Il divin Codino (2021)

ll divin codino: gioie e tormenti di un predestinato

Il divin Codino

Dopo un breve sguardo al pubblico, un ragazzino con i riccioli e gli occhi d’angelo entra in campo. Passano otto minuti di scatti e di un'eleganza rara nel toccare il pallone. Il bimbo coccolato da Firenze per due anni, periodo di recupero dal gravissimo infortunio al ginocchio, tira. Prende palla e tira in porta. Fuori. Di poco! Fuori.
Fuori, si, ma è il più bel tiro fuori degli ultimi 20 anni.

"ll divin codino" targato Netflix ci regala con i soliti pregi e difetti, la carriera del giocatore che ha dato il sorriso a nonni, genitori e bimbi. Chiunque può essere un artista, dal dentista al fornaio, conta l’intenzione e quella di Roberto Baggio è di giocare a calcio divertendosi come un bambino, ma facendolo in modo, molto, ma molto serio.

Uno cosi ne nasce ogni cent’anni: filosofo fiorentino sconosciuto del Bar Marisa, Firenze

Molti aspetti della vita, della personalità e persino del vocabolario del Baggio adulto sembrano scolpiti dall’influenza di un genitore autoritario: la fissazione per il rispetto e per l’umiltà, l’orrore per la menzogna che lo porta a ripetere quasi in ogni intervista di essere una persona schietta e diretta, la severità nei confronti di se stesso, l’etica del sacrificio, l’amore per la solitudine e la natura.

Tutto questo rappresenta l’incipit di "Divin Codino" che parte con il caos gioioso di una famiglia veneta residente a Caldogno, con otto figli a tavola, dove Roberto (Andrea Arcangeli), il sesto, rompe gli indugi e informa i genitori di aver firmato il primo contratto importante con la Fiorentina, squadra di calcio di serie A.
Purtroppo nel momento di massima euforia, il talentuoso giovane con lineamenti vagamente orientali e riccioli indimenticabili si frantuma il ginocchio in una partita contro il Rimini.

La pellicola, dopo una breve ma intensa e decisiva parte di vita nella Fiorentina, vira velocemente al periodo del mondiale del '94 che alla fine è il climax ricercato dalla regista.

Il lavoro di Letizia Lamartire, pur con i suoi difetti e un montaggio un po' affrettato e grossolano, restituisce bene l’epicità della cavalcata di una nazionale che, come nel più classico Viaggio dell'eroe, arriva stremato in una finale, quella del mondiale del 94 in USA, dove per la prima volta nella storia si gioca ai calci di rigore, con i brasiliani - forti anche di un riposo a temperature migliori - alla fine vincenti.

Il Divin codino: Una seconda giovinezza

Il divin Codino

Nella seconda parte "Divin Codino" riprende la storia del mitico giocatore sei anni dopo i mondiali. Arriva una telefonata. Carlo Mazzone (Martufello), allenatore del Brescia, non si capacita di come a 33 anni un fenomeno assoluto sia trattato come un reietto e convince il presidente a fare uno sforzo e prenderlo nel suo team per dare una mano a salvare la squadra.

Sublime la prova di Andrea Arcangeli, che invece di imitare, assorbe e abbraccia empatizzando realmente le gioie e i dolori di un ragazzo sano con un talento unico e tanta sensibilità. Un plauso anche alla sottile e raffinata cura della ricerca delle responsabilità di Baggio stesso, incapace di andare d’accordo con qualsiasi allenatore, eccezion fatta per un uomo di 70 anni in pace con se stesso. Lo stesso Mazzone in un brevissimo scambio con Roberto spiega che i conflitti che ha avuto in carriera nascevano dalla necessità di sentirsi amato non tanto dalla gente quanto da un padre autoritario, con la disciplina e la verità come valori fondamentali.

Fondamentale in tal senso il rapporto di stima mal riposta con il CT della nazionale, Arrigo Sacchi (Antonio Zavatteri) dove il bisogno di approvazione riemerge forte più di ogni altra cosa. Un sottile e intelligente filo rosso che si lega al teso rapporto con il padre.

Dolci e azzeccate le musiche con il motivo principale cantato d Diodato. Emozionante la sua biografia, in episodi chiave per lasciar uscire la personalità di un uomo che da piccola si metteva a piangere nel sentire le ambulanze. Chi è fiorentino è consapevole della gratitudine che Baggio ha nei confronti di Firenze a cui si è sentito strappato via come un gattino non ancora svezzato. Lo si vede piangere in un triste capodanno, senza nessuno e infortunato. Roberto Baggio, pur soffrendo, non ha mai avuto paura di restare solo.

Pianse a 35 anni quando non venne convocato nello sciagurato mondiale del 2002. Lacrime sincere. La sua ultima partita si tenne contro il Milan a San Siro nel 2004 tra gli applausi di mezzo mondo.

Un finale semplice e commovente, in cui la cassiera di un autogrill, intrepretata da sua figlia Valentina, non pteva che dire “grazie di tutto”.

Amerigo Biadaioli

  • Regia: Letizia Lamartire
  • Cast: Andrea Arcangeli, Valentina Bellè, Andrea Pennacchi, Martufello, Antonio Zavatteri, Riccardo Goretti, Thomas Trabacchi
  • Genere: Docu-fiction, colore
  • Durata: 91 minuti
  • Produzione: Italia, 2021
  • Distribuzione: Netflix
  • Data di uscita: 26 maggio 2021

Il Divin Codino posterIl "Divin Codino" è un film diretto da Letizia Lamartire in cui si raccontano i momenti decisivi della vita e della carriera del calciatore Roberto Baggio, interpretato da Andrea Arcangeli

Il divin codino: La trama

Il “Divin Codino” segue la vita e la crescita sportiva e umana del calciatore Roberto Baggio, sottolineando le sue gesta sportive e le sue umane sofferenze che hanno unito intere generazioni. Dagli infortuni, alla scoperta del Buddhismo fino alle vittorie e al rapporto indissolubile con almeno tre generazioni.

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