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The Place

The Place – Recensione: un film inquietante sui limiti etici di ciascuno

Paolo Genovese torna alla regia dopo il grande successo di "Perfetti sconosciuti" con "The Place", un film inquietante che indaga l’animo umano, e quanto ciascuno di noi è disposto a spingersi per raggiungere i propri obiettivi. Genovese sceglie di cimentarsi nuovamente in un film corale, con un cast di attori in cui ciascuno brilla nel proprio ruolo. L’incipit è semplice: un uomo sta seduto al tavolo di un bar e li incontra un’umanità variegata, con la quale stipula patti scellerati, in cui comunque nessuno è costretto a fare niente.
Il film di Genovese disturba, perché tocca situazioni nelle quali ciascuno di noi può rimanere coinvolto, ed è impossibile non porsi l’annosa domanda: io cosa arriverei a fare per risolvere una situazione che mi sta a cuore? È questo il nocciolo del racconto di Genovese: esistono limiti inamovibili che regolano il comportamento di ciascuno, o l’asticella dell’etica si sposta a seconda della situazione che si vive?

The Place: un film di sostanza non perfettamente riuscito

Peccato che dopo una partenza che spiazza e incuriosisce lo spettatore il film si ripieghi un po’ su stesso, portando a un intreccio di vite e questioni che funzionano simbolicamente ma non narrativamente. Ad un certo punto allo spettatore attento si mostra chiaro il meccanismo su cui si fonda il racconto, e l’interesse va scemando. La regia, troppo ripetitiva, non aiuta, se si è scelto di lavorare in un unico ambiente non si può pensare di effettuare sempre le stesse quattro inquadrature, il montaggio non può regalare un ritmo di base che manca.

Nonostante questo "The Place" conserva una sua bellezza cristallina per le tematiche che affronta e per aver portato sullo schermo un cast eccellente dove nessuno sfigura, e se le performance attoriali possono dirsi tutte riuscite, per i personaggi non è altrettanto vero, alcuni sono innegabilmente più interessanti di altri. Se la curiosità maggiore va all'uomo che siede sempre al tavolino del bar, che assurge ad una sorta di impersonale luogo di lavoro, interpretato dal sempre in forma Valerio Mastandrea, obbligato dal copione a recitare (egregiamente) col solo volto, è poi di grande interesse il personaggio interpretato da Rocco Papaleo, forse l’unico a decidere sempre in autonomia quel che fare di fronte a situazioni impreviste.

The Place: che possa piacere o no è un film che rimane dentro

"The Place" rimane dentro per quell'ordinaria umanità che rappresenta, per quella carrellata di volti e richieste difficili da scordare, perché riesce a mostrare con chiarezza che da ogni singola nostra azione ne derivano delle altre, che non sempre si allineano con le intenzioni iniziali. Genovese sembra voler ricordare che nessuno ci obbliga a fare niente, che abbiamo sempre una seconda strada da percorrere, magari impervia, ma c’è, e che le vite sono tutte interconnesse, è ciò che può sembrare banale per una persona, può essere di vitale importanza per un’altra. Seppur tenendo a mente la perfezione di “Perfetti sconosciuti”, dalla quale "The Place" purtroppo è lontano, non possiamo non consigliarlo a tutti, perché è un coraggioso tentativo di narrazione non banale, seppur non riuscita a pieno.

Maria Grazia Bosu

 

"The Place" è il nuovo film di Paolo Genovese, regista e sceneggiatore italiano reduce dal successo della commedia "Perfetti  Sconosciuti" (2016), candidata a numerosi premi e riconoscimenti, con cui trionfa ai David di Donatello come Miglior Film dell’anno, aggiudicandosi anche il David per la Miglior Sceneggiatura.

The Place: umanità al servizio di un uomo misterioso per realizzare i desideri più profondi

"The Place" è la trasposizione cinematografica della serie tv "The booth at the end" nata da un’idea di Christopher Kubasik: una miniserie girata interamente all’interno di un piccolo ristorante di Los Angeles. Composta da due stagioni, per un totale di dieci episodi, la serie racconta le vicende dei personaggi unicamente attraverso i discorsi che questi intrattengono con un uomo, utilizzando un espediente già visto nella serie americana "In Treatment" (2008), anch’essa riproposta da SKY in una versione italiana.

In "The Place" un misterioso uomo, del quale non si vedrà mai il volto, siede sempre allo stesso tavolo di un ristorante, giorno e notte, riceve visite di continuo, pronto a esaudire i più grandi desideri di otto visitatori, in cambio di compiti da svolgere. La domanda è quanto saranno disposti a spingersi oltre i protagonisti per realizzare i loro desideri più profondi.

Ogni suo visitatore vuole qualcosa, è spinto da un desiderio intimo, un desiderio difficile da realizzare, se non  addirittura impossibile. Eppure per quell’uomo qualunque cosa sembra possibile: “Si può fare”, ripete a ciascuno. Ma tutto ha il suo prezzo.

Chi sia l’uomo non ha importanza, perché le scelte e le conseguenze che ne derivano sono responsabilità delle persone che siedono davanti a lui in quel bar. Ogni decisione spetta solo ed esclusivamente a loro e sarà loro la scelta di tornare di volta in volta a raccontare quel che accade nella loro vita. Alla fine nemmeno quell'uomo riuscirà a rimanere impassibile.