La nostra terra – Recensione

In questo piccolo gioiello la lotta alla mafia si fa coltivando la terra

Regia: Giulio Manfredonia – Cast: Stefano Accorsi, Sergio Rubini, Maria Rosaria Russo, Iaia Forte, Nicola Rignanese – Genere: Drammatico, colore, 100 minuti – Produzione: Italia, 2014 – Distribuzione: Visionaria – Data di uscita: 18 settembre 2014.

lanostraterraNicola Sansone, oltre ad essere un boss mafioso, è il proprietario di un podere nel Sud Italia che viene sottratto dalla sua famiglia ai Bonavita, che su quella terra continuano a vivere come braccianti. Quando Sansone viene arrestato, il terreno viene confiscato dallo Stato e assegnato a una cooperativa, che però non riesce – per celati o dichiarati boicottaggi – ad avviare l’attività agricola. Per questa ragione viene mandato in loro aiuto Filippo (Stefano Accorsi), un uomo che da anni fa l’antimafia lavorando in un ufficio del Nord: è quindi impreparato ad affrontare la questione “sul campo”. Numerosi sono gli ostacoli che Filippo incontra, e spesso deve resistere all’impulso di mollare tutto. A trattenerlo sono il suo amore per le sfide e le strane dinamiche di questa cooperativa di insolite persone cui inizia ad affezionarsi. A colpirlo sono soprattutto Cosimo Bonavita (Sergio Rubini), l’ex fattore del boss e antico proprietario del podere, e Rossana (Maria Rosaria Russo), la bella e determinata ragazza che forse ha un passato da riscattare. Non appena le cose iniziano ad andare quasi bene, al boss Nicola Sansone vengono concessi i domiciliari. Riuscirà l’antimafia a trionfare?

“La nostra terra” si presenta, sin dal primo minuto, come un film estremamente godibile che riesce a trattare temi molto importanti con una sorta di leggerezza che aiuta lo spettatore ad entrare in un mondo a lui totalmente estraneo in punta di piedi, senza confusione. Non per questo, però, Manfredonia sottovaluta l’argomento al centro di questa sua pellicola: la lotta alla mafia tramite la coltivazione di terreni sequestrati ai clan malavitosi. Prendendo spunto dall’operato di Libera, associazione che da anni si batte per sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e per promuovere legalità e giustizia, il registra tratteggia una storia davvero credibile, una di quelle storie che probabilmente sono realmente accadute, o stanno accadendo, nel nostro paese. La sua potrebbe essere la storia di ognuno di noi.

Il ritmo della pellicola è lieve, non incontra mai ostacoli: scorre via tutto d’un sorso. E così si resta incantati dalla storia di questo buffo, folle, coraggiosissimo gruppo di persone fuori dal comune, sperando, un giorno, di poter fare qualcosa di altrettanto significativo. Il plot, oltre ad essere ben bilanciato, risulta originale e divertente, anche se bisogna ammettere che la seconda parte del lungometraggio soffre di qualche accenno di banalità.

Decisamente significativa è l’interpretazione di Sergio Rubini che riesce a calarsi nei panni del suo personaggio con estrema naturalezza, senza mai sembrare ‘fuori parte’. Ad aiutarlo, in realtà, è anche il suo personaggio: senza ombra di dubbio il più interessante e il più complesso. Notevoli anche le prestazioni di Accorsi e di Russo, che contribuiscono alla credibilità del film e che regalano non pochi sorrisi.

In definitiva “La nostra terra” è un piccolo gioiellino: riesce a catturare l’attenzione del pubblico per tutti i 100 minuti della sua durata. Si può dire che Giulio Manfredonia abbia fatto nuovamente centro.

Micol Koch

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