Spike Jonze – Biografia
Spike Jonze: un giovane regista indipendente americano, tra i più interessanti
(Rockville, 22 ottobre 1969)
Spike Jonze, il cui vero nome è Adam Spiegel, nasce il 22 ottobre del 1969 a Rockville, nel Maryland, anche se poi cresce a Gulph Mills, in Pennsylvania. Il regista americano, pur con pochissimi film all’attivo, è considerato attualmente uno dei più interessanti indipendenti sulla piazza di Hollywood. L’infanzia e la giovinezza di Jonze sono la quintessenza della vita americana, la sua famiglia appartiene all’agiata middle class, il padre è un manager, la madre un’artista e scrittrice.
Suo fratello Sam, più noto Squeak E. Clean è un famoso discografico e DJ. Fin da ragazzino si interessa di fotografia e di scrittura. Mentre verso i sedici anni lavora in un negozio, un suo amico gli appioppa il soprannome “Spike Jonze”, con il quale comincerà a farsi chiamare e che in seguito userà per firmare i suoi lavori.
Negli stessi anni, Spike sviluppa una passione per le BMX, le biciclette da cross, e lo skateboard che lo spinge a interessarsi di giornalismo.
Negli anni ’80 il giovanissimo Spike, con alcuni amici, lavora come fotografo e redattore in riviste di sport e di moda giovanile come “Freestyle Magazine”, “Homeboy” e “Dirt”. Dalla fotografia, Jonze comincia ad interessarsi al video e ben presto, grazie al suo giro di conoscenze nel mondo dello spettacolo e della moda, inizia a girare videoclip. Il suo primo lavoro è del 1991 e il successo quasi immediato.
Diventa uno dei più richiesti registi di video musicali e lavora con gruppi e artisti famosissimi come Beastie Boys, Bjork, Pavement o REM. In particolare è suo il video di “Buddy Holly”, dove per i Weezar rimonta sequenze mitiche di “Happy Days” o “Weapon of Choice” che vede unincredibile Christopher Walken ballare furiosamente sulla musica di Fatboy Slim. Prima dei trent’anni, il giovane regista si ritrova ad essere uno dei beniamini di Hollywood, con la fama di un piccolo genio del video, è fidanzato con Sofia Coppola, che sposerà nel 1999, e frequenta i più grandi attori e registi. A questo punto il salto alla regia cinematografica è quasi d’obbligo.
Per una fortunata coincidenza, Charlie Kaufman, alla ricerca di un regista per una sua sceneggiatura, invia una storia molto interessante a Francis Ford Coppola, che decide, su consiglio della figlia, di passarla a Jonze.
Nasce “Essere John Malkovich” surreale apologo sull’identità ela celebrità che ha per protagonisti, oltre a Malkovich, John Cusack e Cameron Diaz. Il racconto surreale che vede due impiegati sfigati scoprire un portale che consente di accedere alla mente di un famoso attore, viene salutato da un successo immediato, grazie anche alla barocca abilità registica di Jonze, fruttando al film ben tre nomination agli Oscar.
Il lavoro successivo di Jonze, altrettanto complesso e di nuovo sceneggiato da Charlie Kaufman, è “Il ladro di orchidee” (2002). Interpretato da un Nicolas Cage in gran forma, oltre che da un’ottima Meryl Streep, la pellicola narra le vicende di uno sceneggiatore in crisi, lo stesso Kaufman, che cerca invano di adattare un libro, “Il ladro di orchidee” per un film, disturbato dal fratello gemello, dall’autrice del libro e da fastidi e sciagure di ogni tipo.
Il film è ancora più acclamato del precedente, riceve quattro nomination all’Oscar e ne vince uno, Miglior Attore non Protagonista, per Chris Cooper. All’apice del suo successo Jonze sente il bisogno di dedicarsi ancora al videoclip e alla fotografia, mentre il suo matrimonio con Sofia Coppola arriva al capolinea nel 2003.
Dopo una lunga pausa, intervallata da molti lavori in video, Jonze torna al grande schermo nel 2009 con “Nel paese delle creature selvagge”, adattato da un famoso libro per ragazzi di Maurice Sendak. Si tratta questa volta di una sognante avventura infantile, molto lontana dalle nevrosi dei precedenti due lungometraggi.
Il piccolo Max è un ragazzino solitario, figlio di genitori divorziati. In fuga dalla famiglia si ritrova magicamente su un’isola popolata di mostruose creature che lo eleggono inaspettatamente loro re.
Il film è un successo di critica, anche se l’entusiasmo del pubblico fatica ad accendersi forse a causa dell’intima malinconia della pellicola. Jonze continua a lavorare a nuovi video musicali e cortometraggi, come il recente “I’m here”, anche se non abbandona il progetto di un nuovo film che potrebbe essere tratto dal romanzo di Shane Jones “Light Boxes”.
Fabio Benincasa
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