Festival di Cannes 2018: una kermesse all’insegna delle novità

Tante le novità al Festival di Cannes 2018: dalla cancellazione delle proiezioni stampa al divieto di selfie sul Red Carpet. Il delegato generale Thierry Frèmaux propone come film d’apertura “Everybody Knows” del regista dissidente Asghar Farhadi.

Festival di Cannes 2018: un’edizione impegnata più che mai

Festival di Cannes 2018 Bardem Cruz

Si preannuncia un’edizione molto per cinefili e poco pop quella del Festival di Cannes 2018, attento a supportare il cinema d’autore, a partire da Asghar Farhadi regista di “Everybody Knows”, che apre le danze. Il cineasta iraniano è per la terza volta presente sulla Croisette con un film in Concorso. La sua opera vede come protagonisti la coppia d’oro del cinema spagnolo formata da Penelope Cruz e Javier Bardem, insieme anche nella vita.

Durante la conferenze di preapertura del Festival Thierry Frèmaux ha voluto sottolineare la necessità di aumentare l’attenzione sul cinema d’autore, il bisogno di novità e il sostegno alle donne nell’industria cinematografica, dopo lo scandalo Weinstein.

Presenti al Festival saranno tre registe: Alice Rohwacher, Eva Hussen e Nadine Labaki, mentre Cate Blanchett presiede la giuria in cui si contano quattro giurate e altrettanti maschi.

Festival di Cannes 2018: autori di un cinema scomodo che raccontano il reale tra mille difficoltà

Tra le tante polemiche che hanno preceduto la kermesse merita attenzione quella relativa al rifiuto di prodotti Netflix sulla Croisette che Frémaux ha motivato affermando che il cinema in sala deve restare arte e deve essere connotato in maniera diversa dai prodotti televisivi, anche di ottima fattura.

La cura per il cinema d’autore si mostra attraverso la scelta di registi che hanno enormi difficoltà a produrre arte nel luogo in cui vivono.

É osteggiato nel suo paese Jafar Panahi che partecipa alla kermesse con il suo “3 Faces”, in cui appare anche nel cast con una piccola parte. Condannato agli arresti domiciliari dal 2010, il regista ha continuato a produrre opere che riesce a far uscire sul mercato nei modi più ingegnosi.

Non ha vita più facile neanche Kirill Serebrennikov che con il suo “Summer” approfondisce la scena rock di Leningrado, proprio nei giorni in cui si va a insediare Putin, suo acerrimo nemico.

I due registi sono entrambi in Concorso ma ci sono poche possibilità che arrivino in Francia fisicamente.

Jean-Luc Godard brillerà come al solito per la sua assenza, parlerà per lui “Le livre d’image”, una storia divisa in cinque capitoli su una rivoluzione immaginaria nel mondo arabo. E chiudiamo con l’outsider americano Spike Lee, assente da Cannes dal lontano 1991. C’è molta attesa per il suo “BlacKkKlansman”, che ci riporta agli anni ’70 in cui imperversava indisturbato il Ku Klux Klan.

Festival di Cannes 2018: uno sguardo sull’Oriente che spazia tra Corea e Giappone, passando per il Kazakistan

In un Festival che si presenta minimalista, arrivano una serie di titoli asiatici e provenienti da emisferi lontani. La Cina è presente in Concorso con “Ashi s Purest White” di Jia Zhangke, che vede ancora una volta protagonista sua moglie Zhao Tao in una storia d’azione e d’amore. Il regista kazako Sergei Dvortsevoy porta a Cannes “Ayka” , storia di una donna, che ha abbandonato il figlio e che lo cerca disperatamente. Sono giapponesi “Asako I & II” di Ryusuke Hamaguchi e “Shoplifters” di HIrokazu Kore-eda. L’unica opera prima in concorso quest’anno è quella del cineasta egiziano A. b. Shawky. Il suo “Yomeddine” è un road movie ambientato nel deserto egiziano.

Giulia Sessich

08/05/2018

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