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The Square

The Square – Recensione: Il tardo altruismo degli indifferenti

Ruben Östlund è una certezza.

Il suo ultimo lavoro, "The Square", arriva allo spettatore in modo schietto e concreto, proprio come una persona che necessita di un aiuto immediato. Ed è esattamente questa la tematica centrale del film: il mettersi in gioco per l’altro, con tutte le implicazioni che, inevitabilmente, ne derivano.

L’occhio estremamente realista di Östlund si sofferma sulla folla che si muove per le strade di Stoccolma: una massa indistinta di monadi terrorizzate dal guardare oltre il proprio naso; vicari alienati che rifuggono il contatto emotivo con chi ne ha bisogno.

In buona sostanza, la nostra società.

L’incipit del film è indicativo: schermo buio, musica elettronica da dancefloor. Un’antitetica combo che ben illustra la forma mentis dell’uomo moderno e postmoderno, ovattato da un frastuono atto unicamente a distrarlo dalla gravità del reale.

The Square: Homo homini lupus

In "The Square", il protagonista, Christian, si muove in un limbo comportamentale. È uno dei pochi a non ignorare il grido d’aiuto di una ragazza; eppure, immobilizzato, lascia agire per primo qualcun altro, salvo poi entrare in azione in un secondo momento. Il suo tardo altruismo, tuttavia, viene immediatamente stroncato quando si rende conto di essere stato derubato del cellulare e del portafogli. Una casualità metaforica che, non senza una discreta dose d’ironia, dimostra quanto sia effettivamente arduo fidarsi dell’altro senza temere l’ombra dell’inganno.

In qualità di curatore di un museo d'arte moderna e contemporanea, Christian sceglie d’installare un’opera di un’artista argentina, un quadrato circoscritto da un perimetro luminoso la cui insegna recita “Il Quadrato è un santuario di fiducia e altruismo. Al suo interno tutti dividiamo gli stessi diritti e doveri”. La sua è un’iniziativa rivoluzionaria. Troppo rivoluzionaria per un uomo dalla mentalità prettamente borghese che preferisce agire da vicario anziché affrontare le situazioni di persona, come nel caso delle lettere minatorie, finalizzate a farsi restituire i suoi averi, che vorrebbe venissero imbucate da un suo collaboratore.

Emblema dell’uomo evitante e narcisista, Christian rifugge l’attaccamento amoroso passando da una donna ad un’altra, collezionando esperienze sessuali spersonalizzanti, nonché del tutto prive di piacere. Atterrito dal confronto, si rifiuterà di chiedere scusa al bambino che, fra le altre persone, aveva accusato ingiustamente di furto.

Eppure viene naturale empatizzare con Christian, la sua è una ‘malattia’ estremamente attuale. In tal senso, il suo personaggio funge da ‘everyman’ del nostro tempo: teso a cercare un contatto con l’altro, ma inibito dalla paura di esporsi a “i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna”. Con un piede dentro al Quadrato da lui stesso acclamato, e l’altro fuori.

The Square: l’ironia come mezzo di attacco e di difesa

Ciò che rende "The Square" una pellicola brillante è la compresenza di elementi volutamente antitetici, responsabili di un effetto estraniante che porta lo spettatore a chiedersi se sia il caso di ridere, o accigliarsi.

Östlund, come tante altre personalità geniali che lo hanno preceduto, sa che l’ironia è il mezzo migliore per far passare un messaggio. È con un sapore dolce-amaro in bocca che siamo più inclini alla riflessione. Il dramma di matrice tragica, troppo spesso, porta lo spettatore a creare una sorta di corazza difensiva che non gli permette di entrare veramente nel cuore della vicenda. La liricità tragica, d’altro canto, ha il fine d’ispirare e generare una catarsi che porta all’ ‘assoluzione’ delle nostre colpe a livello inconscio. Il dramma d’impianto comico, invece, agisce tramite il meccanismo della risata, aggirando il conflitto e giungendo direttamente all’obiettivo. È divertendosi che l’uomo impara.

Östlund, tuttavia, non si limita solo ad allietare coscienziosamente lo spettatore con battute sarcastiche e taglienti: fa in modo che la risata, a tratti, divenga motivo di vergogna. Fa forse ridere un uomo che si fida così poco della propria partner sessuale tanto da temere che ella voglia conservare il preservativo usato per rimanere incinta ed ‘incastrarlo’?

Gli spettatori del film improvvisamente si rivedono nella moltitudine dei personaggi seduti alla cena di gala organizzata dal museo di Stoccolma, anch’essi pubblico di un’improvvisazione teatrale di Oleg, l’ “uomo-scimmia”. Quando l’impersonificazione dell’attore col personaggio diviene totale identificazione, i commensali, inizialmente divertiti, diventano sempre più attoniti. Così come il pubblico, davanti a "The Square".

Un “effetto spettatore” che ci rende parte di quella folla che, con lo sguardo rivolto davanti a sé, finge di non accorgersi del grido d’aiuto degli altri.

 

Nicole Ulisse

  • Regia: Ruben Östlund
  • Cast: Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Christopher Læssø, Linda Anborg, Emelie Beckius, Denise Wessman, Jan Lindwall, John Nordling
  • Genere: Commedia, Drammatico, colore
  • Durata: 142 minuti
  • Produzione: Svezia, Germania, Francia, Danimarca, 2017
  • Distribuzione: Teodora Film
  • Data di uscita: 9 novembre 2017

Christian è il curatore di un museo d'arte contemporanea, divorziato ma devoto padre di due figlie, guida un'automobile elettrica ed è un grande sostenitore delle buone cause. Il suo nuovo progetto si chiama "The Square", si tratta di un'installazione consistente in un grande quadrato delimitato da un perimetro luminoso all'interno del quale tutti hanno uguali diritti e doveri, un "santuario di fiducia e altruismo" in cui ognuno dovrà comportarsi da essere umano responsabile. A volte, però, è molto difficile rispettare i propri ideali: la sciocca reazione di Christian al furto del suo telefono lo trascina, infatti, in situazioni vergognose.

Nel frattempo l'agenzia di pubbliche relazioni del museo organizza una massiccia campagna pubblicitaria per "The Square", ma da questo momento in poi si verificano una serie di eventi caotici che scombinano i piani di Christian e lo fanno cadere in una profonda crisi esistenziale.

The Square: commedia nera contro l'ipocrisia borghese

"Ci abbiamo lavorato 12 anni, volevo farne un film indimenticabile": queste le parole di Ruben Östlund, regista di "The Square", inatteso vincitore della Palma d'Oro nell'ambito della 70esima edizione del Festival di Cannes. Il 43enne svedese Östlund aveva già partecipato alla più blasonata rassegna cinematografica mondiale nel 2014  vincendo il Premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard presentando "Forza Maggiore", un film in cui viene scardinato l'ideale della "famiglia felice" con l'espediente di una valanga che mette in pericolo le vite di una coppia in vacanza sulle Alpi francesi con i propri figli. In "The Square", invece, ad essere presa di mira è la società odierna, incapace di comunicare in un'epoca in cui i mass media sono sempre più padroni del nostro tempo.