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Smetto quando voglio: ad honorem

Smetto quando voglio: ad honorem - Recensione: Il 'genio'... ruba?

Si sente spesso affermare che, fra le molteplici proposte cinematografiche di dubbia validità, i film di Sydney Sibilia siano un’alternativa da accogliere calorosamente; il che, in buona sostanza, vuol dire accontentarsi.

Chiunque sceglierebbe "Smetto quando voglio: ad honorem" rispetto a una commediola di De Laurentiis. In un panorama cinematografico sostanzialmente mediocre, la trilogia di Sibilia “fa piovere manna in testa agli affamati” con inenarrabile facilità.

Il prodotto finale è  innegabilmente buono, e lo dimostra ancor di più il successo che ha riscosso; ma è altresì innegabile che, eufemisticamente parlando, il regista abbia tratto una ‘forte ispirazione’ da “Breaking Bad” e “Una notte da leoni”, aggiungendo, come unica ‘firma’ d’italianità, il fattore “precarietà”: scelta saggia che gli ha permesso di attirare una larga fascia della popolazione.

È naturale esser influenzati dalla cinematografia americana e britannica, specialmente se la suddetta propone serie tv d’ineguagliabile spessore come “Breaking Bad”; d’altro canto, si potrebbe far operare meglio la propria creatività, anziché creare un patchwork sceneggiativo.

Smetto quando voglio: ad honorem - tributo sì, tributo no

"Smetto quando voglio: ad honorem", come pure i due che lo precedono, non è un film particolarmente originale. Degna di nota, semmai, è l’impronta americaneggiante nella regia, con una fotografia assolutamente caratteristica. La trama, ahimè, non brilla di autenticità.

Il protagonista, Pietro Zinni - interpretato da Edoardo Leo, attore che, almeno ultimamente, pare quasi abbia firmato una qualche clausola che gli impone di prender parte a ‘reinterpretazioni in salsa italiana’ di pellicole americane più o meno comiche -  è un ricercatore universitario che, per uscire dalla situazione di precarietà in cui è mestamente costretto a vivere, decide di utilizzare le proprie conoscenze scientifiche al fine di creare una nuova droga. Vince Gilligan si sentirebbe onorato del ‘tributo’, considerando che - particolare più, particolare meno - è la storia dell’oramai iconico Walter White (aka Eisenberg). Persino l’impianto comico riecheggia quello della puntata pilota di “Breaking Bad”.

L’allegra banda di geni precari, di cui Pietro è l’indiscusso leader, vive una serie di peripezie che, stilisticamente parlando, ricordano decisamente “Una notte da leoni” (anch’essa trilogia). Inoltre, nell’ultimo capitolo, "Smetto quando voglio: ad honorem", si assiste ad un ulteriore ‘tributo’, in tal senso: la scena dell’evasione fa inevitabilmente - ed ammettiamolo, affettuosamente - pensare a “Prison Break”.

Le ‘citazioni’ non finiscono qui: Vittorio, il simpatico avvocato dalla dubbia stoffa morale - già presente da “Masterclass” - e dalle cravatte stravaganti (in “Smetto quando voglio: ad honorem” ne indossa una con disegnati dei cavallucci marini), è, in buona sostanza, una versione ‘spoglia’ del memorabile Saul Goodman (‘imperfetto’ ed insuperabile avvocato dalla personalità tragicomica in “Breaking Bad”). Per quanto riguarda, invece, la scena che dipinge la morte della compagna di Mercurio, in cui quest’ultima, come segno di addio, si scrive “OXT” (ossitocina) sul palmo della mano e lo mostra al partner premendolo contro il vetro della porta, trattasi di un chiaro omaggio a “Lost”.

Smetto quando voglio: ad honorem - Donne, tututu, in cerca di 'caratterizzazione'

Oltre all’ispettrice Paola Coletti, l’unica altra figura femminile presente nella pellicola è la compagna di Pietro, Giulia: un personaggio pacatamente bidimensionale.

