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Wong Kar-Wai

(Shanghai, 17 luglio 1958)
Il regista cinese Wong Kar-Wai si è rivelato negli anni un profondo innovatore del linguaggio cinematografico. Con i suoi film fatti di sguardi intensi e dettagli curati, crea immagini da leggere con attenzione come le pagine di un libro. Piccoli particolari e colonne sonore sofisticate completano mondi in cui luci e colori si rivelano tanto importanti quanto i personaggi che li abitano. Questo straordinario autore è nato a Shanghai, città che lascia da bambino per crescere e studiare a Hong Kong. Qui la vita non si rivela facile, soprattutto per la differenza linguistica, che lo spinge a rifugiarsi spesso al cinema in compagnia della madre. Si laurea in design grafico nel 1980 e in seguito frequenta un corso alla Hong Kong Television Broadcast. E' il suo primo approccio con il mondo del cinema. In questi anni lavorerà come sceneggiatore per commedie e film drammatici. Il suo primo film da regista è “As Tears Go By” (1988), una storia di gangster che gli fa ottenere ben nove nominations all’Hong Kong Film Award. Nel 1991 inizia la sua collaborazione con il direttore della fotografia australiano Christopher Doyle ( con cui lavorerà anche per “Happy Together”, 1997, “In the Mood For Love”, 2000). I due realizzano “Days of Being Wild” (1991), drammatiche vicende, ambientate negli anni '60, di un giovane latin lover in cerca della madre naturale. Dopo aver fondato insieme a Jeff Lau la casa di produzione Jet Tone Films, gira, nel 1994, “Ashes of Time”, storia d'amore e di cavalieri che però non ottiene il successo sperato. Ma nello stesso anno arriva la prima grande affermazione internazionale con “Hong Kong Express”, intreccio d'amore e solitudine vissuto nella frenesia di una grande città. Il film sarà prodotto e distribuito da Quentin Tarantino. Nel 1997, dopo "Angeli perduti" (1995), guadagna il primo riconoscimento mondiale: il premio per il Miglior Regista al Festival di Cannes per "Happy Together", che racconta le vicende di una coppia omossessuale, ambientate in Argentina. Tre anni dopo arriva nelle sale "In the Mood For Love" (2000), dove i sentimenti dei protagonisti si sviluppano e intensificano sullo sfondo di una città buia e perennemente bagnata dalla pioggia. Con primi piani intensi e lunghe sequenze silenziose Wong Kar-Wai ci racconta la nascita di un legame tra una segretaria e un giornalista e la scoperta delle relazioni clandestine dei rispettivi coniugi. Piccoli dettagli –come gli eleganti cheongsam indossati dall'attrice, vero tocco di glamour anni ’60, o lo scambio di regali fatti di borsette e cravatte – creano l’universo di Chow Mo-Wan (Tony Leung) e Su Lizhen (Maggie Cheung) che arrivano a un passo dal vivere apertamente il loro amore. Nel 2004 Wong Kar-Wai torna a Cannes con "2046" ideale continuazione del film precedente. E' un racconto tra sogno e realtà, dove l'ossessione dei ricordi annulla la voglia di vivere. Protagonista è la splendida attrice cinese Gong Li che il regista dirigerà anche in "La mano", episodio della trilogia "Eros" (2004). Il film, realizzato con Michelangelo Antonioni e Steve Soderbergh, sarà presentato al Festival di Venezia. Nel 2006 è ancora a Cannes, questa volta come presidente della giuria che assegnerà la Palma d'Oro a Ken Loach, mentre l'anno successivo è il suo "Un bacio romantico" (2007) ad aprire la kermesse sulla Croisette. E' il primo film che il regista gira negli Stati Uniti e per il quale sceglie oltre a star affermate come Jude Law, Natalie Portman e Rachel Weisz la cantante Norah Jones, al suo debutto sul grande schermo. Questo road-movie ha lo stile inconfondibile di Wong Kar-wai. Ancora una volta sono i sentimenti che nascono, il modo in cui si sviluppano e influenzano la vita di ognuno di noi, a interessare il regista che in modo raffinato, complice anche la fotografia dell'iraniano Darius Khondji, ci mostra non solo un viaggio "fisico" tra New York, Memphis e Las Vegas lungo al Route 66, ma anche un viaggio all'interno dell'animo umano. Wong Kar-Wai può piacere molto o irritare molto. Non ci sono mezze misure nelle critiche a questo regista il cui interesse è focalizzato sul bisogno e la dipendenza dall'amore, un sentimento che consuma e che si consuma, sulla malinconia e sulla solitudine, le manie, le nevrosi, i difetti seguiti nei labirinti della memoria e del desiderio.
Barbara Mattiuzzo


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