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Takeshi Kitano - Biografia

(Tokyo, 18 gennaio 1947)

Takeshi Kitano, nato a Tokyo il 18 gennaio 1947, è sicuramente, dopo Akira Kurosawa, il regista giapponese più famoso a livello internazionale. Kitano cresce nel clima disordinato e denso di cambiamenti del Giappone post-bellico. Fin da giovane è attratto più dal mondo dello spettacolo che dallo studio. Iscrittosi a ingegneria infatti, rinuncia agli studi e si dedica a lavori di fortuna mentre cerca di sfondare nel campo del teatro di varietà. Alla fine degli anni Sessanta, mentre lavora come inserviente in uno strip-club di Tokyo riesce a farsi notare dal comico Senzaburo Fukami, che gli procura i primi ingaggi sul palcoscenico. Negli anni Settanta forma un duo comico col suo vecchio amico Kiyoshi Kaneko. I due si ribattezzano così “Beat Kiyoshi” e “Beat Takeshi”, soprannome che Kitano mantiene fino al giorno d’oggi. I due “Beat” recitano sketch basati su giochi di parole e scambi velocissimi di battute, un genere tradizionale che si definisce manzai. In questo periodo Kitano comincia a costruire il suo personaggio comico, un pazzo dal carattere lunare e a volte aggressivo. Nel 1976 i due “Beat” sono così famosi da fare il salto in televisione, dove fanno grandissimo scandalo con i loro sketch corrosivi e fortemente sconvenienti per i parametri giapponesi. Più volte incappano nelle maglie della censura, ma questo accresce solo la loro popolarità. Negli anni Ottanta Kitano decide di sciogliere il duo e mettersi in proprio, diventando anche un acclamato presentatore televisivo di demenziali giochi a premi e talk show. Contemporaneamente comincia a sfruttare il successo per recitare nel cinema. L’Occidente lo può vedere all’opera per la prima volta, anche se in un ruolo minore, nello scandaloso “Furyo” (1983) successo internazionale di Nagisa Oshima, dove lavora al fianco di David Bowie e Ryuichi Sakamoto. Nel 1989, Kitano è il protagonista del poliziesco “Violent Cop”, nel quale interpreta un detective violento fino al l’orlo della follia, quando il regista titolare si ammala viene incaricato dalla produzione di girare il film che riscrive e modifica pesantemente. Il buon successo di “Violent Cop” gli procura immediatamente l’occasione di girare “Boiling Point” (1990), esplosivo noir nel quale interpreta un mafioso yakuza omosessuale e psicotico. A dispetto della bellezza del film, che esibisce già uno stile maturo, “Boiling Point” è un fiasco clamoroso, per cui Kitano cambia genere e si dedica a una storia di delicato lirismo con “Il silenzio sul mare” (1991), silenziosa storia d’amore e di surf fra due sordomuti. Nel 1993 è ancora nel mondo dei gangster con “Sonatine”, storia di uno yakuza con ossessioni suicide. “Sonatine” è un grande successo specialmente all’estero, viene lodato da Tarantino e trasmesso più volte dalla televisione, anche in Italia. Successivamente, Kitano gira lo scombiccherato “Getting Any?” (1994-95), una sfilza di gag nella sua più classica vena televisiva. Ma appare sempre più insoddisfatto della sua cinematografia. Nel 1994 ha un gravissimo incidente di moto, che guida senza calzare il casco. Rimane in coma e deve subire diversi interventi di chirurgia plastica, rimanendo con una parte del viso paralizzata. Più tardi lo stesso Kitano ammetterà di essere stato guidato da una volontà quasi suicida. Uscito vivo dalla terribile esperienza, Kitano sembra rinascere a una nuova vita attoriale e registica. Nel 1996 dirige “Kids Returns”, una pensosa autobiografia che descrive le vicende di due pessimi studentelli che si improvvisano comici manzai con esiti disastrosi. Intanto comincia a dipingere quadri a colori vivacissimi che poi utilizza come fonte di ispirazione per il successivo “Hana-Bi – Fiori di fuoco” (1997), incentrato sulla vicenda di un violentissimo poliziotto che vuole esaudire gli ultimi desideri della moglie malata di tumore. Il film è lirico e intenso, percorso da improvvisi scoppi di inaudita violenza. Viene presentato a Venezia dove ottiene il Leone d’Oro, cementando definitivamente la robusta reputazione internazionale di Kitano. Sono anni d’oro anche per la sua carriera cinematografica che sembra addirittura favorita dal suo viso reso inespressivo dall’emiparalisi. Nel 1999 è dietro la macchina da presa con il commovente “L'estate di Kikujiro”; mentre Oshima lo vuole come attore nel morboso “Tabù – Gohatto”. Nel 2000 recita la parte di un sadico professore nel cult fantascientifico “Battle Royale” e si lascia persuadere a girare un film negli USA. Si tratta di “Brother” per il quale si inventa la storia di uno yakuza in fuga che fa amicizia con un delinquente afroamericano di mezza tacca, interpretato da Omar Epps che poi diventerà celebre per il ruolo di Foreman, l’assistente del dottor House. Sfortunatamente il film non riscuote molto successo negli USA e il previsto “lancio” di Kitano a Hollywood viene rimandato probabilmente per sempre. Il pubblico europeo lo acclama di nuovo per il lirico e dolente “Dolls” (2002), dedicato agli amori infelici, nel quale però Kitano non recita. Nel 2003 licenzia “Zatoichi”, parodia di una famosa serie di arti marziali dedicata a uno spadaccino cieco che Kitano interpreta con i capelli improbabilmente ossigenati. Nonostante il largo successo di questi lavori, il mondo cinematografico occidentale sembra perdere interesse in Kitano. Le sue ultime pellicole “Takeshis” (2005), “Kantoku Banzai – Glory to the film maker!” (2007) e “Achille e la tartaruga” (2008), pur se selezionate ai Festival, quasi non si vedono al cinema e sono difficilmente reperibili in DVD.

Fabio Benincasa


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