UGO TOGNAZZI - BIOGRAFIA
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Ugo Tognazzi - Biografia

Attore, regista, e sceneggiatore di Cremona, una delle colonne portanti della commedia all'italiana

(Cremona, 3 Marzo 1922 – Roma, 27 Ottobre 1990)

Il 3 Marzo del 1922 nasce a Cremona Ugo Tognazzi, attore, regista, sceneggiatore teatrale, cinematografico e televisivo, nonchè colonna portante della commedia all’italiana con Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi.

Prima di intraprendere la carriera che lo ha reso celebre, lavora come operaio alla Negroni, la società produttrice di salumi e, già a quei tempi, all’età di 14 anni, fa parte di in una filodrammatica del dopo lavoro aziendale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre presta servizio per la Nazione, organizza spettacoli per i commilitoni. Finito il conflitto è di nuovo a Cremona, e, dopo un breve periodo come archivista, decide di trasferirsi a Milano, dove riesce ad a entrare nella compagnia teatrale di Wanda Osiris. Il successo televisivo arriva grazieallo spettacolo “Un due tre”, uno dei primi esempi di satira del tubo catodico che, come coppia comica, lancia sia lui che Raimondo Vianello. I due collaborano insieme per la Rai dal 1954 al 1959. Intanto nel 1950 Ugo Tognazzi esordisce al cinema con “I cadetti di Guascogna” di Mario Mattòli. Dopo moltissimi ruoli mediocri nel 1961 si distingue sotto la regia di Luciano Salce con la sua eccezionale interpretazione del fascista Arcovazzi ne “Il federale”.

La sua lunga e fiorente carriera è caratterizzata dalla sua capacità di mettersi alla prova con molteplici realtà e personaggi: dal maturo ingegnere che s’innamora di una ragazzina ne “La voglia matta” del 1962, ancora di Salce, alla ricerca dell’infanzia perenne di cinque amici cinquantenni in “Amici miei” di Mario Monicelli, film storico del 1975 al quale seguiranno “Amici miei - Atto II” (1982) e “Amici miei - Atto III” (1985), quest’ultimo di Nanni Loy. La sua fama aumenta grazie al successo di pubblico di pellicole come: “La marcia su Roma” (1962) di Dino Risi; “I mostri” (1963) sempre di Risi; “La donna scimmia” (1964) di Marco Ferreri; “Una questione d’onore” (1966) di Luigi Zampa; “Straziami, ma di baci saziami” (1968) di Dino Risi; “Nell’anno del Signore” (1969) di Luigi Magni; “In nome del popolo italiano” (1971) di nuovo di Risi; “La grande abbuffata” (1973) di Marco Ferreri; “Il vizietto” (1978) e i successivi “Il vizietto II” (1980) e “Matrimonio con vizietto (Il vizietto 3)” (1985). Nel 1981 viene premiato a Cannes con la Palma d’Oro come migliore interprete con “La tragedia di un uomo ridicolo” (1981), di Bernardo Bertolucci. Come regista lavora a cinque film dei quali è anche protagonista: “Il mantenuto” (1961), “Il fischio al naso” (1967), “Sissignore” (1968), “Cattivi pensieri” (1976), “I viaggiatori della sera” (1979).

Oltre che per le sue brillanti capacità artistiche si pone spesso al centro dell’attenzione, per la gioia dei giornali scandalistici, anche per la sua movimentata vita privata. Dalla storia con la ballerina Pat O’Hara nasce il figlio Ricky, che segue le sue orme. Poi dopo aver rotto con lei, nel 1963 sposa l’attrice Margaretha Robsham, con cui ha Thomas. Poi è la volta di Franca Bettola (sposata nel 1972) madre di Maria Sole e Gian Marco, anche loro artisti. Negli anni 80 rivive l’emozione del palcoscenico teatrale recitando, alla Comèdie di Parigi, il ruolo del padre in “Sei personaggi in cerca d’autore”, di Luigi Pirandello, ed in Italia “L’avaro” di Molière e “Mr Butterfly”, rispettivamente nel 1988 e nel 1989.

Tra le ultime prove per il grande schermo ricordiamo: “Dagobert” (1984) di Dino Risi, “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno” (1984) di Monicelli e “Ultimo minuto” (1987) di Pupi Avati. Uomo che desiderava fare spettacolo ma che, qualche volta preferiva essere fuori dai riflettori, amante delle cose semplici, della sua terra e della sua città, appassionato di calcio e tifoso della Cremonese, spesso si recava allo stadio Zini per assistere di persona al gioco della sua squadra del cuore.

La sua morte è arrivata all’improvviso nel sonno il 27 ottobre del 1990 a Roma, con grande dispiacere della famiglia e del pubblico che lo amava.

Elena Grande



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