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Il cinema piange William Hurt

William Hurt ci ha lasciato poco prima del suo settantaduesimo compleanno. L’attore dallo sguardo dolce e seducente ha saputo regalarci ruoli indimenticabili.

William Hurt, un grande e indimenticabile attore

William Hurt attore

Il cinema piange William Hurt

Il cinema piange un altro grande che se ne va. Secondo quanto annunciato da uno dei suoi figli, William Hurt sarebbe morto per cause naturali.

Il premio Oscar per “Il bacio della donna ragno” nel 1986 e candidato all’Academy per l’indimenticabile “Figli di un Dio minore” (1986) di Randa Haines e per l’incisivo “Dentro la notizia” (1987) di James L. Brooks è stato diretto da grandi registi, lasciando il segno nel cinema americano, e non solo, con personaggi cui sapeva donare un tocco di fascino particolare.

Nonostante una vita segnata da non pochi disagi, William Hurt si è distinto fin da “Stati di allucinazione” (1980) in cui ha debuttato con un ruolo da protagonista diretto da Ken Russell, ricevendo la candidatura al Golden Globe come Miglior Attore Emergente.

Dopo “Uno scomodo testimone” (1981) di Peter Yates, l’incontro con Lawrence Kasdan ha accelerato il corso della sua carriera. Il regista ha diretto Hurt mettendo in risalto il suo carisma in “Brivido caldo” (1981), per poi inserirlo nel cast del corale “Il grande freddo” (1982), e successivamente renderlo protagonista di “Turista per caso” (1988) e “Ti amerò… fino ad ammazzarti” (1990).

Nei primi anni di attività non c’è un titolo che non merita una menzione: da “Gorky Park” (1983) di Michael Apted al già citato “Il bacio della donna ragno” (1986) di Héctor Babenco, arrivando agli anni Novanta con “Alice” (1990) di Woody Allen e “Fino alla fine del mondo” (1991) di Wim Wenders.

Gli anni Novanta e il nuovo millennio

Nel corso degli anni Novanta, la carriera di William Hurt è andata avanti con lavori che non hanno lasciato il segno come i precedenti, a parte il “Jane Eyre” di Franco Zeffirelli del 1996, grande produzione italo-franco-britannica.

Nel 2001 l’attore ha ritrovato Spielberg che lo ha reclutato per “A.I. – Intelligenza artificiale” per poi proseguire la sua carriera in modo meno incisivo, pur partecipando a pellicole di rilievo come “The Village” (2004) di M. Night Shyamalan; “History of Violence” (2005) di David Cronenberg; “Syriana” di Stephe Gaghan con George Clooney protagonista; “The Good Shepherd” (2006) di Robert De Niro; “Into the Wild” (2007) di Sean Penn.

Ha recitato in film più leggeri come “L’incredibile Hulk” di Louis Leterrier del 2008, ma anche, e ancora come protagonista, in pellicole più impegnate come “Endgame” di Peter Travis del 2009 sul tema dell’apartheid in Sudafrica.

Nel 2010 ha lavorato nel “Robin Hood” di Ridley Scott con Russell Crowe; poi iniziare ad avere a che fare con una serie di supereroi in film come “Captain America: Civil War” (2016), “Avengers: Infinity War” (2018), e “Avengers: Endgame”(2019) tutti diretti dai fratelli Russo.
Lo abbiamo infine visto nel 2021 in “Black Widow” di Cate Shortland (2021) con protagonista Scarlett Johansson.

Daniele Romeo

14/03/2022

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