The Strangers - Recensione Regia: Bryan Bertino – Cast: Liv Tyler, Scott Speedman, Gemma Ward, Kip Weeks, Laura Margolis – Horror, colore 85 minuti – Produzione: USA 2008 – Distribuzione: Universal Pictures Italy – Data di uscita: 2 gennaio 2009
Dove sono finiti gli assassini di una volta? Folli criminali, maniaci, persone malvagie che avevano alle spalle un vissuto da vendicare, magari un bel trauma infantile che in qualche modo giustificasse il loro agire sanguinario? Spariti! Ora al cinema va di moda il killer senza movente, l'aguzzino sadico, il massacratore che agisce per il gusto di farlo, senza che ci sia dato sapere chi sia, da dove venga, perchè ammazzi. Che questa tendenza sia ispirata ai sempre più frequenti fatti di cronaca nera, che da ogni parte del mondo ci riportano storie di sangue spesso insensate nella loro ferocia, potrebbe essere una possibile spiegazione. Fatto sta che, tra case in campagna (“Haute Tension” e “Them”) , motel periferici (“Vacancy”), parchi naturali (“Wolf Creek”) e ostelli dell'est Europa (“Hostel”), coppie o gruppi di amici in vacanza non riescono più a godersi l'intimità/divertimento cercato ma al contrario rischiano seriamente di finire macellati e fatti a pezzi, passando spesso per una robusta dose di torture. Il tutto senza un'apparente giustificazione. Nobile capostipite di questo filone è il giustamente celebrato “Funny Games” di Haneke, nella sua doppia versione europea e americana, che però colpisce lo stomaco con il fine di proporre allo stesso tempo una seria riflessione sul rapporto tra spettatore e violenza. In tale compagnia, ultimo arrivato, in senso cronologico e qualitativo, esce nei cinema italiani “The Strangers” diretto dall'esordiente Bryan Bertino con Scott Speedman e Liv Tyler (a proposito, ma quanto si è imbolsita l'ex ballerina solitaria di Bertolucci?). I due interpretano James e Kristen, coppia in crisi che si ritrova nella casa di campagna di un loro amico per un week end romantico. Presto si accorgono che tre strani personaggi, due donne e un uomo dal volto coperto con inquietanti maschere, li hanno presi di mira, riuscendo a penetrare nella villa e giocando con loro al gatto e al topo fino all'inevitabile finale cruento. “Perchè ci state facendo questo?” “Perchè eravate in casa”: questa è l'unica, labilissima, risposta che i due, ormai agonizzanti, riescono ad ottenere dai loro torturatori e francamente allo spettatore, dopo una stiracchiata ora e mezzo di noiosi inseguimenti, colpi di scena telefonati e crudeltà neanche troppo esibite, basta e avanza. Tanto ha già capito che anche stavolta non troverà una spiegazione più esauriente.
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