La maschera di ferro

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  • Titolo originale: The Man in the Iron Mask
  • Regia: Randall Wallace
  • Cast: Leonardo DiCaprio, John Malkovich, Jeremy Irons, Gérard Depardieu, Gabriel Byrne, Anne Parillaud, Judith Godrèche, Edward Atterton, Peter Sarsgaard, Hugh Laurie, David Lowe, Brigitte Boucher, Matthew Jocelyn, Karine Belly, Emmanuel Gutierrez, Leonor Varela
  • Genere: Avventura, colore
  • Durata: 128 minuti
  • Produzione: USA, Gran Bretagna, 1999
  • Distribuzione: UIP
  • Data di uscita: 13 marzo 1998

La maschera di ferroSono passati molti anni da quando D’Artagnan ha incontrato i tre moschettieri e adesso il prode spadaccino si ritrova capitano della guardia reale, mentre i suoi amici hanno abbandonato le armi per godersi con tranquillità gli ultimi anni della loro vita. Aramis porta un giorno scompiglio nelle loro placide – e monotone – vite, chiedendo il loro aiuto per liberare un misterioso prigioniero dalla bastiglia; l’uomo è lì da molti anni e gli è stata posta sulla testa una maschera di ferro sigillata che impedisce a chiunque di vedere il suo volto. I moschettieri tornano così in azione, con il piano più audace di sempre.

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La maschera di ferro: i tre moschettieri tra spessore e comicità

Gli adattamenti dei romanzi di Dumas a Hollywood di solito sono film tutti muscolari e pieni di senso dell’umorismo; i due film di Richard Lester sui Tre Moschettieri che si vedono spesso in TV sono forse l’esempio più tipico dell’approccio irriverente al testo letterario, mentre “La maschera di ferro” ha avuto il suo più famoso adattamento nel 1929, con Douglas Fairbanks nel ruolo del titolo, ma è sicuramente più memorabile una versione low budget del 1977 interpretata da Richard Chamberlain.

Il film di Randall Wallace, già sceneggiatore dello storico “Braveheart”, si muove lungo questa tradizione con grande sfoggio di umorismo e doppi sensi, cercando di proporre i personaggi in un modo accettabile per il pubblico attuale, specialmente quello americano. In questo modo però il tono rimane un po’ incerto fra una parodia decisa del materiale iniziale o l’intenzione di fare un serio film d’avventura.

Fortunatamente a sostenere il film intervengono gli attori, un cast stellare che comprende DiCaprio nel doppio ruolo di Luigi XIV e del fratello gemello Filippo, Jeremy Irons, Gerard Depardieu, John Malkovich e Gabriel Byrne nel ruolo dei moschettieri. Nel rifacimento di Wallace ben poco è rimasto della trama di Dumas: Luigi XIV, re debole e debosciato, si innamora della bella Christine, arrivando a mandare verso morte certa il suo fidanzato Raoul. Il padre di Raoul, l’ex-moschettiere Athos (Malkovich) giura vendetta, ma non è l’unico a odiare il Re Sole. I Gesuiti infatti vorrebbero sollevare una ribellione popolare contro il re. Luigi ordina a un altro ex-moschettiere, Aramis (Jeremy Irons) di rintracciare e uccidere il capo dei Gesuiti in Francia. A questo punto ad Aramis non resta che riunire gli ex-commilitoni per rivelare loro un segreto: il capo dei Gesuiti che dovrebbe essere ucciso è in realtà lui stesso.

L’unico modo per salvarsi è sostituire il re con il suo gemello identico, Filippo, rinchiuso da anni in prigione e obbligato a portare una maschera di ferro per nascondere la sua somiglianza col re. L’unico dei quattro che decide di rimanere fedele a Luigi è proprio D’Artagnan (Byrne), ormai diventato capitano delle guardie reali. Fra alterne vicende i tre riescono a portare a termine il loro piano e saranno aiutati dal loro amico D’Artagnan nella lotta finale, riuscendo a eliminare il cattivo re e a rimpiazzarlo con uno migliore. Nonostante i tanti colpi di scena costruiti dal film, o forse proprio per la loro abbondanza, la storia corre spesso il rischio di afflosciarsi per mancanza di tensione narrativa.

Tuttavia, come abbiamo detto, il cast internazionale fa un ottimo lavoro nel tenere insieme la trama e nel movimentare le scene e i dialoghi. DiCaprio si diverte forse di più nel costruire il personaggio del re crudele e libertino, piuttosto che quello un po’attonito e mite del fratello gemello. I quattro moschettieri, Irons, Malkovich, Depardieu e Byrne formano un gruppo disparato, sia per recitazione attoriale che per nazionalità, ma si consegnano generosamente ai ruoli assegnati, aggiungendo un minimo di malinconia per il tempo che passa. Scenografie, costumi e location, tutte originali francesi, sono particolarmente gradevoli e costituiscono certamente un altro dei punti forti del film.

Fabio Benincasa

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