The Broken Key

The Broken Key - Recensione: il troppo stroppia

The Broken Key film

È sempre lodevole quando, in Italia, vengono portati in sala trame e generi diversi dal solito.
L’ambizione di Louis Nero però è davvero altissima, perché con “The Broken Key”, l’intento è quello di mettere in tavola l’intero menù cinematografico “fantascienza-thriller-esoterico-avventura-film impegnato” di successo degli ultimi decenni. Allora viene da immaginarsi che l’organizzazione dell’ambizioso menù debba essere andata pressappoco così: «Come primo piatto “mistero esoterico-universale da ricomporre” grazie a indizi come i quadri de “Il codice da Vinci” o come i libri de “La nona porta”; come seconda portata un thriller che ricordi “Seven”, basato su decessi legati ai sette peccati capitali; poi un bis di contorni: l’avventuroso alla “Indiana Jones” e il fantascientifico-futuro distopico tipo “Blade Runner”, “Brazil” ecc.; e per dolce? Un qualcosa di ricercato… tipo sul senso della vita alla Malick, che abbia un tocco qua e là alla Nolan, sì Nolan che va tanto di moda presso i gourmet di oggi – perfetto! Manca solo un cast di attori fenomenali da spiattellare in locandina per fare entrare gente in sala – ecco... presenti anche quelli».

Purtroppo però per unire tali 'portate' è necessario il buongusto, il buonsenso e la misura. Lo dicono pure i grandi chef che lo spaghetto al pomodoro è la cosa più difficile da fare, poi c’è chi fa un pot-pourri gastronomico e niente, qualcosa non funziona, sul palato i gusti si mischiano e non si capisce nemmeno più cosa si mangia.

The Broken Key: le dolenti note

The Broken Key scenaOltre ad essere un pastiche amorfo in quanto a genere, "The Broken Key" è anche un film debole per quanto concerne la trama, che risulta ricca di falle. I tempi narrativi, inoltre, sono quasi sempre sbagliati e la tensione è inesistente.

La pecca più clamorosa, però, sono i dialoghi, talmente inconsistenti e infarciti di clichés da risultare, a tratti, involontariamente comici (basti pensare a frasi del tipo «Non qui, incontriamoci al tramonto» o «Non ora, ci vedremo domani a mezzanotte», pronunciate da alcuni personaggi rivolti al protagonista con tono solenne senza alcuna coerenza scenica).

Il giovane protagonista, oltretutto, non è assolutamente all’altezza del cast di spicco che lo circonda. A sua discolpa, va detto che l’esito della sua performance non è imputabile interamente a lui, dal momento che il malcapitato Andrea Cocco - che somiglia ad un giovane Keanu Reeves, nel bene e nel male - viene chiamato a piangere e a disperarsi in continuazione e senza alcun motivo apparente. Non soltanto Cocco non riesce a realizzare come attore la pur non vasta gamma di questi struggimenti (forse perché non si spiega la loro presenza nello script?), ma deve anche interpretare un personaggio senza carisma e totalmente privo dell’acume necessario nel risolvere gli enigmi (sì… ma poi quali enigmi?). Nel complesso, comunque, la recitazione è sottotono anche da parte di altri membri minori del cast, al punto che in molte scene l’impressione è quella di assistere alla parodia comica di un blockbuster americano.

Altra nota dolente di "The Broken Key" è proprio quella musicale: la colonna sonora, lungi dall’accompagnare le scene, le appesantisce (e, anzi, le sovrasta), risultando totalmente avulsa dal senso della scena o dell’inquadratura cui è affiancata. Le melodie poi sono molto hollywoodiane e di “ambiente” e non vi è neppure l’aiuto di un qualche tema musicale di rilievo, che si possa ricordare a proiezione ultimata.

The Broken Key – Cosa si salva

«Plausi e Botte» era il fortunato titolo della rubrica di recensioni letterarie di uno scrittore del primo Novecento. Ebbene, dopo le botte, è il momento di pensare ai plausi, che pure ci devono stare.

