Winnie Mandela avrà il volto di Jennifer Hudson Il regista sudafricano Darrell Roodt ha scelto il premio Oscar Jennifer Hudson come protagonista del suo nuovo film “Winnie”, un drammatico biopic dedicato alla figura di Winnie Mandela, l’ex moglie del presidente Nelson Mandela. La scelta del tema è piuttosto azzardata poiché è in arrivo il film di Clint Eastwood incentrato sul sopracitato presidente che sarà interpretato da Morgan Freeman. La sceneggiatura del film, basata su “Winnie Mandela: A Life”, la biografia scritta da Anne Marie du Preez Bezdrob, è stata scritta da Andre Pieterse, Roodt e Paul L. Johnson. Il commento della Hudson è stato:“Quando ho letto la sceneggiatura mi sono commossa. Winnie Mandela è una donna complessa e straordinaria e sono onorata di essere l'attrice che la interpreterà. Questa è una parte di una storia importante che deve essere raccontata”. Il film (realizzato con finanziamenti canadesi e sudafricani) sarà prodotto dallo sceneggiatore Pieterse e da Michael Mosca della Canada’s Equinoxe Films. Le riprese partiranno il 30 maggio 2010 e si terranno a Johannesburg, Capt Town, Transkei e Robben Island (qui Mandela trascorse ventisette anni di prigionia). In effetti, la storia di questa donna merita qualche attenzione in più: Winnie Nomzamo Madikizela discende dall’etnia xhosa, e il suo nome tribale (Nomzamo) era portatore di una triste profezia poiché significa “colei che deve affrontare molte prove”. Nel 1956 desta scalpore perché è la prima donna a ottenere il diploma di assistente sociale. La sua foto, in cui appariva bellissima e sorridente mentre indossava gli abiti da lavoro, conquista subito la prima pagina di ogni giornale. Esce spesso con la sua migliore amica, Adelaide, che è fidanzata con l’avvocato Oliver Tambo, che a sua volta, divide studio, sogni e speranze con l’amico Nelson Mandela (Tambo e Mandela diventeranno i presidenti dell' African National Congress). Il 14 giugno 1958 Nelson e Winnie si sposano. Lui nel frattempo è già icona politica della lotta contro la segregazione razziale, e per di più in libertà vigilata perché sotto processo, infatti, per celebrare le nozze, ottiene uno speciale permesso di quattro giorni, ma è accompagnato da una scorta di poliziotti. Frutto dei loro incontri occasionali sono le figlie Zenani e Zindzi, ma Winnie conduce una vita fatta di tristezza e solitudine e lei stessa ne parla in questo modo:“La mia vita con lui è stata una vita senza di lui. Nelson è processato e assolto. Passa da casa, fa la valigia e quella stessa notte entra nella clandestinità”. Il 5 agosto 1962 Nelson è processato e condannato all’ergastolo poiché coinvolto in una turpe storia di violenze, rapimenti, pestaggi, torture, assassinii. Nel 1989 un giornalista di Repubblica ricostruisce gli anni che seguirono la condanna, grazie alle dichiarazioni di un amico dei Mandela rilasciate al Sunday Time: “Era indisciplinata, insofferente al lavoro nell' organizzazione. Con lei ci sono sempre stati problemi, e gli otto anni di esilio a Brandfort servirono a nasconderli. Andò in pezzi: frequentava brutta gente, beveva, la sua vita sessuale era disinvolta. Nell' ‘85 Winnie decide di sfidare la legge del bando e torna a vivere nella sua casa di Soweto. Nell' ‘86 era all' apice del successo; arrivavano da ogni parte premi e sovvenzioni, e dacché c'erano i soldi cominciò a essere circondata da gentaglia d'ogni risma. E si aprono le prime crepe nella sua immagine pubblica: il discorso nel quale inneggia al collare di fuoco, l'atroce metodo d'infilare un copertone d'auto attorno al corpo delle sospette spie della polizia e di dar loro fuoco: “con le scatole di fiammiferi e i collari di fuoco libereremo la nazione”. Si fa costruire tra le baracche di Soweto una casa di ventidue stanze con piscina, subito chiamata dalla voce pubblica Winnie's Palace, nella quale per insistente consiglio di Nelson non andrà mai a abitare. Successivamente tenta di affidare a un avvocato nero americano il copyright sul nome di Mandela, per guadagnarci sopra i diritti d'autore”. Segue un altro scandalo: la vicenda delle sue giovani guardie del corpo accusate di torture e assassinii ai quali lei stessa avrebbe partecipato. Infine l’esilio imposto dall’African National Congress. Questa per sommi capi, è la storia di Winnie Mandela, la primadonna dei neri sudafricani
Giusy Del Salvatore
18 / 11 / 2009
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