“Birth of a Nation”: una storia di schiavitù

“Birth of a Nation” è il nuovo lavoro del regista americano Nat Parker ed è stato il film drammatico più discusso del Sundace film festival.

Birth of a Nation: il film più controverso del Sundance film festival

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“Birth of a Nation” è un film che ruota attorno al racconto dello schiavo Turner che, nel 1800, si ritrova alla testa di una rivolta che si conclude con la morte di numerosi proprietari di schiavi bianchi, dando inizio ad una serie di sventure per il protagonista nero che ha osato ribellarsi.

Ciò che differenzia “Birth of a Nation” da “12 anni schiavo” e “Selma – La strada per la libertà” è la sua capacità di giungere al momento opportuno: al momento infatti verso l’industria cinematografica si è sollevato un generale malcontento riguardo alla sua incapacità di proporre un’immaginario differente da quello ormai radicato nelle produzioni americane. Si riscontra una tendenza ad avere maggiore considerazione artistica degli attori bianchi rispetto ai colleghi neri, e rimane inoltre molto bassa la percentuale di attori di rilievo non occidentali. “Birth of a Nation” riesce ad attrarre l’attenzione del pubblico facendo riflettere su questa polemica; per tali ragioni, l’opera cinematografica di Parker costituisce una sfida non solo commerciale ma anche sociale.

Birth of a Nation: un cast multietnico

Protagonista del lungometraggio è Nate Parker stesso, affiancato da attori del calibro di Armie Hammer, Aja Naomi King, Penelope Ann Miller e Gabrielle Union.
Il film è stato girato in Georgia, a Savannah, e si muove tra le piantagioni dove lavorano gli schiavi e le case bianche dei ricchi proprietari terrieri, regalando allo spettatore una visione contrastante che lo induce alla riflessione. “Birth of a Nation” sembra voler riprendere il percorso tracciato da “12 anni schiavo” sul feroce schiavismo dei bianchi che si avvalevano della Bibbia per giustificare le proprie atrocità, ma andando più a fondo, analizzando maggiormente il divario all’interno della società.

Il film è stato accolto al festival con una standing ovation, a dimostrazione del fatto che il risultato a cui mirava Parker è stato ampiamente raggiunto; il regista infatti ha ammesso che ciò che lo ha spinto verso questo tipo di lavoro è stato il desiderio di provocare un cambiamento, di spingere il pubblico a riconsiderare la propria vita per individuare quei meccanismi corrotti che ancora oggi lo condizionano e limitano, eredità di un passato pesante con il quale deve ancora fare i conti.

26/01/2016

Angelica Tranelli

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