Il primo plauso va alle bellissime locations selezionate. Il secondo plauso al buon risultato (a volte ottimo) ottenuto con le scenografie, i costumi e il trucco. Terzo plauso ad alcune interessanti trovate di regia e alla buona – nonostante alcune clamorose ed evitabili scivolate – fotografia.

Da ultimo il plauso più grande va al coraggio di portare avanti un progetto mastodontico del genere. È molto probabile che Nero fosse consapevole sin dall’inizio di quanto la strada per realizzare questo film fosse in salita, di quanta fatica si faccia nello scrivere una sceneggiatura credibile e coerente, di quanta forza di volontà serva per raccogliere insieme tutti questi oggetti, tutti questi significati e tutte queste persone in un unico lavoro. È lodevole che un giovane regista ci provi comunque, nonostante le mille avversità, buttandosi a capofitto nella sua passione per il cinema e cercando a tutti i costi di raccontare la sua visione.

Si può e si deve sbagliare per migliorare, e qui si è sbagliato magistralmente: ma sono meglio cento "The Broken Keys" che il nulla che ci circonda. Se fossimo a scuola Louis Nero non sarebbe di certo uno di quegli studenti di cui si dice «è bravo, ma non si applica». Nero starebbe invece nella categoria diametralmente opposta: lui è lo studente che si sobbarca il lavoro impossibile, che prova subito a tradurre Cicerone dopo aver studiato solo la prima declinazione.

Forse Nero ha puntato davvero troppo in alto ed è caduto vertiginosamente… ma per fortuna dal basso si può solo risalire.

Marta Maiorano

  • Regia: Louis Nero
  • Cast: Rutger Hauer, Michael Madsen, Geraldine Chaplin, Christopher Lambert, William Baldwin, Maria de Medeiros, Kabir Bedi, Franco Nero, Andrea Cocco, Diana Dell'Erba, Marco Deambrogio, Yoon C. Joyce, Vittorio Boscolo, Walter Lippa, Ariadna Romero, Linda Messerklinger, Pia Engleberth, Chiara Iezzi, Anna Cuculo, Morena Salvino, Beppe Rosso, Alex Belli, Toni Pandolfo, Mark Fiorini
  • Genere: Fantascienza, colore
  • Durata: 120 minuti
  • Produzione: Italia, 2017
  • Distribuzione: L'Altrofilm
  • Data di uscita: 16 novembre 2017

 The Broken Key Poster

Louis Nero, nome d'arte del regista italiano Luigi Bianconi - che ha esordito sul grande schermo con la pellicola "Golem" del 2003 - sceglie per il suo "The Broken Key", un'ambientazione intergalattica e futurista, nella migliore delle tradizioni del genere fantascientifico.

La storia ha inizio in un futuro lontano non meglio definito nel tempo, in cui la libertà della razza umana è messa a dura prova. L'universo è sotto il controllo della Zimurh Corporation, meglio conosciuta come "Grande Z" e nel mondo vige una sola legge fondamentale: la "Legge Schuster". Secondo l'ultima direttiva sull'eco-sostenibilità, la carta è un bene inestimabile e qualsiasi uso improprio, come ad esempio la stampa, è reato perseguibile penalmente.

The Broken Key: un futuro verosimile

In questa visione a tratti persino realistica del futuro del nostro universo, il noto ricercatore britannico Arthur J. Adams, grazie alle pressioni del professor Moonlight, suo padre putativo; decide di intraprendere un'affascinante e avventuroso viaggio alla ricerca del pezzo mancante di un antichissimo papiro contenente un grande segreto e protetto dalla temibile setta dei figli di Horus. Nel tentativo di salvare l'intera umanità dal triste destino che l'aspetta, Arthur sarà costretto ad esplorare un'oscura immensa città futurista, immagine riflessa della parte più recondita della sua anima; affrontando incredibili vicissitudini e tentando di comprendere che cosa si nasconde dietro una serie di efferati omicidi.

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