Sils Maria – Recensione

Sullo sfondo dei suggestivi panorami alpini, un dramma sul tempo che passa e sul sentiero da percorrere per ricordarci chi siamo

(Clouds of Sils Maria) Regia: Olivier Assayas – Cast: Juliette Binoche, Kristen Stewart, Alister Mazzotti, Aljoscha Stadelmann, Angela Winkler, Brady Corbet – Genere: Drammatico, colore, 124 minuti – Produzione: Francia, 2014 – Distribuzione: Good Films – Data di uscita: 6 novembre 2014.

sils-maria“Sils Maria” è uno schiaffo che costringe ad aprire gli occhi sulla realtà. “Sils Maria” è una carezza che fa crogiolare nella pace del Maloja, il passo di montagna rimasto fermo in un passato in cui tutto era perfetto e ci si sentiva immortali.

A cinque anni da “Ore d’estate” (2009), il francese Oliver Assayas torna a dirigere la connazionale Juliette Binoche in una pellicola difficile, ma ben riuscita. Era una sfida, “Sils Maria”, non solo perché vuole mandare un messaggio forte, ma anche perché corre il rischio di addentrarsi nel metacinema.

Juliette Binoche veste dei panni molto simili a quelli che indossa tutti i giorni. In “Sils Maria” interpreta infatti Maria Enders, un’attrice francese sulla quarantina all’apice della sua carriera internazionale. Un talentuoso giovane regista le offre di tornare a recitare nella pièce su un amore lesbo distruttivo che la rese famosa; e lei, nonostante la sua ritrosia e il disprezzo verso il ruolo che dovrebbe interpretare, accetta. Maria non sa come confrontarsi con la realtà dei fatti: non può più essere l’affascinante ventenne Sigrid a cui aveva dato corpo e voce nel suo debutto teatrale, perché ha ormai l’età dell’altra amante, la quarantenne Helene. Il ruolo che fu suo è oggi di una giovanissima attrice amata dalle teenager e costantemente sulle prime pagine delle riviste scandalistiche (Chloë Grace Moretz).

A partorire l’idea del soggetto è stata proprio la stessa Juliette Binoche che ha proposto a Oliver Assayas di scrivere e dirigere “Sils Maria” probabilmente pensando al suo di esordio, “Rendez-vous”, sceneggiato dallo stesso Assayas e che la lanciò nel mondo delle star all’età di 21 anni.

Non stupisce dunque che l’attrice sia incredibilmente in parte. Capelli cortissimi, abbigliamento maschile, Juliette Binoche si sveste di ogni fronzolo per far concentrare il pubblico solo sulla sua performance e sui bellissimi paesaggi scelti per accompagnare il percorso interiore del suo personaggio. Maria, infatti, con la sola compagnia dell’assistente Valentine (Kristen Stewart), si rifugia in un paesino sperduto nel bel mezzo delle Alpi, dove il testo originale era stato scritto. È lì che riflette e si prepara ad interpretare Helene. È lì che Oliver Assayas fa capire allo spettatore quanto il cinema e il teatro siano soggettivi e un ruolo possa avere facce diverse per chi lo osserva a seconda del suo background. E allora chi è Helene? La donna sensibile ma coraggiosa che vede Valentine? O quella debole e fragile che percepisce Maria? Entrambe, forse nessuna delle due.

La verità è che neppure la tranquillità delle Alpi riesce a dare pace a Maria, che proietta sul suo personaggio tutto ciò che allontana se stessa dalla ragazza spensierata che era a vent’anni. E che ora vede riflessa nella giovanissima attrice che interpreterà Sigrid, tutta successo, paparazzi, storie d’amore, alcol e party.

È interessante che in “Sils Maria” Assayas affidi proprio al personaggio di Kristen Stewart (l’ex vampira di “Twilight”, sempre alle prese con la cronaca rosa) le riflessioni sul mondo del gossip e sulle attenzioni di cui sono circondate le star di Hollywood: l’attrice se la cava bene e non scompare accanto alla bravissima Juliette Binoche.

Oliver Assayas guida lo spettatore in punta di piedi davanti ai dubbi e alle incertezze che tutti provano davanti al tempo che passa, portandoci poi di fronte al fatto che è impossibile modificare ciò che è stato, così come lo è tornare indietro. Come l’aria e il vento si fondono per dare vita allo spettacolo mozzafiato del serpente di Maloja, sulle Alpi, così il presente e il passato si mescolano nell’essere umano per dare forma all’ “io” di ognuno di noi.

Corinna Spirito

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