Silvana Mangano, la diva bella e malinconica (Roma, 21 Aprile 1930 – Madrid, 16 Dicembre 1989)
Silvana Mangano nasce a Roma il 21 Aprile 1930 ed è figlia di Amedeo, un umile ferroviere italiano e Jakie, una riservata donna inglese. Il fratello Roy è stato un noto tecnico del suono. Trasferitasi a Milano segue dei corsi di danza classica presso la Jia Ruskaya, dove viene notata dal famoso costumista Georges Armenkov che la convince a partire per la Francia per lavorare come indossatrice nella maison Mascetti. È subito notata dal regista René Chanas e nel 1945 recita come comparsa in “Le Jugement dernier”. Nel 1947 con Gina Lollobrigida, Gianna Maria Canale ed Eleonora Rossi Drago, partecipa al concorso di Miss Italia ma in quell'occasione vince Lucia Bosé. A ricordarsi di lei però è il regista Mario Costa che le propone alcune comparse in pellicole come “Il delitto di Giovanni Episcopo” (1947) di Alberto Lattuada, accanto alla splendida Gina Lollobrigida. Frequentando diversi corsi di recitazione conosce Marcello Mastroianni con cui ha una dolce ma breve storia d’amore che lei stessa col passare degli anni ricorda cosi : “Ci conosciamo da sempre. A Roma da ragazzi abitavamo nello stesso quartiere, innamorati. Io sedici anni, lui ventidue. Marcello non lo ha mai dimenticato, anche perché una volta mentre ci baciavamo su una panchina, sorprese un guardone, lo affrontò, gli tirò un pugno, quello si scansò... e Marcello colpì un tronco d' albero. Così negli anni ogni volta che quel pollice gli ha fatto male si è ricordato di me”. Il 1949 è per lei un anno importantissimo poiché il regista Giuseppe De Santis resta colpito dalla sua bellezza durante i provini per “Riso Amaro” ma inizialmente non la sceglie perché vestita e truccata in maniera stravagante. Durante una piovosa giornata De Santis la incontra completamente struccata, semplice, bellissima e con una rosa in mano che le dona un tocco quasi pittoresco. La invita per un secondo provino che risulta essere decisivo poiché diventa la protagonista del film che la renderà famosa in tutto il mondo. Bella e sfacciata fumatrice, short a vita alta e fazzoletto in testa, si trasforma presto in icona sexy del mondo dello spettacolo. Sul set di questo film fa due importanti conoscenze: Vittorio Gassman che diventa suo grande amico e confidente e Dino De Laurentis che si innamora follemente di lei. In questo periodo Silvana frequenta lo scrittore Italo Calvino ed è sommersa da proposte di lavoro tra cui quella del regista americano Alexander Korda, che però rifiuta. Il 17 Luglio 1949, dopo “Cagliostro” (1949), Dino riesce finalmente a sposarla. Nascono quattro splendidi figli: Veronica che diventa attrice, Raffaella produttrice, Federico e Francesca, entrambi registi. Nonostante le apparenza, trapelano voci sulla sua esasperante freddezza sia nei confronti del marito che dei figli, i quali hanno sempre criticato il suo distacco definendola una “madre fantasma”. Quel matrimonio però le dona una nuova immagina, ossia quella di attrice bella ed estremamente sofisticata. Si susseguono infatti una serie di pellicole come “Il lupo della sila” (1949) di Duilio Coletti; “Il brigante Musolino”(1950) di Mario Camerini; “Anna” (1952) di Alberto Lattuada, dove interpreta una ballerina che si fa suora e lancia il famoso ballo “El Negro Zumbon” (che Nanni Moretti ricorda dopo quarant’anni, inserendo la stessa scena in “Caro Diario”); “Il più comodo spettacolo del mondo” (1953) di Mario Mattoli, in cui lavora accanto al grande Totò; “L’oro di Napoli” (1954) di Vittorio De Sica, grazie al quale vince il nastro d’Argento come Migliore Attrice Protagonista. Nel 1954 interpreta il doppio ruolo di Penelope e Circe in “Ulisse” di Mario Camerini accanto ad Anthony Quinn e Kirk Douglas. Seguono: “La diga sul Pacifico” (1957) del francese René Clément; “Uomini e Lupi” (1957) del suo amico regista De Santis; “La tempesta” (1958) di Alberto Lattuada e “La grande guerra” (1959) di Mario Monicelli affianco ad Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Il