Traffic – Recensione

La droga e il traffico spietato di stupefacenti in un film in tre episodi del grande Steven Soderbergh

Regia: Steven Soderbergh – Cast: Amy Irving, Michael Douglas, Tomas Milian, Dennis Quaid, Benicio Del Toro, Catherine Zeta-Jones, DonCheadle, Benjamin Bratt, James Brolin, Erika Christensen, Luis Guzmán, Viola Davis, Topher Grace – Genere: Drammatico, colore, 143 minuti – Produzione: USA, Germania, 2000 – Distribuzione: Columbia Tristar – Data di uscita: 9 marzo 2001.

trafficSteven Soderbergh e il suo modo di (ri)vedere il genere thriller! Siamo negli Stati Uniti tra la fine e l’inizio del nuovo millennio; ancora le torri gemelle si stagliano alte sul cielo di New York e in un contesto, in un substrato tipico dell’idea americana di essere l’ultima superpotenza ancora in vita, si intrecciano le storie di diversi personaggi: la splendida moglie di un criminale, un poliziotto corrotto e un giudice antidroga.

Ecco dove il regista di film di successo come “Sesso, Bugie e Videotape”, “Delitti e Segreti”, “Out of Sight” e il più massmediatico “Erin Brockovich” decide di mostrare al mondo il traffico della droga e l’universo che lo circonda.

Il film è incentrato su tre episodi principali che, come solo i grandi maestri del cinema sanno fare, si intrecciano sapientemente tra loro. Non sarà stato poi così difficile dirigere questa pellicola, considerata l’ottima e ben strutturata sceneggiatura che Soderbergh ha per le mani e soprattutto dopo che si prende intera visione del cast: Amy Irving, Michael Douglas,Tomas Milian, Dennis Quaid, Benicio Del Toro, Catherine Zeta-Jonese DonCheadle, tanto per citarne qualcuno. Tutti regalano un po’ della loro arte, trasformando “Traffic” in un’eccellente opera, dalle fattezze raffinate.

A farla da padrone e a rendere la pellicola una più che soddisfacente prova registica è certamente il montaggio, anche perché considerata la frammentarietà del racconto è sempre difficile (per non dire difficilissimo!) non perdersi nel corso della narrazione, finendo per utilizzare scorciatoie che spesso deludono lo spettatore. Ma il regista di Atlanta non è un pivellino e, nonostante le storie siano totalmente differenti, pur avendo di base il tema comune (ovvietà!), nonostante anche i toni e i registri stilistici cambino (splendida fotografia!), riesce nel suo intento di emozionare.

Scontati gli Oscar per la Miglior Regia e il Miglior Montaggio nel 2001; meno scontati e più apprezzati quello per il Miglior Attore Non Protagonista (Benicio del Toro) e quello per la Miglior Sceneggiatura Non Originale.

Salvatore Buellis

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