Walt Disney

Con questo nome si definisce un mondo intero, un universo di colori e di sogni, di dolci favole che quasi sempre nascondono una terribile realtà da cui salvarsi. Quando diciamo Walt Disney diciamo tutto questo. Diciamo Topolino, Paperino, Biancaneve, Cenerentola, Dumbo e tanti altri personaggi che fanno parte della nostra infanzia e resteranno dentro di noi per sempre. Il mitico uomo che ha dato il suo nome a questo mondo, nonché a Disneyland, parco dei divertimenti, ha una vita interessantissima da raccontare e conoscere.

Walt Disney, “if you can dream, you can do it”

(Los Angeles, 5 dicembre 1901 – Burbank, 16 dicembre 1966)

Walt Disney BiografiaNasce a Chicago da padre irlandese-canadese e madre tedesco-americana ed ha quattro fratelli. Da piccolo si trasferisce con la famiglia nel Missouri, in una fattoria vicina a Marceline, dove frequenta le scuole elementari. La sua passione per il disegno si svela molto presto e lo porta successivamente ad interessarsi anche di fotografia.

Dopo pochi anni si sposta con tutta la famiglia a Kansas City per problemi di salute del padre e frequenta la scuola secondaria di Bentos, parallelamente ad un corso della Academy of Fine Arts. Nell’estate del 1917 lavora come venditore ambulante di giornali e cibarie a bordo dei treni, mentre l’anno successivo, a soli sedici anni, forse spinto dall’incombere della grande guerra, prova ad arruolarsi nell’esercito canadese ma senza alcun risultato, a causa della giovane età. Ma Walt non demorde e cerca in tutti i modi di mettere a frutto il suo spirito umanitario, falsificando la sua data di nascita, ed entrando nella Croce Rossa americana per cui lavora, da volontario, come autista di ambulanze in Francia. Non vi sorprenderà sapere che la sua ambulanza era diversa da tutte le altre, perché tappezzata in ogni parte dai suoi disegni.

Walt Disney e Ubbe Ert Iwerks, come Topolino e Pippo

Nel 1919 torna in America, a Kansas City, e finalmente la sua vera passione comincia a prendere una via più concreta. Infatti è assunto dall’agenzia pubblicitaria Pressman-Rubin, dove incontra una delle persone più importanti della sua vita e della sua carriera, Ubbe Ert Iwerks, uno straordinario disegnatore con cui costruirà dal nulla un vero e proprio impero. Lavorano insieme presso la Kansas City Ad, una compagnia che si occupa d’animazione e, contemporaneamente, entrano in collaborazione stretta, incontrandosi in un garage dove esprimono l’estro e il genio che portano dentro. Sono quegli appuntamenti che hanno creato tanta forza, quegli esperimenti con una vecchia cinepresa e lontano dai contratti più o meno vantaggiosi che hanno celebrato il binomio perfetto Disney-Iwerks. Il loro sodalizio si concretizza in uno studio tutto loro, dove sperimentano moltissimo sulle tecniche d’animazione.

Ricordiamo i Laugh-o-Grams, cortometraggi di appena un minuto che illustrano varie situazioni quotidiane e popolari, che sono proiettate nei cinema durante gli intervalli (il successo di Topolino comincia proprio così!). Un altro prodotto di questo stesso periodo è “Alice’s Wonderland”, in cui la piccola Alice, una bambina in carne ed ossa, si trova immersa in un mondo disegnato ed animato. Walt e Ubbe trovano nella Universal una distribuzione notevole per le loro creazioni finché la direzione non passa da Margareth Winkler al marito Charles Mintz, che riduce tantissimo l’autonomia e gli stipendi dei due artisti, che attraversano per questo un momento molto critico della loro carriera. Intanto Walt si sposa, precisamente il 25 luglio 1925, con Lillian Bounds, una donna semplice da cui avrà anche due figlie.

Walt Disney e Topolino, l’inizio della leggenda

Nel 1928 nasce il mitico Mickey Mouse (Topolino), frutto di un intenso e folle lavoro che i due portavano avanti all’insaputa della Universal. Trovano un nuovo distributore, Pat Powers, pronto a scommettere sul loro lavoro. Questo passo rappresenta però un bivio nella vita di Disney in quanto l’amico Ub si allontana dai suoi progetti, accettando un contratto che lega i disegni al nome di Powers. Questa decisione viene considerata un vero tradimento, che tuttavia non spenge l’entusiasmo e la creatività di Walt, subito alle prese con altri nuovi progetti animati insieme ai suoi vecchi collaboratori.

Dal ’30 al ’40 escono “I tre porcellini” (1933), “Il vecchio mulino” (1937), “Biancaneve e i Sette Nani” (1937) e il mitico “Pinocchio” (1940). Anche “Fantasia” (1940) viene realizzato in quel periodo e non senza problemi. A volte Disney, preso dall’euforia, si getta in imprese troppo grandi per la sua portata, soprattutto nell’uso di tecniche d’avanguardia, dal suono agli effetti speciali. “Fantasia” ne costituisce un esempio, avendo avuto un costo di realizzazione enorme rispetto al riscontro dell’epoca (numerosissimi gli effetti speciali e i costi per un’orchestra sinfonica). I guadagni, lo possiamo dedurre, si sono avuti dopo!

Gli infiniti racconti dello zio Walt

Ricordiamo altri importanti lavori degli anni a seguire: “I racconti dello zio Tom”, “Bambi” (1942), “Cenerentola” (1950), “Alice nel paese delle meraviglie” (1951), “Peter Pan” (1953) e “Lilli e il Vagabondo” (1955). Le favole con cui ogni bambino, si spera, è cresciuto e che avranno sicuramente una lunga tradizione.

Nel 1959 esce “La bella addormentata nel bosco”, che ora è un meraviglioso classico tra i classici, ma che a quei tempi si rivela un fallimento, nonostante la cura e l’enorme costo. Arrivati agli anni 60 Walt Disney si dedica molto alla gestione del grande parco tematico dei divertimenti “Disneyland”, che ora ha ben cinque sedi diverse. I suoi collaboratori lavorano autonomamente e sfornano prodotti che non incontrano il suo gusto come “La carica dei 101” (1961) e “La spada nella roccia” (1963).

Allora si dedica al progetto cinematografico di “Mary Poppins” (1964), dopo una lunga trattativa con la scrittrice Pamela Lyndon Travers, autrice del romanzo omonimo. Dopo “Il libro della giungla”, film di animazione a cui lavora senza grande entusiasmo, Walt muore, il 15 dicembre 1966, per un arresto cardiocircolatorio, ma lo spirito, l’ironia e la sua fantasia non si spegneranno mai.

Eleonora Zilli

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