claire Foy, nel ruolo di Diana, ci donano delle performance straordinarie, soprattutto Garfield, dovendo esprimere tutte le sue emozioni, che una mimica non integra a causa della paralisi limita fortemente. La bellezza della coppia, pertinente nella fase dell’innamoramento iniziale, stona durante il susseguirsi delle drammatiche vicende da essa vissute, vicende sfiancanti in cui i protagonisti appaiono perfettamente patinati e pettinati.

La trama di “Ogni tuuo respiro” ci propone un fatto reale, che vorremmo vedere realistico. La cura per i dettagli, gli arredi delle case, i loro esterni, gli ospedali, fin nei loro sotterranei, ci forniscono una rappresentazione degli anni 50 e 60 che potremmo vedere in una pubblicità dell’epoca. È tutto troppo ricercato ed elegante. Le pur incredibilmente belle inquadrature girate in Kenya o in Spagna sembrano filmati da catalogo viaggi. Per non parlare dei costumi, li potremmo paragonare ad una autentica carrellata vintage che ripercorre quattro decenni, dai 50 agli 80, con una ricchezza di dettagli chic che va dalla serie interminabile dei foulard cachemire che coprono la tracheotomia di Peter alle linde divise delle infermiere degli ospedali mentre puliscono sederi già perfettamente puliti, e forse truccati.

Quello che vorremmo dire è che in un film che racconta una storia vera e che tratta argomenti come l’integrazione ed il rispetto sociale del disabile, il diritto alla vita ed alla morte e non trascurerei, una storia di amore autentica, ci saremmo aspettati maggior realismo. Avremmo accettato di buon grado di ferire l’occhio dello spettatore con qualche immagine cruda, qualche disordine o mancanza di eleganza e ricercatezza in ogni singolo fotogramma.

Durante i titoli di coda ci vengono proposti dei filmati della reale coppia Cavendish. Nel giorno del loro matrimonio, belli come dovevano essere. E in un filmato di anni dopo, su una spiaggia, mentre lei spinge la sua carrozzina e lui felice, un po’ disorientato, meno bello, ma soprattutto spettinato…come dovevano essere.

Marco Marchetti

Ogni tuo respiro

Trama

  • Titolo originale: Breathe
  • Regia: Andy Serkis
  • Cast: Andrew Garfield, Claire Foy, Diana Rigg, Miranda Raison, Hugh Bonneville, Ed Speleers, Dean-Charles Chapman, Ben Lloyd-Hughes, Roger Ashton-Griffiths, James Wilby
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 117 minuti
  • Produzione: Gran Bretagna, 2017
  • Distribuzione: Bim Distribuzione
  • Data di uscita: 16 novembre 2017

ogni tuo respiro locandina

“Ogni tuo respiro” è la prima prova registica in assoluto di Andy Serkis, nome d’arte di Andrew Clement Serkis, che ha scelto di debuttare dietro la macchina da presa con una romantica storia d’amore.

Ogni tuo respiro: un amore oltre la disabilità

Il protagonista delle vicende del film “Ogni tuo respiro” è Robin Cavendish un avvocato britannico impegnato nella lotta per i diritti di persone malate e disabili, a sua volta costretto su di una sedia a rotelle, paralizzato e collegato ad un respiratore.

Robin era una ragazzo pieno di vita e molto felice, prima che la malattia, una terribile poliomielite sopraggiunta nel fiore degli anni, lo rendesse un paralitico. Assistito amorevolmente da sua moglie Diana, Robin trova forza nell’incredibile sentimento d’amore che lo lega alla compagna e che gli dà la voglia di combattere.

Ogni tuo respiro: una storia per Andy Serkis

Il noto artista britannico Andy Serkis deve la sua fama internazionale alle sue magistrali interpretazioni di Gollum/Sméagol: ha infatti prestato voce e movimenti al personaggio restituendone il carattere al pubblico, grazie alla tecnologia del blue screen, nella trilogia cinematografica de “Il Signore degli Anelli” diretta da Peter Jackson. Clement Serkis ha inoltre interpretato Cesare, protagonista de “L’alba del pianeta delle scimmie”, del successivo “Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie” e di “The War – Il pianeta delle scimmie”; e Leader Supremo Snoke in “Star Wars: Il risveglio della Forza” e in “Star Wars: Gli ultimi Jedi”.

Robin Cavendish è interpretato da Andrew Garfield, nominato ai Golden Globe nel 2010, per il ruolo di Eduardo Saverin in “The Social Network” e nel 2016 per il ruolo di Desmond Doss in “La battaglia di Hacksaw” Ridge di Mel Gibson.

Trailer

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