The Orphanage - Recensione (El Orfanato) Regia: Juan Antonio Bayona – Cast: Belèn Rueda, Fernando Cayo, Roger Princep, Montserrat Carulla, Geraldine Chaplin - Genere: Horror, colore 100 minuti – Produzione: Spagna, 2007 – Distribuzione: Lucky Red – Data di uscita: 14 novembre 2008
Il lungo elenco di film che vedono protagoniste dimore infestate da fantasmi del passato e da bambini non propriamente angelici si arricchisce di un nuovo, elegante tassello. “The Orphanage” di Juan Antonio Bayona arriva finalmente in Italia, dopo aver fatto incetta di premi in mezzo mondo, ribadendo la bontà della new wave franco-iberica in materia di fantahorror. Per carità, niente di particolarmente originale (Laura, insieme al marito, dopo aver adottato un bambino, torna nel vecchio orfanotrofio abbandonato dove lei è cresciuta con l’intento di riaprirlo. Il bimbo, già malato, comincia ad avere strane visioni e finisce con lo sparire del tutto. Le affannose ricerche porteranno alla luce tragiche vicende tenute nascoste per anni e spiriti malvagi che aleggiano ancora nei corridoi dell’edificio e pronti a fare del male ai nuovi arrivati), ma sicuramente siamo di fronte ad un prodotto ottimamente confezionato. Girato in maniera classica, “The Orphanage” ha ben in mente i giusti tempi della suspence gotica e può contare su attori credibili (in particolare la protagonista, Laura, interpretata dall’affascinante Belèn Rueda e la figlia d’arte Geraldine Chaplin nei panni della medium Aurora), location azzeccate (l’incontaminata costa delle Asturie e una grande casa coloniale del XIX secolo), un uso misurato ma efficace degli effetti speciali con esiguo spargimento di plasma, musiche di maniera arricchite dagli effetti sonori tipici del caso: scricchiolii del legno, porte cigolanti, botole che si aprono all’improvviso, tuoni, lampi e pioggia in quantità. I rimandi a prodotti del genere sono numerosi e neanche troppo nascosti: da film vintage quali “La Residencia” di Ibanez Serrador e “Suspiria” del nostro Argento, fino ai più recenti “The Others” del conterraneo ed amico Amenabar e al pretenzioso “Saint Ange” di Pascal Laugier. Se qualche salto sulla poltrona “The Orphanage” può garantirlo anche ai più smaliziati frequentatori del genere, è però nell’approfondimento psicologico dei personaggi e nella delicatezza con il quale vengono affrontati i temi dell’abbandono, della malattia e della maternità naturale ed adottiva che Bayona mostra una maturità e una padronanza del mezzo cinematografico inusuali per la sua giovane età. In tal senso l’aver avuto come produttore/padrino d’eccezione uno dei più quotati registi fantasy in circolazione, Guillermo Del Toro, ha sicuramente aiutato l’esordiente regista catalano, anche per quanto riguarda i ricorrenti insert favolistici e la scelta di un lieto fine, seppure solo apparente.
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