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UOMINI CHE ODIANO LE DONNE - CONFERENZA STAMPA
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Uomini che odiano le donne - Conferenza Stampa

Oggi presso il cinema Fiamma a Roma si è svolta la conferenza stampa del film diretto da Niels Arden Oplev “Uomini che odiano le donne”, primo della trilogia “Millennium” nata dalla penna del famoso giornalista svedese Stieg Larsson (in Italia edita da Marsilio Editori), prematuramente scomparso prima di poter vedere il suo primo libro pubblicato. Erano presenti in sala il regista, l’interprete principale Noomi Rapace e l’appassionato ed audace produttore Sören Staermose. Il film è distribuito in Italia dalla BIM in ben 450 copie. Ecco come i tre ospiti hanno risposto alle domande della copiosa folla di giornalisti presenti alla proiezione.

“Uomini che odiano le donne” può essere in realtà interpretato come un film sull’odio dell’uomo sull’uomo, e del riaffacciarsi di politiche deliranti come il Nazismo?

Niels Arden Oplev: In un certo senso credo che fosse assolutamente importante tenere presente le vicende legate alla storia del nazifascismo in Svezia, che il libro di Larsson intende evidenziare. Ma ho voluto porre maggiore attenzione sul messaggio politico del libro, e su come la società odierna vede in maniera così disturbata il rapporto con le donne e, altresì, sull’aspetto fortemente patriarcale che traspare dai personaggi maschili di questa storia.

Il personaggio del giornalista Mikael Blomkvist, quanto è ispirato all’autore dei romanzi, anch’egli nella realtà giornalista così “coinvolto”?

Niels Arden Oplev: Nella costruzione del personaggio di Blomkvist abbiamo assolutamente tenuto conto del vissuto di Larsson come giornalista prim’ancora che scrittore di romanzi. Nel libro però, allo stesso tempo, i personaggi di tanto in tanto assumono toni talmente fantasiosi, che il nostro obiettivo sin dall’inizio è stato quello di sottolinearne gli aspetti più reali ed umani, ponendoli un po’ al di sotto delle righe.

Che cosa ha instillato in Larsson la voglia di dipingere in maniera così terribile i personaggi più abbienti dell’alta società svedese?

Niels Arden Oplev: Io credo che per potersi arricchire ed essere uomini di successo non si possa essere dei “mollaccioni”. Ne avete un esempio anche voi in Italia di uomini del genere, senza bisogno che faccia nomi. Una cosa è certa, la Svezia si è sempre dipinto come un Paese perfetto e socialmente inattaccabile. Compito di Larsson è stato quello di mettere in luce quegli aspetti, diciamo più celati, delle famiglie più potenti, quali ad esempio il coinvolgimento nella produzione di armi.

Sören Staermose: Vorrei sottolineare, a questo proposito, che Larsson per scrivere questa storia si è basato su reali omicidi che hanno coinvolto delle famiglie svedesi importanti. Non bisogna, oltretutto, trascurare il fatto che in Svezia ci sono circa 100.000 casi l’anno di violenze sulle donne, e che molti di questi casi non giungono alla scoperta dei veri colpevoli. Come produttore sono molto felice di aver riportato l’attenzione nei riguardi di un così brutale e dilagante fenomeno.

Com’è stato interpretare il suo ruolo, quali le difficoltà? Secondo lei qual’è il fascino di Lisbeth Salander?

Noomi Rapace: Nel libro il mio personaggio è dipinto come una donna “supersonica”, dalla corporatura che sfiora l’anoressia, ma capace di atti fisici di grande forza, quasi da film d’azione. Per questo ho frequentato corsi di Kick Boxing, per rendere il mio fisico il più simile a quello di Lisbeth. Però abbiamo deciso di togliere molti degli aspetti più fantasiosi, in modo da ottenere la stessa complessità del personaggio del libro, ma rendendolo più comprensibile. Io credo che alla gente piaccia molto vedere rappresentate personalità così sottomesse, ma che allo stesso tempo hanno la forza e il coraggio di ribellarsi allo stato delle cose, non cedendo mai all’autocommiserazione. Lisbeth, nonostante le violenze subite, trova sempre il modo di combattere e ribellarsi, e infine va a prendersi la sua personale vendetta.

Cosa l’ha convinto e fatto decidere a fare questo film, visto che inizialmente aveva declinato l’offerta?

Niels Arden Oplev: Non avevo letto i libri di Larsson e non mi attirava più di tanto l’idea di fare l’ennesimo film giallo. Sören è tornato alla carica un anno e mezzo dopo avermi proposto la regia la prima volta, e me l’ha chiesto di nuovo. La produzione era stata rimandata e lui ci teneva che il film lo facessi io. Così ho letto il libro. Era molto interessante ma non lo vedevo come un giallo. Lo vedevo piuttosto come un film drammatico a sfondo poliziesco, con personaggi forti e originali che crescevano nel corso della storia. La storia della tormentata e ribelle Lisbeth e del giornalista senza paura Blomkvist mi ha subito conquistato. Ho detto a Sören che avrei fatto il film, ma solo se avessi avuto il controllo artistico sul cast, la sceneggiatura, la lunghezza, il montaggio e tutto il resto. Mi sembrava una condizione indispensabile per poter girare una pellicola di successo, tratta da un libro così popolare. Dovevo poter essere libero di prendere tutte le decisioni necessarie per realizzare il film migliore possibile.

Il film è assolutamente scandinavo anche nello stile registico, una scelta nazionalistica di fronte al successo internazionale del libro. Come avete retto alla pressione delle aspettative?

Sören Staermose: Quando abbiamo acquistato i diritti il libro non era ancora diventato un best seller. Una volta iniziate le riprese ci siamo resi conto delle numerose aspettative, e la pressione era tanta. Il mio scopo era quello di raccogliere più fondi possibile e guadagnare tempo sulle riprese, in modo tale da dare il giusto spazio alla realizzazione di un film così impegnativo.

Niels Arden Oplev: Questo film l’avremmo potuto realizzare in mille altre maniere. La cosa importante era farlo con la migliore qualità possibile, e ciò è stato concepibile solo perché abbiamo lasciato da parte le pressioni e ci siamo concentrati sul nostro lavoro.

Serena Guidoni





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