E’ il grande protagonista italiano del Festival di Cannes 2008, è Giulio Andreotti nel “Divo” di Sorrentino ed è nel cast di “Gomorra” di Matteo Garrone, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano. E’ Toni Servillo, nato ad Afragola, regista e attore teatrale di matrice partenopea. Tanto è istrionico in teatro altrettanto è rigoroso nel cinema. Viene scoperto con un certo ritardo dal grande schermo dopo aver esordito sul palcoscenico durante gli anni ’70. Cresciuto alla scuola del grande De Filippo, è tra i fondatori del “Teatro Studio” di Caserta con Matteo De Simone, Sandro Leggiadro, Riccardo Ragozzino ed Eugenio Tescione. Nel 1986 collabora con il gruppo “Falso Movimento” in cui interpreta “Ritorno” di Mario Martone. Con quest’ultimo fonda i “Teatri uniti” e fa il suo esordio cinematografico nel 1992 in “Morte di un matematico napoletano” con Anna Bonaiuto e Carlo Cecchi. Segue “Rasoi” sempre di Martone dove è un’indimenticabile guappo. Napoli e Il teatro sono nel dna di Servillo e mai tradirà né l’una né l’altra. Al punto che, ancora oggi, considerato il miglior attore dell’anno con due grandi film in uscita a Cannes, si definisce un “ capocomico” che si mette in discussione ogni sera. Dal 1993 al 1997 affronta Moliere sia come regista che interprete, per poi portare in Portogallo “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello. Torna al cinema con “I vesuviani” film a episodi di Antonio Capuano dove è il sindaco di Napoli e poi con “Teatri di guerra” di Martone ambientato nei quartieri spagnoli. Nel 2001 segue “Luna rossa” di Capuano e “L’uomo in più” di Paolo Sorrentino. In una città spietata e cinica, Servillo è Tony Pisapia un cantante cocainomane alla deriva. Il 2004 è l’anno della sua consacrazione, è nelle sale con due film: “Notte senza fine “ di Elisabetta Sgarbi con Laura Morante, Anna Bonaiuti e Galatea Ranzi e “Le conseguenze dell’amore” di Sorrentino. Uno dei suoi più grandi personaggi è Titta, uomo triste e solo, commercialista della mafia che scoprirà a sue spese quanto può costare caro cedere ai sentimenti. Un’interpretazione magistrale che gli vale nel 2005 un David di Donatello come miglior attore protagonista. L’anno successivo dirige per la televisione lo spettacolo teatrale “Sabato, domenica e lunedì”. Nel 2008 arriva il suo secondo David di Donatello per l’ opera prima del regista Andrea Molaioli “La ragazza del lago” accanto a Anna Bonaiuti, Valeria Golino e il troppo sottovalutato Fabrizio Gifuni. Servillo è il commissario Giovanni Sanzio ,uomo ruvido e introverso che deve indagare sulla morte di una giovane donna ritrovata in un lago. I suoi personaggi sembrano portare sulle loro spalle il peso del’invisibile zavorra dell’esistenza eppure sono ricchissimi di umanità. Nel 2007 è nel cast del film d’esordio alla regia di Fabrizio Bentivoglio dove è il Maestro Domenico Falasco, trombettista e bidello, nonché un improbabile chitarrista miope e pelato . Per la sua interpretazione del divo Andreotti ha cercato un atteggiamento brechtiano evitando l’imitazione becera da Bagaglino e ispirandosi liberamente al Lucky Luciano di Volontè.
Ivana Faranda
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