"Tutta la mia vita in prigione" all'Est Film Festival
Dopo la Conferenza inaugurale del 26 luglio alla Rocca dei Papi - teatro di numerosi appuntamenti per l'intera settimana che proseguirà fino al 2 agosto – è stato proiettato ieri mattina, come Evento Speciale nell’ambito di Est Film Festival, il documentario di Marc Evans, “Tutta la mia vita in prigione”, ispirato al libro di memorie In diretta dal braccio della morte di Mumia Abu-Jamal, edito dalla Fandango Libri e patrocinato da Amnesty International che riconferma così la sua stretta collaborazione con il Cinema. A introdurre la proiezione, Riccardo Noury, Direttore della Comunicazione per Amnesty International, per far luce su 26 anni di vita nel braccio della morte del giornalista di colore americano Mumia Abu-Jamal. “Non avremmo mai immaginato l’attualità di questa proiezione”, spiega Noury. “Questa mattina in Iran ci sono state 29 esecuzioni da parte di un governo che usa la pena di morte per tenere a bada le persone”. In quel Paese, ha continuato “c’è una situazione pessima perché tra i condannati ci sono oltre che politici, anche bambini che hanno commesso il reato prima della maggiore età e donne adultere”. “Un governo” – ha affermato Noury – “che rappresenta una vera e propria minaccia per i suoi cittadini”. Nel documentario - proiettato in anteprima alla II edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma (Sezione Extra) – “la pena di morte è ambientata in America ma oggi l’Iran ci insegna che è un tema fortemente attuale”. Nel 1968, all’età di 14 anni, Mumia Abu-Jamal fu arrestato a Philadelphia per aver protestato contro il Partito Democratico. Già da giovanissimo Abu-Jamal entra a far parte delle “Pantere Nere” appoggiandone appieno il loro obiettivo di mobilitare un moto di liberazione degli afroamericani, fino ad allora vittime di discriminazioni a livello sociale e politico. In seguito iniziò a lavorare in radio, dove venne ribattezzato “la voce dei senza voce” per la forte critica mossa verso la corruzione delle cariche politiche e della polizia. Quando nel 1981, in seguito ad una sparatoria dove rimase gravemente ferito, fu accusato dell’omicidio di un poliziotto - Abu-Jamal venne condannato a morte, nonostante prove discordanti a suo carico – diventando così un simbolo di lotta, e conquistando man mano un coinvolgimento della causa a livello mondiale. Il 27 marzo 2008 – grazie al sostegno di Amnesty international – la corte federale d'appello di Philadelphia ha annullato la sua condanna, ma non l’accusa di colpevolezza. Se il processo non viene riaperto Abu-Jamal può rischiare di rimanere “tutta la sua vita in prigione”. Tra gli altri appuntamenti di ieri la proiezione nella Rocca del film “Il nascondiglio” di Pupi Avati (Sezione Elite – Incontri con gli autori) presente per un dibattito con il pubblico in sala dopo il film e, in Piazzale Frigo, la proiezione del film “Riparo” di Marco Simon Piccioni. Quest’ultimo lavoro ha aperto la Sezione In Concorso, con la quale si ribadisce l’obiettivo del Festival di creare un dibattito appassionante e costruttivo con gli spettatori.
28 / 07 / 2008
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