suo sogno però è arrivare a Hollywood. Sophia Loren è la prima a tagliare questo grande traguardo. Intanto nel 1960 Federico Fellini la vuole per il suo capolavoro “La dolce vita” al fianco di Mastroianni, ma Dino a causa della sua spasmodica gelosia le fa rifiutare la parte (e un assicurato successo) che va ad Anouk Aimée. Dunque nel 60’ interpreta una donna che lotta contro il nazismo in “Jovanka e le altre” di Martin Ritt, accettando di tagliarsi a zero i capelli e finendo per questo sulle copertine di tutto il mondo. Seguono “Crimen” (1961) di Mario Camerini; “Una vita difficile” (1961) di Dino Risi con Alberto Sordi; “Giudizio universale” (1961) di Vittorio De Sica; “Barabba” (1962) di Richard Fleischer; “Il processo di Verona” (1963) di Carlo Lizzani che le fa guadagnare un David di Donatello e un Nastro D’Argento. La vita matrimoniale non è ricca di successi come la sua carriera anzi, il rapporto col marito peggiora e quello con i figli è pressoché inesistente. Silvana vive in un mondo tutto suo, fatto di angosce, insicurezze e insoddisfazioni nonostante apparentemente possa dimostrare il contrario. Lei stessa diceva di sé: “Non mi piaccio. Se una parrucca di scena è bella, la vedo imbruttita dalla mia faccia, se è bello un costume, lo vedo imbruttito dalla mia figura. Come attrice mi sono improvvisata, recitazione non l'ho mai studiata. Ho sempre provato il timore di essere inadeguata” . Nel 1964 conosce Tinto Brass che non si è ancora cimentato nel genere erotico e gira con lui “La mia signora” (1964) e “Il disco volante” (1964), mentre, diretta da Alessandro Blasetti, “Io, io, io… e gli altri” (1965) in cui finalmente lavora con Mastroianni. Nel 1966 è diretta da Sordi nel satirico “Scusi, lei è favorevole o contrario?” ed è sempre molto apprezzata. Diventa la musa di Pier Paolo Pasolini e Luchino Visconti, conosciuti grazie al marito, con il film episodico “Le streghe” (1967) in cui è diretta dai due registi guadagnandosi un David di Donatello. Si susseguono quindi, per la regia di Pisolini, molto rapidamente e con molto successo “Edipo Re” (1967) in cui recita nel ruolo di Giocasta; “Teorema” (1968) con Massimo Girotti e Terence Stamp; “Il Decameron” (1971) in cui compare per pochi istanti nelle vesti della Madonna. È diretta da Visconti in “Morte a Venezia” (1971) che le vale un Nastro D’Arganto; “Ludwig” (1973); “Gruppo di famiglia in un interno” (1974) in cui con Burt Lancaster ed Helmut Berger sperimenta per la prima volta i toni e gli atteggiamenti di una mediocre donna volgare. Nel 1972 con Sordi, Bette Davis e Joseph Cotten è meravigliosa ne “Lo scopone scientifico”, capolavoro di Luigi Comencini che le regala l’ultimo David di Donatello. Segue qualche anno di pausa e riposo. Il 15 luglio 1981 subisce un fortissimo shock poiché il figlio Federico, durante la realizzazione di un documentario, muore in un incidente aereo in Alaska. Lo stato di depressione in cui Silvana galleggiava già da molto tempo diventa profondissimo e tenta anche il suicidio. Disperata e arrabbiata col mondo intero divorzia da Dino De Laurentis, si ritira a vita privata e poco dopo si ammala di tumore allo stomaco. La figlia Raffaella nel 1984 le chiede, anzi quasi la supplica, di recitare in “Dune” di David Lynch, di cui lei è produttrice. Accetta. Il suo ultimo film è invece “Oci ciornie” (1987) capolavoro di Nikita Mikhalkov, in cui recita per l’ultima volta col suo caro Marcello Mastroianni. Atterrita dalla malattia si riappacifica con Dino per poi spegnersi il 16 Dicembre 1989 a Madrid, stroncata da un lancinante cancro al polmone. Così dunque è scomparsa colei che è stata per ogni donna italiana e straniera un pilastro e un modello di femminilità, provocazione, serietà e raffinatezza; colei che dotata di “un’amara bellezza” ( così la descriveva Pasolini) si è lasciata travolgere e portar via da un’inspiegabile infelicità e da una pungente depressione che l’hanno accompagnata fino all’ultimo triste e malinconico respiro.
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