Sono tornato: il film con Frank Matano presentato in conferenza stampa

Oggi, 29 gennaio, si è svolta la conferenza stampa per la presentazione del film “Sono tornato”, una commedia politicamente scorretta che ipotizza come potrebbe essere accolto Mussolini se dovesse risorgere al giorno d’oggi. Il film uscirà nelle sale il 1 febbraio 2018, distribuito nei cinema italiani da Vista Vision in quattrocento copie. Erano presenti alla conferenza il regista, Luca Miniero, lo sceneggiatore Nicola Guaglianone e gli attori Massimo Popolizio e Frank Matano.

Sono tornato: il film con Frank Matano presentato in conferenza stampa

Sono tornato scena

Sono tornato: un film che travalica la silhouette in locandina

Sono tornato è un film che travalica la silhouette in locandina”, questa è stata la risposta di Luca Miniero alla prima domanda, riferendosi all’immagine della silhouette di Popolizio che si staglia, di spalle, in controluce, con indosso l’uniforme del duce. Voleva intendere che il film non parla della figura storica di Mussolini, ma parla del nostro paese, di oggi. Quell’immagine in locandina fa paura perché Mussolini, nel film, torna in un paese che, nel 2018, è già populista come lui, anche a causa dei media.

Nicola Guaglianone ha raccontato, a tal proposito, un fatto che lo ha particolarmente colpito quando è stata girata la scena del film che si svolge negli studi della trasmissione televisiva “E poi c’è Cattelan”. Il pubblico in studio, quel giorno, non sapeva che si stesse girando un film, un po’ come accade in una candid camera. All’inizio, quando le persone si sono accorte che l’ospite della serata era proprio Mussolini, hanno reagito con imbarazzo e repulsione ma, a poco a poco, l’atmosfera è virata e il pubblico ha iniziato a farsi i selfie con il finto Mussolini ed a gridare: “viva il duce”. “Il film ci mette di fronte alla nostra mostruosità”, ha concluso Guaglione. “Non è Mussolini che fa paura, siamo noi.”

Sono tornato: differenze con il film originale tedesco

La storia di “Sono tornato” è tratta dal libro e dal film tedesco “Er ist wieder da” (in italiano: “Lui è tornato”), che parla di un ipotetico ritorno di Hitler nella Germania di oggi. È stato domandato al regista quali siano le maggiori differenze tra il film italiano e l’originale tedesco. Miniero ha affermato che l’idea alla base della pellicola è quella di mostrare le reazioni degli italiani al personaggio di Mussolini, evitando per quanto possibile di esplicitare un giudizio critico nei suoi confronti. Le scene in cui Mussolini sfila in città, davanti a persone realmente ignare delle telecamere, sono state inizialmente girate utilizzando un altro giovane attore truccato, e non lo stesso Popolizio, per timore di quali sarebbero potute essere le reazioni della gente. Invece i passanti sono stati molto più accondiscendenti di quanto il regista potesse immaginare. Mentre nel film tedesco le persone manifestano apertamente odio nei confronti del dittatore redivivo, in Italia le reazioni al duce sono state molto meno negative. In molti appaiono nella pellicola, con il volto oscurato, mentre fanno il saluto romano all’attore. Nel film tedesco Hitler viene costantemente definito come “cattivo”. Invece Mussolini passa tra di noi come uno di noi. Le persone vogliono farsi i selfie con lui. Ed è questa la cosa più difficile da sopportare.

Sono tornato scena Roma

Sono tornato: interpretare un personaggio storico così controverso

Alla domanda su come abbia affrontato la sfida di interpretare un personaggio storico di tale peso, Massimo Popolizio risponde affermando di essere andato a ricercare l’anima della sua maschera e non l’aspetto esteriore. Non ha utilizzato trucchi scenici per ricercare una mimesi fisica con il vero Mussolini, ma ha cercato di coglierne l’essenza. “Per farlo funzionare”, ha affermato l’attore,“dovevamo farlo sul serio”. Vale a dire senza giudizio. Popolizio ha portato l’esempio di Riccardo III: per interpretare un ruolo così controverso in maniera credibile, un attore non può giudicarlo etichettandolo per le sue azioni, ma deve andare a ricercare le ragioni che lo hanno spinto a compierle.

Nicola Guaglianone ha aggiunto che, nella stesura della sceneggiatura, Mussolini è stato considerato non tanto come figura storica, quanto come un personaggio di finzione con un suo arco drammaturgico. È stato affrontato senza obiettivi ideologici. Come si faceva nella commedia all’italiana di un tempo, Mussolini è stato scannerizzato mostrando le sue azioni senza esprimere un giudizio etico, lasciando al pubblico il compito di decidere cosa pensarne.

Infine è stata scartata la possibilità di fare incontrare, nel film, il finto duce con la vera Alessandra Mussolini, sia per evidenti problemi di carattere pratico, sia perché, effettivamente, essendo nata diversi anni dopo la morte del duce, Mussolini non avrebbe saputo della sua esistenza.

Sono tornato: l’importanza della memoria

Il film esce in piena campagna elettorale. Ci si domanda se sia un caso. Luca Miniero ha risposto che nella campagna elettorale del 2018 il nome di Mussolini già gira molto, a prescindere dalla sua pellicola. Popolizio ha ricordato che Mussolini ha praticamente inventato la propaganda. Il fatto che sia giudicato negativamente, nella pellicola, solo quando si scopre che ha ucciso un cane e non per le idee aberranti che afferma, già la dice lunga sul mondo in cui viviamo.

Al pari dei nostri politici, ha affermato Luca Miniero, Mussolini nel film fa presente i problemi della nostra società ma non propone mai soluzioni.

La donna anziana malata di Alzheimer, che in una scena particolarmente toccante riconosce in Mussolini il suo aguzzino, magistralmente interpretata da Ariella Reggio, rappresenta la memoria che abbiamo perduto. La memoria del prezzo che il fascismo ha avuto per noi. È quella che dobbiamo recuperare, ed è di questo che parla il film. Vuole essere un monito a non dimenticare. La Reggio, presente fra il pubblico, ha detto di essersi molto emozionata ad interpretare questa parte, poiché sua nonna era ebrea e lei ha vissuto la deportazione dei suoi cugini ad Auschwitz. Perciò ha cercato nella sua interpretazione di comunicare e trasmettere più che il ricordo in sé, proprio quell’emozione.

 

Nicola De Santis

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