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Razzabastarda – Recensione

Tratto dalla pièce teatrale “Cuba and his Teddy Bear” di Reinaldo Povod, una provocante prima regia per Alessandro Gassman

Regia: Alessandro Gassman – Cast: Alessandro Gassman, Giovanni Anzaldo, Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi, Matteo Taranto, Michele Placido, Madalina Ghenea, Carolina Fachinetti – Genere: Drammatico, colore, 95 minuti – Produzione: Italia, 2012 – Distribuzione: Moviemax – Data di uscita: 18 aprile 2013.

razzabastardaRoman (Alessandro Gassman) è un migrante rumeno giunto in Italia trent’anni fa. La sua esistenza è fatta da spaccio di cocaina e frequenza di ambienti della piccola delinquenza. Ma Roman ha un sogno coltivato da sempre: dare a suo figlio Nicu (Giovanni Anzaldo), che ha allevato senza madre, un’esistenza diversa e migliore, senza mai fargli mancare nulla. Ma può davvero un ragazzo che sin da piccolo ha respirato quell’ambiente e quelle dinamiche riuscire ad essere qualcosa di diverso?

L’opera prima di Alessandro Gassman è un film realizzato con tanto coraggio, a partire dalla scelta del bianco e nero, che dà allo spettatore quella sensazione di cupo e buio si adatta perfettamente alle vicende, con tanto di cappello alla fotografia.

L’adattamento cinematografico di uno spettacolo teatrale di successo, che ha ottenuto notevoli riconoscimenti (fra tutti, Premio Flaiano – Pegaso d’Oro), è un’opera riuscita ed emozionante, che svela talento nella regia, oltre che, se ce ne fosse ancora bisogna, grande talento d’attore di Alessandro Gassman, ben supportato da Giovanni Anzaldo (Nicu) e da un grande Manrico Gammarota (Geco).

La scelta di una location come Latina, inoltre, rende il tutto molto credibile, con tutte le sue sfumature multietniche e il suo degrado, e il bianco e nero in questo si conferma una scelta azzeccata.

Come prima opera prima, Gassman fa il suo dovere ed è già una buona cosa, lo attendiamo al varco nella direzione di un altro progetto cinematografico che non provenga da una sua opera teatrale precedente.

Salvatore Cusimano

Razzabastarda – Recensione

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