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Sidney Poitier - Biografia

Sidney Poitier: premio Oscar Onorario "per le sue prestazioni straordinarie, per una presenza unica sullo schermo e per aver rappresentato nel mondo intero l'industria cinematografica con dignità, stile e intelligenza"

(Miami, 20 Febbraio 1927)

Sidney Poitier nasce il 20 febbraio del 1927 a Miami, in Florida, quando i genitori, Reginald James e Evelyn Qutten, umili contadini delle Bahamas, si trovano in città per vendere una partita di pomodori.

L’attore cresce nell’arcipelago, precisamente a Cat Island, nella fattoria dei genitori, e a soli tredici anni è costretto a lasciare la scuola per lavorare. A quindici anni raggiunge suo fratello Cyril a Miami e a diciotto anni arriva a New York. Per mantenersi fa i mestieri più umili e per un breve periodo lavora nell’esercito come fisioterapista.

Insoddisfatto, decide di tentare fortuna nel mondo dello spettacolo, partecipando a un provino per l'American Negro Theater, ma non ottiene la parte. Decide così di iscriversi ad una scuola di recitazione per interpreti di colore e nel giro di pochi mesi si trova a calcare i palcoscenici di Broadway nello spettacolo "Lysistrata”. Raggiunto il successo come attore teatrale nel 1950 decide di rinunciare a importanti rappresentazioni per fare il suo debutto cinematografico in "Uomo bianco tu vivrai!" (“No Way Out”) di Joseph L. Mankiewicz. Nella pellicola interpreta un chirurgo nero che si trova a curare due fratelli banditi. Purtroppo riesce a salvare la vita solo ad uno di loro, e si ritrova in balia della follia razzista del superstite. Le critiche sono ottime e fioccano le proposte per altri ruoli da protagonista. Fino ad allora Hollywood ha riservato agli afro-americani parti di secondo piano, Poitier è il primo ad interpretare personaggi intellettualmente e moralmente elevati, punto di riferimento etico della narrazione. Questa non è solo una svolta cinematografica, ma un vero e proprio cambiamento sociale, ottenuto grazie al coraggio di sceneggiatori, registi e produttori, che cuciono addosso a Poitier ruoli anticonformisti in racconti incentrati sui problemi razziali negli Stati Uniti. La sua recitazione scarna ed incisiva lascia il segno in tutte le pellicole, atte a riempire l’ingiusto solco sociale tra bianchi e neri.

Nel 1955 è a fianco di Glenn Ford in “Il seme della violenza” (“Blackboard Jungle”) di Richard Brooks. Nel 1958 con il film vincitore di due premi Oscar "La parete di fango" (“The Defiant Ones”) di Stanley Kramer ottiene la prima nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista e il massimo riconoscimento al Festival di Berlino. Nel 1963 con la commedia sentimentale "I gigli del campo" (“Lilies of the Field”) di Ralph Nelson, arriva il primo meritato Oscar, con la soddisfazione di essere stato il primo attore afro-americano a vincere da protagonista uno dei più importanti riconoscimenti cinematografici mondiali, al quale va aggiunto il premio come Miglior Attore Protagonista del Festival di Berlino. Tra i tanti film di questi anni, che mostrano i lenti progressi che la comunità nera americana riesce a ottenere all'interno della società statunitense, ricordiamo un classico della commedia americana "Indovina chi viene a cena?" (“Guess Who’s Coming to Dinner”) di Stanley Kramer del 1967, dove l’attore recita a fianco di Spencer Tracy e Katharine Hepburn, che per questo ruolo vince l’Oscar. Famosa la battuta del suo personaggio, il dott. J. W. Prentice: “ Tu sei mio padre ed io sono tuo figlio. Ti voglio bene, te ne ho sempre voluto e te ne vorrò sempre. Ma tu ti consideri ancora un uomo di colore, mentre io mi considero un uomo”. Sempre nel 1967 grande successo dell’attore con la pellicola che lo vede vestire i panni dell'ispettore Virgil Tibbs in "La calda notte dell'ispettore Tibbs" (“In the Heat of the Nigth”) di Norman Jewison. Ottimi consensi anche per i due sequel "Omicidio al neon per l'ispettore Tibbs" (“They Call Me MISTER Tibbs!”) di Gordon Douglas del 1970, e "L'organizzazione sfida l'ispettore Tibbs" (“The Organization”) di Don Medford del 1971. Negli ultimi anni cresce in lui il desiderio di dedicarsi alla scrittura, nel 1968 scrive la sua prima sceneggiatura, "Un uomo per Ivy" (“For Love of Ivy”) portata sullo schermo da Daniel Mann, ma è forte anche il richiamo della macchina da presa. Il suo esordio come regista è del 1972 con "Non predicare… spara!" (“Buck and the Preacher”) dove recita insieme al suo amico Harry Belafonte. Agli inizi degli anni ottanta di dedica completamente alla regia, sia per il cinema che per la televisione. Lo troviamo nuovamente davanti alla macchina da presa nel 1988 in due pellicole: "Sulle tracce dell'assassino" (“Shoot to Kill”) di Roger Spottiswoode con Tom Berenger e "Nikita - Spie senza volto" (“Little Nikita”) di Richard Benjamin, col compianto River Phoenix. Nel 1992 interpreta "I Signori della truffa" (“Sneakers”) di Phil Alden Robinson assieme a un folto e qualificato gruppo di attori, tra i quali ricordiamo ancora il giovane Phoenix, Robert Redford e Dan Aykroyd; nel 1997 è nel cast di "The Jackall" di Michael Caton-Jones, a fianco di Bruce Willis e Richard Gere. Lavora assiduamente anche per il piccolo schermo, tra i tanti ruoli ricordiamo l’interpretazione di Nelson Mandela nel film Tv "Mandela and Deklerk" (1997) di Joseph Sargent. Nel 2002 riceve un Oscar Onorario "per le sue prestazioni straordinarie, per una presenza unica sullo schermo e per aver rappresentato nel mondo intero l'industria cinematografica con dignità, stile e intelligenza".Tra i tanti premi, oltre quelli già citati, un BAFTA comeMiglior Attore Straniero nel 1959, due Golden Globes, uno nel 1964 e uno nel 1969, il Cecil B. DeMille Award nel 1982, il Life Achievement Award dell'AFI nel 1992. È stato ambasciatore delle Bahamas in Giappone e dal 1998 fa parte dello staff dirigenziale dellaDisney. Nel 1980 "This Life" ha pubblicato la sua autobiografia. Dalla prima moglie la ballerina Juanita Hardy sposata nel 1950 ha avuto quattro figli, Beverly, Pamela, Sherry e Gina. La coppia ha divorziato nel 1965 e nel 1976 l'attore si è sposato con l'attuale moglie, l'attrice Joanna Shimkus, da cui ha avuto i figli Anika e Sydney Tamiia, quest’ultima ha seguito le orme dei genitori.

Maria Grazia Bosu


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