Giulia rientra appieno nello stereotipo della donna ingenua e sentimentalmente combattuta che, una volta venuta a conoscenza delle vicende riguardanti il compagno, decide prima di allontanarsi da quest’ultimo per poi, ‘inevitabilmente’ riavvicinarvisi; risultando ridondante ed estremamente irritante. Rievoca infatti, nella nostra mente, più la figura di una Lois Lane qualunque - in eterna attesa del ritorno del proprio compagno che, a differenza sua, deve salvare il mondo da minacce di vario tipo -, un ‘angelo del focolare’ che può evincersi dalla figura dello “Übermann” (attenzione: non “-Mesch”) solo cambiando partner; partner che, naturalmente, non essendo in grado di eguagliare in alcun modo il suo potente antagonista in amore, sarà messo da parte quanto prima dalla suddetta donna.

Perché, diciamocelo chiaramente, noi donne, oltre ad adorare l’idea di essere ridotte a cliché,  ci lasciamo sempre conquistare dal Darcy o dal Superman di turno.

 

Ciò che fa da contraltare alle suddette ‘mancanze’, e che rende la saga un prodotto estremamente godibile, è la parte dialogica. I tempi comici sono perfetti, le battute taglienti e realistiche, e in ultimo, ma non per questo meno importante, il cast è chiaramente di prim’ordine.

Una trilogia conclusasi bene, in buona sostanza. Film assolutamente in grado di risollevare le sorti di un sabato sera noioso con qualche fragorosa risata.

Eppure, eppure, eppure.

 

Nicole Ulisse

  • Titolo originale: Smetto quando voglio: ad honorem
  • Regia: Sydney Sibilia
  • Cast: Edoardo Leo, Valerio Aprea, Valeria Solarino, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Stefano Fresi, Neri Marcorè, Greta Scarano
  • Genere: Commedia, colore
  • Durata: 96 minuti
  • Produzione: Italia, 2017
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Data di uscita: 30 novembre 2017

"Smetto quando voglio: ad honorem" è il terzo capitolo sulla banda dei cervelloni italiani più disastrata di sempre. Il gruppo dei laureati composto da Pietro Zinni, Mattia Argeri, Arturo Frantini, Alberto Petrelli, Giorgio Sironi, Andrea De Sanctis e Bartolomeo Bonelli è protagonista di nuove avventure al limite del rocambolesco: per l'occasione dovranno impedire al professor Walter Mercurio di portare a termine un attentato. Nuovi guai attendono perciò i sette protagonisti di questa trilogia italiana firmata da Sydney Sibilia e ora al suo ultimo capitolo.

Il cast comprende nuovamente Valeria Sorino, nei panni della fidanzata di Pietro, e Neri Marcorè nei panni del pericoloso Murena. A loro si uniscono nuovi laureati, esperti nelle più svariate discipline.

Smetto quando voglio: ad honorem: ultimo capitolo di una trilogia di successo

"Smetto quando voglio: ad honorem"  è l'ultimo capitolo di una trilogia di successo iniziata nel 2014. Al centro della storia 7 laureati che, nonostante un'elevata formazione e grandi capacità nelle più svariate discipline scientifiche, non riescono ad affermarsi e a realizzarsi in quello che desideravano.

Cosa fare per riscattarsi da questa situazione? Raggruppare i migliori geni sulla piazza per produrre una nuova droga, utilizzando una molecola che non è stata catalogata come stupefacente dal Ministero della Salute. Il primo film ha riscosso il favore del pubblico e della critica, guadagnandosi 12 nomination ai David di Donatello.

Un vero e proprio fenomeno che mescola azione a uno spiccato senso dell' humor, riprendendo elementi di serie tv americane, prime fra tutte "Breaking Bad" e restituendo un ritratto "soft" dell'Italia di oggi.

Dopo il primo successo, è uscito il secondo capitolo "Smetto quando voglio: Masterclass" a Febbraio 2017  e il terzo "Smetto quanto voglio: ad honorem" , nei cinema dal 30 novembre dello stesso anno.

Laura Calvo

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