Blue Jasmine – Recensione

Woody Allen ci racconta il tracollo economico e mentale di una donna fragile, che non riesce a riprendersi dai suoi fallimenti.

Regia: Woody Allen – Cast: Cate Blanchett, Alec Baldwin, Peter Sarsgaard, Michael Emerson, Michael Stuhlbarg, Alden Ehrenreich, Andrew Dice Clay, Bobby Cannavale, Tammy Blanchard, Max Casella, Charlie Tahan, Sally Hawkins, Louis C.K., Jessiqa Pace, Keenan Johnston – Genere: Commedia, colore, 98 minuti – Produzione: USA, 2014 – Distribuzione: Warner Bros Italia – Data di uscita: 5 dicembre 2013.

blue-jasmineSulle note di “Blue Moon” di Frank Sinatra, Jasmine (Kate Blanchett) ai tempi del college si è innamorata del suo fantastico Hal (Alec Baldwin), audace imprenditore che, durante il loro matrimonio, le ha creato attorno un mondo incantato fatto di lusso e gioielli, bello proprio come la luna blu della canzone.

Jasmine entra in scena quando l’incanto si è rotto, il matrimonio è finito, il lusso e i gioielli sono spariti; tutto ciò che resta di quella luna è il riflesso nei suoi occhi blu, che ancora sembrano fissarla, incapaci di guardare al mondo reale.

Jasmine si trova in uno stato psicologico molto fragile, per questo proverà a ricominciare appoggiandosi alla sorellastra Ginger (Sally Hawkins), alla quale la vita non ha mai dato molto e che non potrà offrirle più del suo modestissimo appartamento a San Francisco, ben diverso da quello assai lussuoso in cui Jasmine viveva a New York.

Nonostante non sia straordinaria, “Blu Jasmine” è una storia resa dinamica dalla scelta narrativa di Woody Allen che, attraverso lo squilibrio mentale di Jasmine, tiene il film in bilico tra il suo presente tragico e il passato che l’ha causato; i maldestri e disperati tentativi di ricominciare di questa donna distrutta sono intervallati dalle visioni di quel mondo che l’ha rovinata ma l’ha anche sedotta, con una luce di un blu così bello da non consentirle di dimenticare.

Lo svolgersi degli eventi presenti e lo svelarsi di quelli passati mostreranno come a distruggere Jasmine sia stata la realtà, ma ciò che non lasceranno ad intendere è se lo abbia fatto crollandole addosso o sottraendosi costantemente al suo sguardo.

C’è da dire, infine, che pur essendo il film attraversato da questa tragica tensione, Allen non tralascia, come è solito fare, di innestare proprio su di essa qualche sottile punta comica.

Claudio Di Paola

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