Copia conforme – Recensione

I cliché amorosi nel rapporto di coppia attraverso lo sguardo di una Juliette Binoche spenta, senza idee e un William Shimmel assente

Regia: Abbas Kiarostami – Cast: Juliette Binoche, William Shimell, Jean-Claude Carrière, Agathe Natanson, Gianna Giachetti, Adrian Moore, Angelo Barbagallo, Andrea Laurenzi – Genere: Drammatico, colore, 106 minuti – Produzione: Francia, Italia, Iran, 2010 – Distribuzione: Bim – Data di uscita: 21 maggio 2010.

copiaconformeLa nuova opera di Abbas Kiarostami “Copia Conforme”, in concorso a Cannes nella Selezione Ufficiale, parte da uno spunto banale, la presentazione di un libro, per far incrociare i destini dei due protagonisti nella splendida cornice di un paese toscano. Kiarostami parte da quest’incontro per esplorare l’universo di coppia, attraverso un uomo e una donna che coppia non sono, ma giocano ad esserlo, mostrandosi ‘copia conforme’ di coppia vera, perciò altrettanto credibile.

La narrazione procede con i dialoghi serrati dei protagonisti, che ripropongono la banalità di tanti discorsi e discussioni comuni al più delle coppie. Una Binoche quasi disfatta e trascurata, sicuramente immagine più realistica nel rappresentare l’universo femminile di quella alla quale siamo abituati, curata e raffinata, mostra una donna desiderosa, quasi per necessità naturale, di un appoggio maschile.

L’uomo è James, interpretato dal famoso baritono William Shimmel, per la prima volta alle prese con la finzione cinematografica, clone dell’uomo assente. Per quanto il film sia stilisticamente perfetto, ricco di inquadrature non convenzionali, che solo un maestro come il cineasta iraniano può osare, dove anche gli oggetti diventano espressione simbolica del narrato, rattrista il pensiero dell’uniformità assoluta.

Se è vero che universalmente tutti percorriamo le stesse strade, che la copia può essere equiparata all’originale, singolarmente ciascuno di noi è un’opera unica che non necessariamente deve riprodurre le stesse esperienze. L’immagine della Binoche quasi elemosinante l’affetto di un uomo annulla in pochi attimi i progressi di tutto un mondo femminista che tanto ha fatto per l’indipendenza e l’autonomia della donna, e francamente anche l’immagine dell’uomo sempre assente è un po’ banale.

Per cui la pellicola, seppur nella sua intrinseca bellezza e armonia, buca lo schermo ma l’anima no, quella non riesce ad attraversarla completamente.

Maria Grazia Bosu

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