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Suburra – La serie 1×02 – Recensione e Spoiler

Il secondo episodio della serie “Suburra” – Patrizi e Plebei –  diretto da Michele Placido, comincia a delineare il carattere dei personaggi e i loro lati personali che nel primo episodio ancora non erano stati messi in risalto.

Come nel primo episodio anche in questo, il percorso della puntata ci riporta alla sequenza iniziale che è anche quella conclusiva.

Suburra: una città al collasso

La Suburra era un quartiere malfamato dell’antica Roma, oggi si estende per tutto il territorio dell’Urbe.

Patrizi e plebei, politici e criminalità, preti e mignotte: così si rivolge Samurai ad Amedeo per dirgli che non esiste più una parte sbagliata e una giusta, ma che ora non c’è più alcuna differenza. Fanno tutti parte di un grande pentolone, che solo pochi possono gestire, il resto deve subire.

La parte di Amedeo, che non vuole scendere a patti con certi personaggi, comincia a incrinarsi visto che intorno a lui vede solo assessori e consiglieri già dentro quel giro sporco. Prende sempre più piede l’idea di ricavare qualcosa da questi, come giusto prezzo per ciò che decide di affrontare.

Con le dimissioni del sindaco sempre più vicine, ognuno pensa per sé, trovando qualsiasi modo per occupare un posto anche nella prossima legislatura. La faccenda del ricatto si fa sempre più buia con i tre: Aureliano, Spadino e Lele (quest’ultimo in crisi, visto il problema dei soldi con Samurai) decidono di non accontentarsi della piccola parte che Sara paga loro. Prendendolo come un affronto e avendo già pubblicato una parte del video su internet, decidono di attaccare frontalmente, sequestrando il prete.

Suburra: la doppia faccia di Aureliano

La puntata approfondisce anche il carattere di Aureliano (un grandissimo Alessandro Borghi) uno dei protagonisti più importanti, che mostra anche una parte sensibile, risparmiando la prostituta che aveva fatto il video del prete, ed era perciò considerata una minaccia. Qui entra in gioco la consapevolezza di quello che sta facendo, uccidendo un’innocente, anche quando ritorna da lei è come se non sa quello che ha in mente, perso nei suoi pensieri si ritrova in un luogo apparentemente sicuro.

La parte invece dominante del suo carattere, quella dove c’entra poco la consapevolezza, ma perlopiù l’istinto, lo porta a uccidere un Manfredi, che presumibilmente porterà a delle conseguenze non troppo piacevoli.

 

Tomas Barile