TOY STORY 3 – LA GRANDE FUGA - RECENSIONE

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Toy Story 3 – La grande fuga - Recensione

(Toy Story 3) Regia: Lee Unkrich – Cast: Tom Hanks, Michael Keaton, Joan Cusack, Tim Allen, John Ratzenberger, Wallace Shawn, Don Rickles, Ned Beatty, Jodi Benson, Estelle Harris, Timothy Dalton, John Morris, Jeff Garlin, Bonnie Hunt, Kristen Schaal, Whoopi Goldberg, Blake Clark, Laurie Metcalf, R. Lee Ermey – Genere: animazione, colore, 86 minuti – Produzione: USA, 2010 – Distribuzione: Walt Disney/Pixar – Data di uscita: 7 luglio 2010.

Con “Toy Story 3 – La grande fuga” la Pixar, a quindici anni di distanza dal primo capitolo, ripropone sullo schermo l’allegra banda di giocattoli, che a quanto pare non ha perso smalto, anzi è più divertente che mai. “Toy Story 3” è la dimostrazione concreta di come la tecnologia può essere asservita alla narrazione e non viceversa. Non c’è una sola scena che sia esclusivamente funzionale al 3D, che in questo contesto non ha lo scopo di stupire, bensì di intensificare la fruizione visiva, dando maggiore profondità alle immagini, aumentando il coinvolgimento dello spettatore. Per la terza volta ci ritroviamo a guardare il mondo con naso all’insù, secondo la prospettiva dei giocattoli, e sia chiaro il 3D non li umanizza, tutt’altro, permette ai realizzatori di dotare ciascuno di loro di movimenti naturali ma realistici, Barbie si muove come una bambola non come una donna. Tutto a dimostrazione dell’immane lavoro che c’è dietro la pellicola. La sceneggiatura di Michael Arndt, premio Oscar per “Little Miss Sunshine”, è intensa, emozionante, divertente, armoniosa. Andy è cresciuto, deve andare al college, ormai è da tempo che non gioca più con Woody, Buzz e gli altri giocattoli, suscitando nei nostri beniamini un certo sconforto. Ma sono tante le avventure che ancora li attendono. Tanti i nuovi personaggi, tutti azzeccati, ma una menzione d’onore spetta a Ken, sicuramente la new entry più bizzarra e spiritosa. Simpaticissima anche Bonnie, la bambina che frequenta l’asilo, i cui giocattoli sono esilaranti. A differenza dei piccini, che apprezzeranno le scene coloratissime, il susseguirsi di situazioni divertenti, il lato giocoso di tutte le vicende, per il pubblico più adulto è naturale cogliere anche le difficoltà del ‘diventare grandi’, del lasciare la propria famiglia e le certezze che essa ci dà per iniziare a camminare da soli. Come poi non pensare che nel riutilizzo di vecchi giocattoli, dei quali molti vogliono semplicemente disfarsi, si possa leggere la storia dell’uomo, che spesso invecchiando viene visto come un peso del quale liberarsi. Tutto ovviamente con la leggerezza Pixar, che ha sempre, con saggezza, saputo offrire prodotti divertenti ma mai banali. Il nuovo capitolo di Buzz & co. non delude le aspettative: è bello vedere che in un’industria cinematografica che sforna decine di pellicole al mese, che a difficoltà si scostano dalla mediocrità, esiste ancora chi svolga questo lavoro con amore e dedizione, con una professionalità che sfrutta al meglio le innovazioni dell’animazione digitale e nel contempo racconta storie che molti film con ‘attori veri’ non sanno fare, regalando quel qualcosa in più che porti nel cuore. Quel qualcosa che in questi anni ci ha fatto sorridere ogni volta che pensavamo a Woody, a Buzz, a Rex, e alle loro grandi avventure.

Maria Grazia Bosu

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